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Il segretario del Pd di Cutro denuncia i disagi degli studenti con Bes senza assistenza: «Le famiglie saranno costrette a ritirare i figli»


CUTRO — «Se il bambino deve stare seduto a guardare il vuoto su una sedia, i genitori preferiscono tenerlo a casa». È un grido d’allarme durissimo e carico di amarezza quello che arriva da Salvatore Frontera, segretario del circolo Pd di Cutro, a tre settimane dall’avvio dell’anno scolastico. La situazione dei 35 studenti con bisogni educativi speciali (Bes) e neurodivergenze non solo non si è sbloccata, ma rischia di aggravarsi ulteriormente, aprendo la strada a un vero e proprio autunno caldo sul fronte dei servizi scolastici locali.

Le lancette dell’orologio segnano ormai l’inizio di ottobre, ma il quadro resta desolatamente frammentato. «Abbiamo ragazzi scoperti per ben 12 ore settimanali – spiega Frontera –. Pensiamo a un orario in cui, dalle 8 alle 11, manca il supporto necessario perché l’insegnante o l’operatore arriva solo successivamente. Immaginate una mamma che si ritrova a gestire una quotidianità impossibile, magari con più figli in queste condizioni. Le famiglie sono letteralmente allo sbando».

La proposta: partire attivando il servizio almeno fino a dicembre

Il problema, riconoscono dal Pd, affonda le radici in un cortocircuito normativo e ministeriale più ampio, che non garantisce un numero di ore consono ai reali fabbisogni: su 30 ore settimanali, le disposizioni arrivano a coprirne a malapena 28 o meno, acuendo il disagio soprattutto nella scuola secondaria dove la carenza di organico si fa sentire in modo cronico. A Cutro, tuttavia, il nodo cruciale riguarda il servizio di assistenza specialistica, gestito in sinergia tra fondi regionali e comunali ma affidato a cooperative che faticano a rispondere a bandi giudicati antieconomici.

«I bambini con Bes aumentano e la tendenza sarà sempre questa – incalza il segretario del Pd –. Se i fondi non bastano, il Comune deve farsene carico e battere i pugni con la Regione, chiedendo risorse straordinarie per coprire il fabbisogno di queste 35 famiglie. La proposta è semplice: partire attivando il servizio almeno fino a dicembre, per poi trovare un secondo step di finanziamento. Il rischio concreto, ad oggi, è che ci voglia gennaio per risolvere il problema».

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I soldi si trovano per le feste e non per i problemi reali

Nel mirino del circolo finiscono sia l’atteggiamento dell’amministrazione comunale che la tenuta della tanto decantata “filiera istituzionale” di centrodestra. «Il Polo scolastico se ne lava le mani e l’amministrazione sembra distratta – attacca Frontera –. Non vorrei che il sindaco Domenico Voce passasse alla storia come il primo a non riuscire ad attivare un servizio così primario. Ci si lamenta giustamente per le passerelle sulla spiaggia, ma per l’istruzione non si fa nulla. Ho visto delegazioni comunali presentarsi alle assemblee solo per i saluti istituzionali e poi darsela a gambe. I soldi si trovano per le feste e gli eventi estivi, mentre per i problemi reali mancano sempre quattro spiccioli. Attivate questa famosa filiera istituzionale e fate lavorare le istituzioni di più e meglio».

Un appello che non vuole essere una sterile polemica, ma uno stimolo urgente prima che il disagio si trasformi in una rottura definitiva: «Se i bambini non hanno assistenza in un mondo che predica l’inclusione a tutti i livelli, stiamo compiendo un’esclusione di massa. C’è il rischio concreto che le famiglie decidano di ritirarli da scuola. Questo sarebbe il fallimento totale non solo dell’istruzione, ma dell’intera classe politica, a livello locale e regionale».

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