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Dalle apnee notturne all’insonnia, dalla diagnosi precoce alle nuove tecnologie, fino alle terapie farmacologiche per i pazienti obesi: la medicina del sonno cambia passo. A margine della seconda edizione di “Calabria sonno”, nella nostra intervista la dottoressa Paola Scarpino fa il punto su una delle grandi emergenze silenziose della nostra salute.


RENDE (COSENZA) – Il sonno non è una pausa. È una funzione biologica essenziale, un vero pilastro della mostra salute. E quando viene alterato in modo persistente, le conseguenze possono investire l’intero organismo. Dormiamo circa un terzo della nostra esistenza. Eppure, troppo spesso, consideriamo il sonno un tempo “passivo”, quasi sacrificabile, da comprimere per fare spazio agli impegni, al lavoro, alla vita quotidiana. È un errore che può costare caro. Apnee notturne, insonnia, russamento, risvegli improvvisi, sensazione di soffocamento, stanchezza e sonnolenza durante il giorno possono essere campanelli d’allarme di un disturbo del sonno. Segnali che troppo spesso vengono normalizzati, ignorati o semplicemente attribuiti allo stress.

Questi disturbi possono rimanere a lungo senza diagnosi e, nel tempo, possono avere ripercussioni importanti sulla qualità della vita e sulla salute cardiovascolare e metabolica. È proprio questo il tema al centro della seconda edizione di “Calabria sonno”, il congresso tenutosi il 25 e 26 settembre nell’Aula Magna dell’Università della Calabria, riunendo competenze diverse per affrontare una materia sempre più centrale nella medicina contemporanea. Abbiamo incontrato la dottoressa Paola Scarpino per parlare di diagnosi, prevenzione, innovazione tecnologica e nuove strategie terapeutiche.

Dottoressa Scarpino, perché oggi è importante parlare del sonno come di una vera e propria questione di salute cronica e non semplicemente come di un disturbo passeggero?

«Perché il sonno è ormai riconosciuto come uno dei pilastri fondamentali della buona salute, accanto a fattori come il controllo della glicemia e del colesterolo, l’attività fisica e una corretta alimentazione. Quando il sonno è cronicamente disturbato, non possiamo più considerarlo semplicemente qualcosa che “passerà”. Diventa una condizione che può incidere profondamente sulla salute complessiva della persona. Per questo è fondamentale imparare a riconoscere i disturbi del sonno e intervenire tempestivamente».

Quali sono i campanelli d’allarme che non dovremmo mai sottovalutare?

«Dipende dalla patologia, perché i disturbi del sonno comprendono condizioni molto diverse, da quelle neurologiche a quelle respiratorie. Io mi occupo in particolare dei disturbi respiratori del sonno. In questo caso, alcuni segnali devono far scattare un campanello d’allarme: il russamento, l’affaticamento durante il giorno, la sonnolenza diurna, i risvegli improvvisi accompagnati dalla sensazione di soffocamento. Sono sintomi sentinella che non dovrebbero essere ignorati e che meritano un approfondimento medico».

Insonnia e apnee notturne sono davvero così diffuse nella popolazione?

«L’insonnia è una delle patologie più frequenti del nostro tempo. Per quanto riguarda le apnee ostruttive del sonno, i numeri sono altrettanto importanti. Una quota molto significativa della popolazione presenta questo disturbo senza esserne consapevole e solo una piccola parte dei pazienti arriva effettivamente a una diagnosi. Ed è proprio questo uno dei problemi principali: molte persone convivono con un disturbo del sonno senza sapere di averlo».

Quindi, il vero problema è anche quello della diagnosi sommersa?

«Assolutamente sì. Ecco perché dobbiamo lavorare sulla sensibilizzazione della popolazione e sulla diagnosi precoce. Un disturbo del sonno non diagnosticato può trascinarsi per anni e avere ripercussioni importanti sulla vita quotidiana e sulla salute. La persona magari si abitua alla stanchezza, alla sonnolenza, alla scarsa qualità del riposo e finisce per considerarle condizioni normali. Ma normale non significa necessariamente sano».

Uno degli obiettivi di Calabria Sonno è favorire un approccio integrato tra competenze medicochirurgiche e ingegneristiche. In concreto, come possono queste diverse competenze lavorare insieme per migliorare diagnosi e terapie?

«Ottima domanda! Il sonno è un ambito estremamente complesso e richiede competenze diverse. Il dialogo tra professionisti con formazioni differenti permette di mettere insieme conoscenze e strumenti specifici. Collaborare significa innanzitutto poter arrivare a una diagnosi più precisa e, possibilmente, più precoce. Ma non basta diagnosticare: l’obiettivo è anche costruire un trattamento mirato sulle caratteristiche del singolo paziente. La multidisciplinarità diventa quindi uno strumento concreto per migliorare il percorso di cura».

E proprio la tecnologia sembra avere un ruolo sempre più importante. Quali sono oggi le innovazioni più interessanti nella diagnosi?

«Il settore tecnologico sta vivendo uno sviluppo molto importante. Pensiamo ai dispositivi indossabili e agli strumenti smart, come gli anelli portatili, che possono monitorare diversi parametri, compresi quelli legati al sonno. È un mondo in grande evoluzione, che può contribuire a semplificare il percorso diagnostico e a rendere lo screening più accessibile. Naturalmente, questi strumenti non sostituiscono la valutazione dello specialista, ma possono rappresentare un supporto importante per individuare più facilmente le persone che necessitano di un approfondimento».

E sul fronte delle terapie? Ci sono novità capaci di cambiare concretamente l’approccio ai pazienti?

«Sul fronte della ventilazione non abbiamo, al momento, rivoluzioni sostanziali. Ma ci sono sviluppi interessanti soprattutto nella gestione dei pazienti con obesità. Sono disponibili nuovi farmaci anti-obesità che, oltre a favorire la riduzione del peso corporeo, hanno mostrato effetti anche sulla riduzione dell’indice di apnee ostruttive del sonno. Per alcuni pazienti, quindi, l’approccio farmacologico può rappresentare un’ulteriore possibilità terapeutica da valutare all’interno di un percorso medico personalizzato».

La medicina del sonno non può più essere considerata una disciplina isolata, dico bene?

«Esatto. Oggi è sempre più evidente che dobbiamo ragionare in termini di salute globale. Il sonno dialoga con moltissimi aspetti della nostra salute: metabolismo, sistema cardiovascolare, benessere psicofisico. Per questo è importante che specialisti diversi si confrontino e che il paziente venga seguito secondo un approccio integrato».

Se dovesse lasciare un solo messaggio ai cittadini, quale sarebbe?

«Io dico sempre la stessa cosa, e chi mi conosce lo sa: noi dormiamo un terzo della nostra esistenza. Quindi, tutti attraversiamo questa finestra della nostra vita. La vera questione è attraversarla bene. Se il sonno è disturbato, possono comparire una serie di problematiche, anche cardiovascolari e metaboliche. Per questo non dobbiamo aspettare che il problema diventi grave. Se dormiamo un terzo della nostra vita, dobbiamo fare in modo che quel terzo sia vissuto bene».

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