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Inchiesta “Ginestra”, ecco su quali elementi si basa l’arresto di Stasi. Non ci sono intercettazioni tra sindaco e uomo di fiducia della cosca. L’ipotesi di reato poggia sulla mediazione di Curia e sul raffronto tra filmati. Interrogatori al via, oggi quello del boss Pepe.


CORIGLIANO ROSSANO – Non emergono contatti diretti tra Annibale Matalone – colui che gli inquirenti della Dda indicano come uomo di fiducia della cosca rossanese, nonché autore materiale dell’omicidio di Carmine Morello – e il sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi, da mercoledì ai domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico nell’ambito dell’operazione antimafia “Ginestra”. Nemmeno viene riportato un incontro “de visu” intercorso tra i due. Dalle carte dell’inchiesta, firmata dai pubblici ministeri Alessandro Riello e Stefania Paparazzo, l’unico trait d’union tra Matalone e il primo cittadino è rappresentato da Vincenzo Curia, individuato quale presunto “mediatore” dell’accordo politico-mafioso relativo alle amministrative del 2024 attorno al quale ruota la vicenda che ha terremotato il Comune jonico.

È, infatti, Curia a informare Matalone dell’intenzione di Stasi di «prendere un caffè» con lui per chiedergli dei voti a sostegno della sua candidatura a sindaco. Matalone si mostra da subito disponibile, ma solo a patto di ottenere in cambio un impiego presso l’ente comunale: «Ci parliamo, glieli raccogliamo parecchi voti e vediamo se si mette a disposizione, però deve essere sicuro, hai capito?». Una “fatighedda” per sé, da poter cedere in futuro al figlio: questo il prezzo del suo impegno per farlo eleggere per la seconda volta alla guida della terza città più popolosa della Calabria.

NELL’INCHIESTA “GINESTRA”, I FILMATI DELLE TELECAMERE E I MOVIMENTI PRESSO IL COMITATO ELETTORALE DII STASI

A poche settimane dal voto, Matalone contatta Curia al telefono e quest’ultimo fa intendere di essere in auto con Stasi per accompagnarlo nella sede del comitato elettorale, in via Telesio, e lo invita a raggiungerlo. I filmati delle telecamere di sorveglianza riprendono una Mercedes grigia (risulterebbe intestata alla figlia di Curia) con a bordo due persone: al volante un uomo con una polo rosso a mezze maniche, accanto a lui un altro uomo con una camicia chiara a maniche lunghe. Qualche minuto più tardi un’altra telecamera, nei pressi del comitato elettorale di Stasi, riprende Curia, con addosso una polo simile a quella dell’uomo alla guida della Mercedes.

Curia attraversa la strada e si intrattiene poi a parlare con un soggetto che viene ricondotto dagli inquirenti, sulla base dell’abbigliamento e di riprese dello stesso giorno, a Matalone. La stessa telecamera poco dopo inquadra Stasi, con una camicia analoga a quella del passeggero della Mercedes: il sindaco sta lasciando il comitato elettorale e saluta gente dall’altra parte della strada, ma non appare insieme a Curia e Matalone.

LE INTERCETTAZIONI SUL PROCACCIAMENTO DEI VOTI E L’ACCORDO RISERVATO

La circostanza che Matalone si sia effettivamente prodigato per procacciare voti in favore di Stasi emerge in varie intercettazioni, tra cui quella dove, parlando con altre due persone, ammette: «Io lo voto, io lo voto e lo sto facendo votare…mo siamo tra di noi, io non l’ho detto a nessuno…io lo voto e lo faccio votare a Stasi…una ventina di voti glieli ho arrangiati». Anche la moglie di Matalone, in un colloquio intercettato col marito, si mostra interessata alla possibilità di essere assunta nelle scuole come assistente agli studenti disabili, precisando però che «Flavio Stasi ha messo a posto pure gente che non lo ha votato…ha dato posti più a gente che non lo ha votato che a gente sua».

Diversi gli episodi passati al setaccio dagli inquirenti che proverebbero come Matalone si sia adoperato nella raccolta di voti in favore di Stasi, ad esempio distribuendo i fac-simile di scheda elettorale ad amici e conoscenti. Infine, all’indomani delle elezioni, che vedevano Stasi nuovamente alla guida del Comune, Matalone avrebbe confermato alla moglie di aver svolto, in maniera riservata, la campagna elettorale in favore del neoeletto sindaco in virtù di un accordo con quest’ultimo: «Non è come dici tu… non è come dici tu. Perché tu le cose non le sai… a me quello mi ha mandato pure a chiamare».

INCHIESTA “GINESTRA”:  LE VALUTAZIONI DEL GIP SUL REATO DI SCAMBIO ELETTORALE POLITICO-MAFIOSO CHE VEDE INDAGATO IL SINDACO STASI

Fin qui gli elementi d’indagine riportati nell’ordinanza. Per il gip bastano perché, scrive, non può non evidenziarsi che «il sindaco abbia chiesto, attraverso il Curia, di poter parlare con Matalone, a riprova della consapevolezza del ruolo dell’indagato sul territorio e della capacità di questi di procacciargli voti». Sebbene il presunto affiliato non abbia condotto la campagna elettorale a sostegno di Stasi compiendo atti intimidatori o minacce, è sufficiente, affinché si configuri il reato – annota ancora il giudice – che «il soggetto che si impegna a reclutare i suffragi sia persona la quale esercita un condizionamento diffuso fondato sulla prepotenza e sulla prevaricazione, e le cui indicazioni di voto sono percepite all’esterno come provenienti dal clan».

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