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La rubrica del Quotidiano… l’Altra Posta: le vostre domande, le nostre risposte… il tema di oggi: Giovane donna felice e adottata, voglio scoprire di più sulle mie origini


LE VOSTRE DOMANDE ALL’ALTRA POSTA: Giovane donna felice e adottata, voglio scoprire di più sulle mie origini

Cara Altravoce, ho ventisette anni e vi scrivo con il cuore in gola, come se pronunciare queste parole ad alta voce potesse far crollare qualcosa di prezioso. Da quando ho memoria, so di essere stata adottata. I miei genitori non me l’hanno mai nascosto: me lo hanno raccontato come una favola bellissima, quella di una bambina desiderata così tanto da attraversare mezzo mondo per incontrarla. E io li amo profondamente, questo deve essere chiaro. Mia madre, con i suoi occhi azzurri che non assomigliano ai miei, è la donna più forte che conosco.

Mio padre mi ha insegnato ad andare in bicicletta, mi ha accompagnato al primo giorno di scuola, ha asciugato ogni lacrima. Sono loro, la mia famiglia. Eppure, da qualche tempo, sento crescere dentro di me una domanda che non riesco più a silenziare: chi sono io, davvero? Guardo le mie mani e mi chiedo se qualcuno, da qualche parte, ha le stesse dita affusolate. Quando rido forte, penso se mia madre biologica ridesse così. Non è nostalgia per qualcuno che non ho mai conosciuto, è qualcosa di più viscerale: è il bisogno di completare i pezzi mancanti del puzzle che sono io. Voglio sapere perché amo il mare in modo ossessivo, perché detesto il freddo. Voglio vedere un volto che assomiglia al mio.

Come posso dire ai miei genitori che voglio cercare le mie origini senza farli sentire inadeguati? Come posso spiegare che il mio desiderio di sapere non cancella nemmeno un grammo dell’amore che provo per loro? Ho paura che mia madre pensi di non essere stata abbastanza, che mio padre si senta tradito. Ho paura di ferirli proprio quando loro mi hanno salvato. Come si fa a bilanciare due amori così diversi? L’amore per chi ti ha cresciuto e l’amore per la verità su te stesso?

La vostra radice in due


LA NOSTRA RISPOSTA

Negli scorsi giorni leggevo di Madonna e di uno dei figli, adottato con l’ex marito Guy Ritchie in Malawi, David Banda e del rapporto speciale che hanno. David è il figlio con cui ha il legame più forte. In un’intervista a British Vogue, ha detto parole che hanno fatto discutere moltissimo: «È quello con cui ho più in comune. Mi sento come se mi capisse davvero, ha più del mio DNA degli altri miei figli finora». Sono parole molto forti per una madre che ha sei figli, ma Madonna è sempre stata sincera fino all’eccesso.

Mi è servito a capire una cosa, che i legami prescindono dal sangue, dal Dna, da tutto. L’amore non è una torta che si divide. Non è che se ne dai un pezzo a qualcuno, ne resta meno per gli altri. L’amore si moltiplica, si espande, crea spazio. Cercare le tue origini biologiche non sottrae nulla all’amore che provi per i tuoi genitori adottivi. Loro ti hanno cresciuto, ti hanno formato, sono la tua famiglia nel senso più profondo e quotidiano del termine.

Ma tu hai anche il diritto di conoscere la tua storia completa, le tue radici genetiche, il volto da cui proviene il tuo. Capire chi sei, è, a mio avviso, il diritto più sacrosanto che ogni persona abbia. Sii diretta, onesta, vulnerabile. Piangi se ne hai bisogno. Lascia che vedano quanto ti costa questa conversazione proprio perché tieni a loro. E poi ascolta. Ascolta le loro paure, rassicurali, ripeti quanto ti serve che questo non cambia il vostro rapporto. Potrebbero aver bisogno di tempo per elaborare, e va bene così.

Ho diverse amiche che hanno adottato bimbi e bimbe, molte da lontano, e tutte si pongono il problema di come dirlo, come affrontarlo, come non restare feriti davanti alla richiesta di sapere. A volte penso che l’adozione sia come avere due radici: una che ti nutre ogni giorno e una che vive sottoterra, invisibile ma presente. Per cambiare prospettiva, vederla dal lato di chi abbandona, ti consiglio di leggere “Il figlio segreto” di Edith Bruck che racconta il dolore della separazione e della ricerca. La storia ruota attorno a Nora, una donna che ha vissuto tutta la vita con un segreto sepolto nel cuore: un figlio dato alla luce in gioventù e poi allontanato da lei, un bambino che non ha potuto crescere, amare, conoscere.

Quando, dopo decenni di silenzio, quel figlio riappare cercando risposte, Nora si trova costretta a fare i conti con il passato, con le scelte forzate, con il dolore di una separazione che ha segnato indelebilmente la sua esistenza. È una lettura che trovo necessaria per chiunque si interroghi sul significato profondo dei legami familiari, sulla differenza tra famiglia biologica e famiglia affettiva, sul diritto di conoscere le proprie origini. È un libro che non offre consolazioni ma che, proprio per questo, aiuta a comprendere la complessità delle emozioni che attraversano chi vive l’esperienza dell’adozione, della separazione, della ricerca delle radici.



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