5 minuti per la lettura
Resta il ticket sulle medicine, Bardi e Latronico blindano la decisione, confronto teso con l’opposizione. La minoranza insorge e chiede una vertenza immediata col Governo
La maggioranza di centrodestra blinda il contestatissimo ticket farmaceutico da 2,50 euro a ricetta, scatenando le contestazioni della minoranza e aprendo lo scontro totale sulla crisi della sanità lucana. Tra i conti in rosso, con un disavanzo sanitario che ha superato i 50 milioni di euro nel 2025, e lo sforamento del tetto della farmaceutica convenzionata, la maggioranza salva il provvedimento per evitare il congelamento dei fondi statali.
TICKET MEDICINE, INSORGE L’OPPOSIZIONE
Ad aprire le ostilità in un’aula surriscaldata è Roberto Cifarelli, portavoce dell’intera minoranza di centrosinistra. Il consigliere demolisce la narrazione dell’inevitabilità della tassa sulla salute, depositando una risoluzione per chiederne la revoca immediata. La tesi dell’opposizione è netta: lo sforamento del tetto della farmaceutica convenzionata è innegabile, così come il disavanzo di oltre 50 milioni con cui si è chiuso il 2025, ma l’introduzione del balzello non è affatto un obbligo imposto da Roma.
LE CONTESTAZIONI ALLA GIUNTA BARDI DI CIFARELLI
Cifarelli contesta apertamente le giustificazioni dei vertici di via Verrastro, smontando i richiami ai presunti diktat del ministero della Salute o dell’Aifa. Carte alla mano, l’unica norma applicabile è l’articolo 5 del decreto legge 159 del 2007. Una disposizione chiara, che vincola le regioni a tagliare le spese correnti senza imporre alcuna tassa sulle ricette, suggerendo invece percorsi alternativi come la distribuzione diretta dei medicinali. Il centrosinistra esige trasparenza e chiede alla giunta di esibire l’atto ministeriale che obbligherebbe la Basilicata a introdurre il ticket, un protocollo finora fantasma che non compare nella delibera.
LA DENUNCIA DELL’OPPOSIZIONE
«Una cosa è dire che lo Stato ci obbliga a mettere i ticket altra cosa è dire lo Stato ci obbliga a intervenire sullo sforamento e noi tra le misure possibili abbiamo scelto nel secondo caso», attacca Cifarelli, denunciando la mancanza di correttivi strutturali sull’appropriatezza prescrittiva, sull’uso di farmaci equivalenti e sulla gestione logistica territoriale. Per l’opposizione, la giunta si sta trincerando dietro i vincoli del bilancio per nascondere l’assenza di una programmazione sanitaria degna. A stretto giro arriva la replica della giunta.
TICKET MEDICINE, LA DIFESA DELL’ASSESSORE LATRONICO
L’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, difende a spada tratta l’operato dell’esecutivo guidato da Vito Bardi, respingendo lo spettro del default contabile. Per la maggioranza si tratta di un rigoroso atto di responsabilità volto a salvaguardare il welfare lucano. Latronico rivendica lo status della Basilicata come unica regione del Mezzogiorno fuori dal tunnel del piano di rientro, rivendicando la scelta di non aumentare le tasse bloccando l’addizionale Irpef al minimo di legge dell’1,23 per cento. Tuttavia, i dati sul 2025 evidenziano un’emergenza: la spesa farmaceutica territoriale ha superato di uno 0,58 per cento il limite nazionale fissato al 6,80, generando un disavanzo di 7,18 milioni di euro. Un’anomalia che legava le mani alla Regione, pena il congelamento dei finanziamenti statali integrativi.
