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Incendi, la pioggia salva Cirò, danni per 1,5 milioni. Il rogo ha incenerito boschi e uliveti e ha provocato la morte di animali. Tra le vittime cinghiali, volpi, arnie e un vitellino che era appena nato.
CIRÒ – Spento il devastante incendio, dopo l’inferno arriva la pioggia miracolosa e la conta dei danni, per circa un milione e mezzo di euro. Domato il fuoco, il sindaco Mario Sculco è alle prese con una ricognizione del disastro. Cinghiali, volpi, tassi, istrici e tartarughe sono state le prime vittime innocenti di questo dramma. Animali che hanno trovato la morte all’interno di boschi fitti di macchia mediterranea, habitat naturale di molte specie selvatiche, devastati dall’incendio scoppiato domenica scorsa nella zona Coppa.
Il rogo, originatosi da una discarica abusiva, ha finito per inghiottire circa 500 ettari di terreni tra boschi, uliveti, vigneti e allevamenti. Oltre alla grande paura tra gli abitanti, si registra la perdita di capi di bestiame (il cui conteggio è ancora in corso) in un allevamento travolto in pieno dalla furia del fuoco in località Coppa. Tra i boschi, è stato rinvenuto il corpo completamente incenerito di un vitellino nato la mattina stessa; per fortuna la giovane madre, alla vista del fuoco, è fuggita d’istinto, ma nulla ha potuto fare per salvare il piccolo.
Nella stessa azienda, le fiamme, alimentate dal forte vento di scirocco, hanno distrutto anche dieci arnie di api. Il rapido avanzare del fronte del fuoco ha poi fatto disperdere decine di bovini e caprini: molti non sono stati ancora recuperati e saranno sicuramente traumatizzati. La conta dei danni non risparmia il patrimonio agricolo.
I DANNI AL PATRIMONIO AGRICOLO E I SOCCORSI
In zona Mordace un enorme uliveto secolare è andato completamente distrutto. Stessa sorte in zona Coppa, dove un altro uliveto secolare è stato ridotto in cenere insieme a un orto attiguo. Sempre nella zona di Coppa, un allevamento ha perso un capannone, attrezzi agricoli, tubature della rete idrica e la linea elettrica. Anche un vigneto a conduzione familiare di circa un ettaro è stato interamente divorato dalle lunghe lingue di fuoco. E molti altri uliveti e vigneti in zona Santa Venere. Le operazioni di spegnimento sono state difficilissime per i vigili del fuoco: molte zone erano impervie e irraggiungibili da terra. Solo grazie all’intervento dei Canadair il fuoco ha arrestato la sua folle corsa. Fondamentale è stata la prontezza del sindaco Sculco, che ha attivato immediatamente il Dos (direttore delle operazioni di spegnimento) e ha richiesto incessantemente i mezzi aerei, in quel momento occupati altrove.
LA PIOGGIA PROVVIDENZIALE CONTRO GLI INCENDI E IL BILANCIO FINALE DEI DANNI A CIRÒ
Senza questo intervento, strutture come la scuola media o l’allevamento di bovini sarebbero state rase al suolo. La notte successiva, tuttavia, l’incubo non era ancora finito. Su tutto il territorio bruciato, specialmente tra i tronchi degli ulivi secolari, continuavano a vedersi piccole fiammelle latenti. Con il rischio del ritorno del vento, l’incendio avrebbe potuto riprendere vigore da un momento all’altro. Agricoltori e allevatori hanno trascorso ore di pura angoscia, restando svegli per il timore che il fuoco tornasse a seminare distruzione.
Poi, quella che i residenti hanno accolto come una vera e propria manna dal cielo. Forse in risposta alle numerose preghiere rivolte dai cittadini, verso le ore 4:30 del mattino un violento diluvio si è abbattuto sulla zona, spegnendo definitivamente ogni focolaio ancora acceso. Tra la popolazione sollevata, in molti hanno visto in questo temporale un segno divino: «Ancora una volta il nostro santo patrono, San Nicodemo Abate, ci ha salvati». Intanto, si contano i danni fatti da una domenica di fuoco in diversi centri del Crotonese.
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