INDICE DEI CONTENUTI
La rubrica del Quotidiano… l’Altra Posta: le vostre domande, le nostre risposte… il tema di oggi: Dopo diciassette anni il mio gatto
non c’è più e io non mi do pace
LE VOSTRE DOMANDE ALL’ALTRA POSTA: Dopo diciassette anni il mio gatto non c’è più e io non mi do pace
Cara Altravoce, sono una vostra affezionata lettrice, non più giovanissima, che trova molto ristoro nella lettura di queste pagine a cui mai avrei pensato di scrivere. Eppure. Ho una vita serena, un marito che mi vuole bene, nipoti che adoro, qualche interesse (il burraco con le amiche al sabato pomeriggio), una sorella con cui ancora condivido piccoli segreti e pettegolezzi. Ma ho il cuore pesante e so anche da quando. Dal 28 dicembre, quando il mio piccolo Tobia si è spento, serenamente amo pensare. Tobia era il mio gatto, era con me da diciassette anni.
So che esistono tragedie ben più grandi nel mondo, lo so bene. Eppure mi trovo qui a piangere come una bambina e non so più come fare a rialzarmi da questo dolore. L’ho trovato in un pomeriggio di pioggia, una giornata come queste, minuscolo e affamato, dietro i cassonetti del supermercato. Aveva gli occhi pieni di paura e io, che da poco avevo perso la mia adorata mamma, sentii che avevamo bisogno l’uno dell’altra. E infatti è stato così. Le amiche mi dicono “era solo un gatto”, con tenerezza ma anche con una punta di incomprensione. Come posso spiegare loro che Tobia non era “solo” niente? Era la mia famiglia, il mio ancoraggio, il filo che mi legava alla quotidianità.
La casa è troppo silenziosa adesso. Non c’è più il rumore della sua ciotola, né il suo miagolio quando apro il frigorifero. Il suo cuscino preferito è ancora lì, sul davanzale. Non riesco a toglierlo. Ogni tanto mi sorprendo a chiamarlo, a girarmi aspettandomi di vederlo. Ho paura di dimenticarlo. Vi scrivo perché non so se quello che provo è normale o se sto esagerando. Ho bisogno di sapere che questo dolore ha dignità, che è lecito piangere per chi abbiamo amato, anche se aveva quattro zampe e un cuore peloso. Grazie per queste pagine. Scrivere mi ha già fatto sentire un po’ meno sola.
Una donna triste
LA NOSTRA RISPOSTA
Mi si stringe il cuore per te. Non sono una amante dei gatti, ma dei cani sì, così tanto che dopo aver perso l’ultimo, il mio adorato Icebaby, un boxer dal pelo fulvo chiaro, color miele, dolce come era lui, pieno di amore e gioia, ho scelto di non averne più. Ce l’ho negli occhi quanto ho pianto. Lo sento nelle vene quanto ho sofferto. Te lo dico con estrema chiarezza, senza infingimenti di sorta, quello che senti è un lutto vero, pieno, legittimo. Non è esagerato, non è ridicolo, non è “solo un gatto”.
Tobia è stato la tua famiglia, il tuo ritmo quotidiano, la tua certezza. E quando qualcuno che ami così profondamente se ne va, il mondo si spezza un po’. Datti il permesso di soffrire senza vergogna. Non avere fretta di “superare” questo dolore. Il dolore è l’altra faccia dell’amore, e tu hai amato Tobia immensamente. Lascia che questo dolore ti attraversi, giorno per giorno, senza giudicarlo. Quando sarà il momento giusto, e solo tu lo saprai, forse un altro gatto entrerà nella tua vita. Non sarà un tradimento. Tobia ti ha insegnato ad amare in quel modo specifico, profondo, e quell’amore non muore con lui.
Siccome sono una che legge, o meglio leggeva, è un periodo di stanca, ricordo che nei giorni della perdita di Icebaby stavo leggendo “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery, dove un gatto di nome Leon attraversa le pagine come una presenza filosofica e consolatoria. No, non è un libro sugli animali o sul lutto, ma è pieno di una certa tenerezza quotidiana che riconoscerai, quella degli sguardi silenziosi e delle presenze che non hanno bisogno di parole. Il gatto di Renée, la protagonista, non è un semplice animale di compagnia, ma è la chiave di volta dell’intero romanzo. Renée passa la vita a nascondere la sua vasta cultura dietro lo stereotipo della portinaia ignorante (televisione accesa, cibi grassi, modi bruschi).
Tuttavia, il nome del suo gatto è l’unico indizio che lascia incustodito, una piccola crepa nella sua armatura. Léon non si chiama così per caso. Il nome è un omaggio a Lev (Leo) Tolstoj. Sarà proprio questo nome a tradirla, o a salvarla. Quando nel palazzo arriva Kakuro Ozu, un ricco giapponese colto e gentile, è lui l’unico a cogliere il riferimento. Kakuro capisce che una portinaia che chiama il gatto come l’autore di Guerra e Pace non può essere chi dice di essere.
Léon diventa così il ponte silenzioso tra due anime affini che si riconoscono in un mondo che si ferma alle apparenze. Attraverso il gatto, il libro ci insegna che l’eleganza vera non è quella ostentata, ma quella che si rifugia nei dettagli privati, pronta a essere scoperta solo da chi ha occhi per vederla. Nel frattempo, piangilo. Parla di lui. Tieni il suo cuscino sul davanzale. E quando qualcuno ti dice “era solo un gatto”, sorridi con compassione per la loro incapacità di capire, perché loro non hanno mai conosciuto quanta felicità, che non chiede niente in cambio regala essere amati da un animale.
LA POSTA DELL’ESTATE
Sull’isola di Awashima, nel Mare Interno di Seto, in Giappone esiste un ufficio postale che accoglie la corrispondenza destinata a chi un indirizzo non lo possiede. Si chiama hyoryu yubinkyoku, l’Ufficio postale alla deriva. È un’installazione artistica che accoglie lettere indirizzate a destinatari sconosciuti o impossibili da raggiungere, come persone defunte o amori impossibili.
Originariamente creato come parte della Triennale d’Arte di Setouchi nel 2013, è diventato un luogo speciale dove le persone possono esprimere emozioni e sentimenti attraverso la scrittura, senza aspettarsi una risposta. È stato creato dall’artista Saya Kubota come parte della Triennale d’Arte di Setouchi del 2013, ma ha continuato a vivere grazie alla passione di Nakata Katsuhisa, che lo gestisce. È un luogo pieno di speranza, dove le persone possono trovare conforto nel condividere le proprie emozioni attraverso la scrittura.
Ecco noi vorremmo diventare, nel battito di ciglia tra l’estate e la sua fine, il vostro ufficio postale, con un indirizzo estate@quotidianodelsud.it. Chiedeteci, scriveteci, pensateci, stupiteci. Vi risponderemo. O almeno ci proveremo.
CLICCA E SCOPRI TUTTE LE LETTERE DELL’ALTRA POSTA
COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA