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Macron e Merkel

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Macron e Merkel ci fanno capire quanto imperdonabili siano le colpe di chi ha guidato fino a oggi la politica economica italiana e ha lesinato gli euro per paura di non avere coperture e si è inventato una cassa speciale per le multinazionali.
Il ministro Gualtieri e i vertici di Sace e Cdp vanno convocati in Parlamento per fornire l’elenco delle imprese finanziate con i soldi nostri e i relativi contratti

L’Italia non è più in mano all’Italia, è in mano all’Europa. Per fortuna. Perché conservarla nelle mani degli italiani della “Amicocrazia” dei Gualtieri e dei suoi fidati collaboratori è di sicuro molto peggio della “Partitocrazia” della Prima Repubblica. Perché questa volta nelle loro mani rischiamo non solo di tornare a essere lo Stato da vendere, come nel novembre del 2011, ma di diventare lo Stato (s)venduto a prezzi di saldo. Hanno lottizzato come mai era avvenuto nella storia della Repubblica arrivando a nominare un Consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi (LEGGI) fatto di trombati della politica e di amichetti più o meno accademici che non hanno passato nemmeno un secondo della loro vita in un board di un’azienda di credito. Avrebbero dovuto pretendere che restassero al loro posto tutti quelli che li hanno preceduti e si erano impegnati al massimo.

Si sono inventati un decreto liquidità che si è rivelato subito un decreto “illiquidità” e che come lo abbiamo ribattezzato dal primo giorno in assoluta solitudine è un salva-banche non un salva-imprese. Hanno messo in campo i damerini della Sace e i padroncini di Stato di Invitalia e di Cdp perché non arrivasse un euro uno di liquidità ai piccoli imprenditori del Nord e del Sud del Paese perché dovevano spacciare garanzie pubbliche malaticce per soldi veri e evitare di tirare fuori cassa perché “se no non sappiamo come fare dal mese prossimo a pagare gli stipendi pubblici”.

Questa è la verità. Hai voglia di ricordare al professore Gualtieri e al suo direttore Rivera che siamo di fronte alla Grande Depressione Mondiale e che hanno il dovere di spendere subito e bene e di farlo a debito per proteggere l’economia reale italiana nel complesso e il suo Mezzogiorno colpevolmente abbandonato in particolare. Soprattutto, perché tutti questi extra-debiti da Covid sarebbero stati azzerati con contributi a fondo perduto europei. Niente, loro non ci sentono.

I grandi investitori internazionali vogliono vedere come proteggiamo la nostra economia, se siamo o meno capaci di fare quello che stanno facendo tutti e, cioè, di trasferire aiuti compensativi alle imprese del turismo, dell’artigianato, della agricoltura, dei servizi e della piccola e media manifattura, che sono la spina dorsale sana del Paese, se incentiviamo i consumi e se abbiamo un disegno di politica industriale che parte dall’unificazione infrastrutturale del Paese. Noi abbiamo risposto inventando la Zecca delle complicazioni, fabbricando marchette e aprendo una cassa speciale per le multinazionali di diritto olandese, oppure giapponesi, americane, svizzere, vecchi e nuovi prenditori Made in Italy.

Adesso Macron e la Merkel hanno “bruciato” il giochetto di Gualtieri e dei suoi Complicatori di professione. Hanno detto l’Europa deve dare subito 500 miliardi a fondo perduto, 100 dei quali all’Italia, e fanno capire quanto imperdonabili siano le colpe di chi ha guidato fino a oggi la politica economica italiana e ha lesinato gli euro per paura di non avere coperture e per lo strapotere di una macchina amministrativa inadeguata sul piano culturale e dell’efficienza. Dilettanti incapaci di sicuro. Non so se in malafede. Di certo, però, sono stati loro a affidare a un signore che si chiama Latini, l’amministratore delegato della Sace strapazzato a dovere dalla presidente della commissione di indagine sulle banche Ruocco, l’apertura di uno specialissimo ufficio GMS – l’acronimo sta per Grandi Marchette Speciali – che a botte di miliardi assicurati dalla garanzia dello Stato consente a multinazionali di ogni tipo (non solo Fca/Psa) e a medie imprese superindebitate di sistemare i conti loro e delle loro banche che le hanno improvvidamente finanziate fuori da ogni regola.

Poiché la politica – vero ministro Gualtieri? – non ha ostinatamente voluto togliere nemmeno in tempi di Coronavirus il vincolo della segnalazione alla centrale rischi che esclude dal credito la quasi totalità delle piccole imprese del Sud e moltissime del Nord e vuole invece coprire con la garanzia di tutti noi gli interessi di chi può aprire falle spaventose nel bilancio pubblico italiano, allora il Tesoro e i vertici di Sace e Cdp vanno convocati ad horas in Parlamento e devono fornire l’elenco completo delle imprese finanziate con i soldi nostri da chi fa di professione l’assicuratore dell’export e che non è riuscito qualche giorno fa in Parlamento neppure a pronunciare il nome di una sola banca coinvolta in una sola operazione. Un’omertà e una impreparazione che hanno lasciato di stucco i componenti della commissione di inchiesta sulle banche. Un vulnus da sanare con carte alla mano, nomi, pratiche, quadro industriale e finanziario ante-coronavirus, condizioni accordate e perché. Nulla può più essere sottaciuto.

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