LATRONICO A SOSTEGNO DELLA SUA GIUNTA
«Se la Basilicata non fosse intervenuta tempestivamente, l’inadempimento avrebbe comportato la perdita automatica della quota premiale per il quadriennio 2022-2025, per un mancato introito di circa 45 milioni di euro», precisa l’assessore, ricordando che il ticket da 2,50 euro sui non esenti blocca la spesa sulla ricetta e non sulle singole scatole. La contromisura temporanea esclude i farmaci salvavita e si inserisce in un piano che prevede il potenziamento della distribuzione per conto e l’adesione alle gare d’acquisto della Centrale del Piemonte, che ha già fruttato un risparmio stimato in 4,5 milioni di euro. La giunta rivendica così la trasparenza di un’azione amministrativa che evita il commissariamento del comparto. La trincea della maggioranza non convince però le opposizioni, che giudicano il provvedimento un insulto all’equità sociale.
I CENTRISTI DENUNCIANO MURO DI GOMMA DEL CENTRODESTRA
Per Angelo Chiorazzo, vicepresidente del Consiglio regionale, e Giovanni Vizziello, capogruppo di Basilicata Casa Comune, il verdetto dell’aula rappresenta una pesante capitolazione politica che scarica i fallimenti gestionali sui ceti più deboli. I leader centristi denunciano il muro di gomma eretto dal centrodestra di fronte alla proposta di congelare la delibera per avviare una radiografia dei conti sanitari. La contabilità parziale al 30 giugno evidenzia un rosso aggregato di 55,7 milioni di euro nelle aziende sanitarie lucane, un buco strutturale che la tassa sulle ricette non potrà risanare.
LE ACCUSE DELLA MINORANZA ALLA GIUNTA BARDI
La minoranza rimprovera alla giunta il totale disinteresse verso le proposte legislative per il contenimento della spesa, depositate da un anno e mai discusse in aula, incentrate sulla responsabilizzazione dei manager della sanità. Chiorazzo e Vizziello guardano alle regioni limitrofe per dimostrare che un’altra via era percorribile attraverso la revisione degli acquisti diretti. «Il voto di oggi chiarisce una responsabilità politica. Bardi e la sua maggioranza hanno scelto di mantenere il ticket invece di utilizzare questi mesi per fare un’operazione di trasparenza sui conti e intervenire sull’organizzazione e sul governo della spesa», tuonano i consiglieri d’opposizione. Secondo i centristi, l’introduzione della tassa sulle ricette farmaceutiche a partire dal primo ottobre fotografa l’incapacità strategica di una giunta che preferisce fare cassa piuttosto che aggredire gli sprechi consolidati. Sulla stessa linea di rottura si colloca l’affondo di Antonio Bochicchio.
L’AFFONDO DI ANTONIO BOCHICCHIO, CAPOGRUPPO SOCIALISTA
Il capogruppo socialista intercetta la rabbia delle fasce più esposte della popolazione, portando in aula le paure reali di anziani, disabili e malati cronici costretti a subire una penalizzazione economica quotidiana. Il punto di vista di Bochicchio allarga la prospettiva, inquadrando lo scontro all’interno del progressivo indebolimento del Servizio Sanitario Nazionale universalistico. La critica si sposta sui criteri di riparto del Fondo Sanitario, penalizzanti per una regione come la Basilicata che sconta una densità demografica ridotta, territori interni complessi e un elevato tasso di invecchiamento. Pur non esonerando la giunta dalle proprie responsabilità esecutive, il consigliere socialista riconosce la dimensione nazionale della crisi e stigmatizza la mancanza di confronto con le parti sociali. La richiesta resta ferma sulla necessità di unire le forze istituzionali per bloccare la scure del ticket e pretendere da Roma risorse adeguate alla sopravvivenza dei territori del Mezzogiorno.
LA RICHIESTA DI APRIRE UNA VERTENZA CON IL GOVERNO NAZIONALE
«Per questo abbiamo chiesto oggi in Consiglio regionale, ma lo abbiamo già fatto nelle scorse settimane, di sospendere l’efficacia del provvedimento e di aprire con il Governo nazionale una vera vertenza ‘Basilicata–Mezzogiorno’ sul diritto alla salute», conclude il consigliere socialista, invocando un equilibrio tra i bilanci e la tutela della vita. La battaglia per la sanità pubblica diventa così il fulcro di una mobilitazione che deve unire l’intero Mezzogiorno contro l’impoverimento dei servizi essenziali per garantire i livelli minimi di assistenza.
COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA