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Roma, 2 set. (askanews) – Il governo deve affrontare in modo strutturale la crisi energetica. Servono quindi interventi selettivi per aiutare le fasce più deboli e chi utilizza il gasolio per professione a fronteggiare il caro-gasolio; un tavolo di confronto tra vettori e committenze per sensibilizzare quest’ultime a farsi carico per loro parte degli aumenti registratii; la tassazione degli extra-profitti per le aziende energetiche che si stanno arricchendo grazie alla crisi. È quanto chiede Assotir, sottolineando che gli interventi messi in campo finora dal governo hanno consentito solamente di tamponare l’emergenza.
“A marzo, un litro di gasolio costava 1,670 euro, a fine agosto, 2,130 euro – osserva il segretario generale di Assotir, Claudio Donati. – Sono 46 centesimi in più e, se togliamo 14 centesimi di sconto attuali, siamo ad un aumento di 60 centesimi al litro di gasolio: quasi il 40% in più rispetto a sei mesi fa e un prezzo al litro di quasi 2,3 euro. È evidente che non si potrà andare ancora avanti così e che il Governo, come ha dichiarato, dovrà affrontare la questione per quella che è: una crisi energetica strutturale. Anche perché se non lo fa, a questi ritmi, alla fine dell’anno lo Stato si sarà fatto carico di un onere non lontano dai 10 miliardi di euro”.
Ma oltre agli oneri per lo Stato, occorre considerare anche le ripercussioni sull’economia, anche se si sono innescate delle dinamiche opache. Per quanto riguarda l’Autotrasporto, il caro-energia avrebbe dovuto determinare un aumento delle tariffe di trasporto che poi si sarebbe dovuto ripercuotere sui prezzi dei beni al consumo: “Teoricamente, le prime sarebbero dovute aumentare di circa il 15%, e i secondi dello 0,75%. In realtà non si è verificata né la prima ipotesi, né la seconda” osserva ancora il segretario generale di Assotir. “Nella maggior parte dei casi le tariffe di trasporto non sono state riviste, e anche quando i trasportatori hanno ottenuto un adeguamento, questo ha coperto in minima parte gli aumenti. I prezzi medi al consumo invece sono aumentati non dello zero-virgola-qualcosa, ma di importi consistenti, anche a due cifre. Per non dire degli ‘stop and go’ del prezzo del gasolio, tanto rapidi a salire quanto resistenti a scendere”.
Sotto questo profilo, Assotir ribadisce che per fronteggiare la crisi, tanto più se strutturale, sia necessario coinvolgere la committenza. “Quest’ultima non può permettersi di sfuggire ‘furbescamente’ alle proprie responsabilità di riconoscere l’aumento dei costi dovuti al caro-gasolio” sottolinea ancora Donati. “Chiediamo al governo di farsi promotore di un tavolo di confronto immediato tra vettori e committenti, in attesa che il percorso istituzionale della ‘nuova Consulta’ si perfezioni. La gravità della situazione richiede di stare alla sostanza, e non possono essere i formalismi la scusa per impedire l’avvio di un confronto serrato in tempi utili, che riteniamo indispensabile”.
Inoltre, “il governo deve entrare nell’ottica di effettuare interventi selettivi, diretti alle fasce più deboli della società e ai soggetti che fanno un utilizzo professionale del gasolio” auspica il presidente nazionale di Assotir, Anna Vita Manigrasso. “È inoltre necessario che Palazzo Chigi si confronti con le rappresentanze dell’Autotrasporto, da cui dipende una parte non piccola della tenuta del sistema economico italiano. Non solo per tenere fede agli accordi dello scorso maggio ma, soprattutto, per decidere un’allocazione opportuna delle risorse”.
Per quanto riguarda le risorse, “condividiamo pienamente – prosegue Manigrasso – la proposta di rivolgersi a chi ha realizzato extra-profitti grazie al caro-energia. In un contesto così drammatico, troviamo doveroso che chi guadagna di più si faccia carico, pro quota, delle difficoltà di chi è più esposto. E non, come purtroppo sta avvenendo, il contrario. Inoltre, non troviamo affatto convincenti le argomentazioni su un presunto rischio di perdita di capacità competitiva di qualche Big nostrano. È un argomento che i nostri trasportatori potrebbero sollevare ogni giorno, perché, per via dei mille vincoli amministrativi e oneri a vario titolo, sono costantemente a rischio di essere estromessi dal mercato” conclude Manigrasso.
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