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POTENZA – Se si dovesse usare una parola, e una sola, per descrivere il Potenza Basilicata Pride di ieri, sarebbe senz’altro “colore”. E’ l’impressione che balza agli occhi, a seguire il corteo che dalla Torre Guevara ha attraversato il centro storico, è sceso per via Mazzini ed è arrivato al Parco Baden Powell.

Il colore contiene tutti i significati di cui la manifestazione è pregna. Innanzitutto, il senso letterale: i corteo è carico delle tinte più sgargianti, chiassose e allegre che si possano immaginare. E lo slogan di quest’anno è in fondo “in tinta” con l’idea della varietà dei colori: Tutte le forme dei corpi. L’iridescenza della festa un tempo conosciuta come Gay Pride è connaturata alla manifestazione e indica immediatamente che appunto di festa si tratta. Non di pensoso comizio né di rabbiosa protesta.

Qualunque posizione si possa avere sulle rivendicazioni di uguaglianza, dignità e libertà contro ogni forma di discriminazione, qualunque visione sui diritti Lgbtqia+ (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuati più varie ed eventuali), è impossibile sfuggire al lampo allegro di questo colpo d’occhio. Ma il colore è anche, appunto, sinonimo di diversità e al contempo di uguaglianza. Qualunque tinta o sfumatura ti definiscano, sei compreso comunque nell’arcobaleno, cioè nell’umanità.

Qualche intoppo iniziale – la comunicazione tardiva che il carro non sarebbe potuto passare per via Pretoria e noie al generatore elettrico – è stato prontamente risolto dagli organizzatori. Una felice intuizione degli organizzatori ha fatto sì che lungo il percorso si esibissero artisti molto interessanti: la cantante e produttrice Gama, il duo Soledenso dalla resa spettacolare, il cantautore Ilio chiamato per il terzo anno di seguito con il suo assetto “chitarra e voce” da battaglia, Domy che porta avanti un discorso politico sull’intersezionalità attraverso una vivace performance e la drag queen Lucy sulle note di “Ladro di fiori” di Blanco. Alla manifestazione erano presenti anche esponenti delle istituzioni della società civile e delle istituzioni.

LE ISTITUZIONI PRESENTI AL POTENZA PRIDE

Per il Comune di Potenza c’erano l’assessore alla Cultura Roberto Falotico e, ornata dai colori dell’iride, l’assessora alle Pari opportunità Angela Lavalle. C’era Maria Rosaria D’Anzi a nome dell’Anpi di cui è presidente provinciale, che ha dichiarato in una nota: «Sostenere il Pride è una scelta concreta e coerente con la Resistenza. Perché Resistenza e pieno riconoscimento dei diritti di tutte e tutti condividono la medesima radice. il rifiuto di ogni forma di oppressione e la consapevolezza profonda che la libertà o è di tutti, o non è libertà, ma è solo un privilegio di parte. Essere antifascisti oggi significa partire proprio dal contrasto alle discriminazioni che si consumano purtroppo in tanta parte del mondo e che si radicano nella stessa matrice autoritaria che le partigiane e i partigiani sconfissero con la lotta di Liberazione».

«Se oggi abbiamo anche la libertà di celebrare il Pride – ha detto ancora la D’Anzi – lo dobbiamo a quella vera e propria rivoluzione culturale che si avviò prima con la lotta di Liberazione e poi con la nascita della Costituzione. Una rivoluzione dei diritti che è stata avviata, sì, ma che purtroppo non è stata ancora pienamente portata a compimento. Per questo, anche dal Pride di Potenza, l’Anpi unisce la propria voce a quella di tutte e tutti per esigere tutele concrete, pari diritti e pieno riconoscimento per ogni identità. Non concessioni, ma diritti reali. Vogliamo una società in cui nessuno debba più soffrire o nascondersi. Esigiamo il diritto a non aver paura di essere ciò che ognuno di noi è, e il rispetto di ciascun individuo. Il Pride è una battaglia che riguarda ognuno di noi, nessuno escluso. Resistere e lottare contro ogni forma di discriminazione e violenza è premessa di democrazia».

Al parco, grande festa con le lezioni di pole dance di Alessandra Spaltro e party con Basic Rec.

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