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POLICORO (MATERA) – Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello del comune di Policoro contro l’autorizzazione di un impianto di biometano. La sentenza conferma la legittimità del provvedimento rilasciato dalla Regione e le procedure seguite. La struttura dovrebbe trattare circa 97mila tonnellate annue di reflui zootecnici e scarti agricoli. Sarà realizzata dalla Policoro Green, società agricola, sarebbe di interesse pubblico e conforme alle norme europee e nazionali. Il comune è stato condannato al pagamento delle spese legali per 15mila euro. Sulla vicenda si erano registrate le proteste di cittadini e associazioni, preoccupati per l’impatto che l’impianto avrebbe su un’area a vocazione turistica e agricola.
LE CARATTERISTICHE DELL’IMPIANTO
L’impianto prevede una produzione di circa 500 Smc/h da biomasse agricole. L’azienda ha ottenuto l’autorizzazione regionale con i pareri favorevoli degli enti competenti. L’amministrazione comunale di Policoro ha espresso parere contrario e avviato azioni legali a difesa del territorio per dubbi tecnici e ambientali. Il Tar ha respinto il ricorso presentato da proprietari di immobili e terreni vicini contro la realizzazione della centrale. La contestazione locale contro l’impianto di biometano a Policoro non è mai stata di natura ideologica. Si è concentrata sulla scelta del sito e sui potenziali rischi ambientali ed economici per la comunità.
LE RAGIONI DEI RICORRENTI
Le ragioni principali sollevate dall’amministrazione comunale, dalle associazioni e dai residenti riguardavano: la prossimità al centro abitato. Il sito individuato in zona che si trova molto vicino al centro urbano e adiacente alla zona Pantano, un’area densamente popolata da circa 1.500 persone. Gli agricoltori temono che la vicinanza dell’impianto possa svalutare i terreni e danneggiare l’immagine e la commercializzazione dei prodotti. I comitati sostengono che una centrale industriale per il trattamento di biomasse contrasti con la forte vocazione turistica e agricola della costa ionica lucana. E che così si favorirebbero gli interessi economici di pochi a scapito della collettività.
I DUBBI DEL COMUNE DI POLICORO
Il Comune di Policoro ha sollevato specifiche obiezioni urbanistiche ed edilizie nei ricorsi. Tra queste il mancato rilievo del rischio dighe da parte dei proponenti nel progetto originario. Nonostante la tecnologia a ciclo chiuso, i cittadini temono l’aumento del traffico di mezzi pesanti per il trasporto delle biomasse. Apprensione anche per Possibili emissioni odorigene e la gestione del digestato. Viene contestato alla Regione Basilicata di aver concesso l’autorizzazione senza un piano programmatico di gestione delle aree idonee per questi impianti. L’opposizione e i comitati lamentano che l’iter sia stato approvato dagli enti regionali senza un reale dibattito preventivo aperto alla cittadinanza e al Consiglio comunale.
A regime e alla massima capacità operativa, il fatturato annuo stimato per un impianto di biometano di questo tipo (500 Smc/h) si aggirerebbe intorno ai 4,5-5,5 milioni di euro, generando un margine operativo lordo (EBITDA) per la proprietà compreso tra i 2 e i 2,5 milioni di euro all’anno prima di tasse e ammortamenti. Avendo coperto il 40% delle spese iniziali con i 6,6 milioni di euro a fondo perduto del Pnrr, la quota di capitale privato da recuperare cala drasticamente. Il piano finanziario permette di solito alla proprietà di rientrare completamente dall’investimento privato iniziale (Payback Period) in appena 4-6 anni di esercizio.
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