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La rubrica del Quotidiano… l’Altra Posta: le vostre domande, le nostre risposte… il tema di oggi: Mio figlio di 16 anni vuole lasciare la scuola
LE VOSTRE DOMANDE ALL’ALTRA POSTA: Mio figlio di 16 anni vuole lasciare la scuola
Cara Altravoce, mio figlio vuole lasciare la scuola. Ce lo ha detto così, in una afosa domenica di giugno, a pranzo a lezioni finite, pagella uscita, promosso e con buoni voti. «Non voglio più andare a scuola». Mio marito quasi si strozzava, a me veniva da ridere. Per isteria credo. Perché il tono era deciso, serio, convinto. Mio figlio è sempre molto di impatto quando dice le cose. Grave ecco, questo è il tono che usa. Dice di volersi prendere un anno sabbatico (che poi dove lo avrà sentito), che vuole viaggiare, una cosa del tipo “se non ora quando”.
«Hai 16 anni, hai la vita davanti», ho obiettato e lui serafico mi ha detto che quella vita vuole viversela adesso. Non in un fantomatico poi. È stato un anno complesso, con mio marito ne siamo stati consapevoli a tratti, niente di eclatante, ma piccoli segnali, crepe, briciole sul pavimento, che ci siamo affrettati a nascondere sotto al tappeto, per paura probabilmente. Ha iniziato dicendo che voleva lavorare. E così è stato, cameriere in una pizzeria di un conoscente e poi aiuto in un negozio di informatica. Ha racimolato un piccolo gruzzoletto, aiutato anche dalla nonna paterna e dalle zie che lo adorano, e con quelli vuole viaggiare, «senza pesare sulla famiglia».
Ha 16 anni, fa il quarto superiore in un una scuola tecnica. Un solo anno al diploma e poi avrebbe davvero il tempo per viaggiare in attesa di decidere del suo futuro. Perché ora? Non lo capiamo, non ce lo dice. «Sono stanco di perdere tempo in una classe asfittica – ha davvero detto “asfittica” – con insegnanti a cui di noi o di quello che insegnano non interessa nulla». E io, onestamente, non so come dargli torto. Ma il diploma, il famigerato diploma è dietro l’angolo, non riesco a immaginare una via che non lo contempli.
Stiamo cercando soluzioni, cambiare scuola, cambiare indirizzo di studi, per l’intanto viaggiare questa estate, dove vuole lui, Londra, Parigi. L’America. Non so cosa ci aspetta a settembre e non capisco neanche bene dove abbiamo sbagliato, quanto lo abbiamo lasciato solo, quali sono i fantasmi che agitano la sua mente e lo lasciano stremato e impaurito. Bullismo a scuola? Problemi con qualche insegnante? Non abbiamo avuto avvisaglie o sentore di nulla. Abbiamo solo fatto finta di non vedere?
Una madre in ambasce
LA NOSTRA RISPOSTA
Lo scorso anno mio nipote, l’amorino di zia sua, è stato rimandato in due materie, mio fratello che li per lì non l’ha presa benissimo ha iniziato a dire che se lo bocciavano poteva scordarsi tutto e mettersi alla ricerca di un lavoro, le famose braccia rubate all’agricoltura. Cose che si dicono nell’ansia di sapere cosa succederà e per la paura del tempo perso nel ripetere un anno. Paura per il suo futuro, del ritardo che si accumula. Paura nostra, solo nostra. Pensa quanta pressione e aspettative carichiamo su queste creature. Ha passato l’estate studiando e quest’anno è stato promosso con ottimi voti.
Lezioni che si apprendono probabilmente. A 16 anni «voglio lasciare la scuola» raramente significa «ho un progetto di vita alternativo», spesso vuol dire «sto male, e la scuola è il posto dove il malessere si vede di più». Il viaggiare, in questa storia, è un dettaglio quasi commovente, è la prima professione concreta che gli è venuta in mente, quella che probabilmente gli è sembrata più attuabile. Non è il suo sogno, è la sua via di fuga. Mi chiedi se e dove avete sbagliato, forse in tutto, probabilmente in niente. I ragazzi quando vogliono sono chiusi come ostriche. Non si aprono, non si scalfiscono.
Credo che tuo figlio ora abbia bisogno di due genitori che lo guardino e gli chiedano, sul serio, cosa sta succedendo. Non «perché vuoi lasciare la scuola», che è una domanda di superficie, ma «come stai dormendo, come stanno andando gli amici, c’è qualcuno o qualcosa che ti sta facendo stare male». Spesso dietro un crollo improvviso c’è un dolore preciso: una ragazza, un bullismo silenzioso, un professore che lo ha umiliato, ansia, depressione.
Non gli concedete di lasciare adesso, ma non glielo negate per principio. L’idea di viaggiare l’estate potrebbe essere perfetta, un patto per settembre, due mesi in cui fai quello che ti eri proposto, poi insieme si valuta.
Nel frattempo, mi permetto in punta di piedi, una consulenza con uno psicologo dell’età evolutiva non sarebbe una resa, ma un’assicurazione. Il vostro obiettivo non è salvare il diploma: è non perdere il ragazzo. Se salvate lui, il diploma viene da sé. Se perdete lui, il diploma non basterà a riprenderlo. Due veloci consigli di lettura, “L’arte di sbagliare alla grande” di Enrico Galiano, è scritto da un professore che conosce da vicino il mondo dei ragazzi. Il libro spiega come l’errore e il fallimento (anche scolastico) non siano la fine di tutto, ma passaggi fondamentali per capire chi si è davvero.
E un classico, “Diario di scuola” di Daniel Pennac. Pennac racconta la sua esperienza personale di ex “somaro” diventato poi insegnante e scrittore di successo. È un libro fondamentale per dare speranza: dimostra che un momento di crisi scolastica non definisce il futuro o il valore di un ragazzo.
LA POSTA DELL’ESTATE
Sull’isola di Awashima, nel Mare Interno di Seto, in Giappone esiste un ufficio postale che accoglie la corrispondenza destinata a chi un indirizzo non lo possiede. Si chiama hyoryu yubinkyoku, l’Ufficio postale alla deriva. È un’installazione artistica che accoglie lettere indirizzate a destinatari sconosciuti o impossibili da raggiungere, come persone defunte o amori impossibili.
Originariamente creato come parte della Triennale d’Arte di Setouchi nel 2013, è diventato un luogo speciale dove le persone possono esprimere emozioni e sentimenti attraverso la scrittura, senza aspettarsi una risposta. È stato creato dall’artista Saya Kubota come parte della Triennale d’Arte di Setouchi del 2013, ma ha continuato a vivere grazie alla passione di Nakata Katsuhisa, che lo gestisce. È un luogo pieno di speranza, dove le persone possono trovare conforto nel condividere le proprie emozioni attraverso la scrittura.
Ecco noi vorremmo diventare, nel battito di ciglia tra l’estate e la sua fine, il vostro ufficio postale, con un indirizzo estate@quotidianodelsud.it. Chiedeteci, scriveteci, pensateci, stupiteci. Vi risponderemo. O almeno ci proveremo.
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