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La rubrica del Quotidiano… l’Altra Posta: le vostre domande, le nostre risposte… il tema di oggi: Il mio cuore batte forte per lei, ma anche io sono una “lei”


LE VOSTRE DOMANDE ALL’ALTRA POSTA: Il mio cuore batte forte per lei, ma anche io sono una “lei”

Cara Altravoce, vi scrivo perché ho bisogno di un consiglio, o forse solo di qualcuno che mi ascolti senza giudicarmi. E siccome in queste pagine parlate vita vera ho pensato: perché non raccontarvi la mia storia? Ecco la notizia: ho scoperto che mi piacciono le donne. E non nel senso “apprezzo la bellezza femminile” o “che bella amica”, ma proprio nel senso più romantico, farfalle nello stomaco, voglia di baciarle sotto la pioggia come nei film. Sorpresa! Anche per me.
È successo così, senza preavviso. Frequento l’università, dovrei preoccuparmi degli esami e invece mi ritrovo a fissare come un’idiota la ragazza che siede due file davanti a me. Lei si gira, sorride, e io dimentico letteralmente come si respira. È come se improvvisamente il mondo avesse più colori, sai?

Sono una studentessa universitaria di ventun anni. Studio lettere, in una città molto lontana dal mio paese di origine, e fino a qualche mese fa pensavo di avere tutto abbastanza chiaro. Poi è arrivata lei. La prima volta che l’ho vista indossava un blazer oversize color cammello e degli anfibi che le davano un’aria tra Virginia Woolf e una rockstar indie. Mi sono detta: «Che stile incredibile» e mi sono resa conto che non stavo ammirando solo il suo guardaroba. Finalmente capisco perché la gente scrive poesie d’amore imbarazzanti. Poi c’è l’altra faccia della medaglia, quella che mi tiene sveglia la notte. Come lo dico ai miei? Mia madre che già mi chiede quando le porto a casa “un bravo ragazzo”, mio padre con le sue battute da bar sport… Li amo, ma ho una paura folle della loro reazione.

E gli amici? Alcuni sono aperti, altri… beh, diciamo che non hanno mai nascosto certe opinioni. Mi sento divisa tra l’euforia di questa scoperta e il terrore di deludere tutti. Dovrei essere felice e basta, ma è complicato quando cresci con certe aspettative addosso. Quindi eccomi qui, innamorata e terrorizzata in egual misura, che ti chiedo: come si fa? Come si trova il coraggio di essere autentici quando hai paura di perdere le persone che ami? Da dove si comincia? Qualsiasi consiglio, riflessione, o anche solo un “capisco” sarebbe prezioso in questo momento.

La vostra confusa e felice


LA NOSTRA RISPOSTA

“I have a dream”. Ho un sogno, un mondo in cui non serva più fare coming out, confessare di essere gay, lescbica, bisessuale, pansessuale, assessuale. Sogno un mondo in cui la sessualità del prossimo è un fatto suo che non deve interessare nessuno se non lui/lei e il partner. Un mondo in cui tutto è “normale”. Non solo quello che noi altri abbiamo deciso essere “normale”. E cioè, eterosessuale. Un mondo in cui non ci sarà nessun bambino che si uccide perché indossa pantaloni rosa, ragazzi massacrati di botte perché si tengono per mano, famiglie che ti sbattono in faccia la porta del loro cuore.

Utopia, il mondo che sogno e per il quale però mi impegno giorno dopo giorno. Ama chi ti pare, è il mio motto, il mio mantra. Il mio stile di vita. Amare è il privilegio più grande che abbiamo come esseri umani. Non importa chi ami, importa come ami: con tutto il cuore, con autenticità, con quella stupendevole vulnerabilità che ti rende viva. L’amore non ha genere, non ha regole preimpostate da altri. Ha solo la verità del tuo cuore, e quella verità merita di essere onorata.
Il coraggio, te lo dico subito, non arriva tutto insieme.

Come un fulmine. Si costruisce passo dopo passo. Comincia dall’accettare te stessa, dal guardarti allo specchio e dire: «Va bene così. Io sono perfetta così». Perché lo sei. Per quanto riguarda famiglia e amici, non c’è una formula magica. Ognuno ha i suoi tempi. Quello che posso dirti è scegli il momento giusto per te, non per loro. Quando ti sentirai forte, quando avrai costruito abbastanza amore per te stessa da non dipendere completamente dalla loro approvazione. Alcuni ti sorprenderanno in positivo, altri avranno bisogno di tempo.

Ci sarà chi non lo farà mai. Un ultimo consiglio: cerca spazi sicuri. Gruppi universitari LGBTQ+, associazioni, forum online. Avere una comunità che ti capisce è fondamentale. Non devi fare tutto da sola. Seguimi su Instagram se ti va, sono MichiamoMita e affronto molti temi legati al mondo queer, con leggerezza, il mondo più onesto che conosco. Ah sono una fujoshi.
Dalla mia libreria ed è apparso “Fingersmith” di Sarah Waters, da cui hanno tratto un film, “The Handmaiden” per la regia di Park Chan-wook. Lo so, è coreano.

Il libro è ambientato a Londra nel 1860, segue Sue Trinder, una giovane orfana cresciuta tra ladri e ricettatori, e Maud Lilly, una ricca ereditiera che vive reclusa in una cupa villa di campagna. Le loro vite si intrecciano a causa di una truffa orchestrata dal carismatico “Gentleman”, ma nulla è come sembra. “Fingersmith” funziona perché rifiuta il modello consolatorio: non c’è purezza, non c’è safe space, ma un sentimento che si sviluppa dentro le stesse strutture oppressive (classe, patriarcato, istituzioni totali) che vorrebbe scardinare. Waters usa gli strumenti del romanzo vittoriano per costruire una love story tra donne che è insieme dolcissima nei momenti di intimità e brutalmente consapevole del prezzo da pagare per rivendicarla.



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