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Neffa e Fabri Fibra

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Due voci storiche del rap italiano, Neffa e Fabri Fibra, firmano 23 tracce senza fretta di piacere. “Zarathustra Style” è memoria, vertigini e un modo di restare nel presente


Ventitré tracce. Parto da qui perché il numero, in un’epoca che misura l’attenzione in secondi dove un reel di 30 secondo diventa infinito, sembra una provocazione. Credo invece sia la prima dichiarazione di poetica di Zarathustra Style, il disco che Neffa e Fabri Fibra hanno pubblicato insieme a Ottobre. Due uomini in una stanza, per molto tempo, senza fretta di piacere. Non so dire se sia coraggio o semplice indifferenza verso le regole del mercato. In ogni caso è un ascolto che chiede tempo e lo restituisce. Si ha subito la sensazione di essere in una sorta di sottomarino che scende in immersione rapida per un viaggio.

NEFFA E FABRI FIBRA 23 TRACCE PER TORNARE AL CENTRO

I comunicati parlano di un cerchio che si chiude, e la storia è nota. Nel 2002 Neffa, che aveva deciso di lasciare il rap, consegnò a un Fibra ancora sconosciuto un album di beat intero, quello che sarebbe diventato “Turbe giovanili”. Da una parte una fine, dall’altra un inizio, e il rap italiano tornò dove era già stato dieci anni prima proprio grazie a Neffa. Diffido delle metafore geometriche, perché la vita raramente è così ordinata.

LA SPIRALE SONORA DI ZARATHUSTRA STYLE

Preferisco pensare a una spirale: si torna nello stesso punto ma più in alto, o più stanchi, e la differenza sta tutta in come lo si racconta. Qui le strumentali sono di nuovo firmate da Neffa, e si sente che il suo non è un gesto nostalgico: un produttore che ha attraversato i Sangue Misto, il pop e il lungo silenzio non ripete una formula, la rimette in discussione e “produce” diversità, qualcosa di fortemente necessario in un tempo dove produzione della cultura e dello spettacolo sembra fatta di copie e cloni. Consiglierei, a chi può, di vedere le conversazioni di Jay Z e Rick Rubin che sono diventate una serie su Mubi: anche lì due uomini, due icone, in una stanza che parlano di musica.

IL CLIMA DEI BRANI DI NEFFA E FABRI FIBRA

Non farò la cronaca dei brani, mi interessa di più il clima che i titoli già suggeriscono: Alienazione, Vertigini, Vampiri, Paura. E poi quei tre capitoli numerati di Fonoteca, che ascolto come stazioni di un archivio personale, un modo di dire che la memoria, qui, è un materiale da lavorare e non un monumento da visitare. C’è un’intesa che raramente si incontra nella musica italiana, dove le collaborazioni sono spesso operazioni di marketing troppo spesso travestite da amicizia. Qui non c’è niente di furbetto e si può anche odorare che è così.

DUE VOCI, UN DISCO

Due voci diversissime, quella più asciutta e quella più tagliente, si dispongono sullo stesso terreno senza cercare di sovrapporsi. Sono, senza forzature, due figure leader della scena italiana, e proprio per questo possono permettersi di non dimostrare nulla.

È qui che il disco, secondo me, smette di essere solo un disco di rap e diventa qualcos’altro. Uso le parole di due icone del pensiero per portare il discorso ad uno step successivo: Mark Fisher afferma che una cultura incapace di immaginare il proprio futuro è condannata a rimasticare il passato e Bauman descriveva un tempo liquido in cui nessuna forma regge abbastanza da diventare casa. Leggo Zarathustra Style anche come la risposta di una generazione che oggi si sente spesso smarrita e a volte incompresa, anche se al centro di un revival, tra ruoli che cambiano, un mondo musicale che non la riconosce più e la sensazione di essere stata messa da parte anche se sono sempre più frequenti i giovani che ne fanno oggetto di nostalgia di qualcosa che non hanno vissuto. Una generazione che ha fatto la storia della cultura pop ed il rap non è arrivato in classifica per caso, né per una congiuntura fortunata. Qualcuno l’ha portato lì, a forza di dischi, di rotture, di scelte impopolari. Questi due uomini sono tra quelli.

STARE NEL PRESENTE SENZA SFIDARLO

Lo smarrimento, allora, cambia di segno: non è resa e non è lamento, che sono le due tentazioni più facili di chi ha superato una certa età e guarda indietro. È materia, qualcosa su cui si può ancora costruire. Nel disco si sente un modo di stare nel presente senza chiedergli il permesso e senza sfidarlo con la goffaggine di chi vuole sembrare più giovane. Mi pare una forma di dignità rarissima e che diventa stile.

ZARATHUSTRA STYLE UN DISCO CHE HA TROPPO DA DIRE

Qualcuno dirà che il disco è lungo, troppo: ventitré tracce, più una bonus nell’edizione in doppio vinile, sono tante, e un disco così rischia sempre qualche dispersione. Sicuramente non si può pretendere di trovare in ogni brano la stessa urgenza, e forse non va nemmeno cercata. Un archivio non è una raccolta di singoli, ha zone di maggiore intensità e zone di passaggio. Se c’è un difetto, è quello di chi ha troppo da dire e non sceglie. È un difetto che preferisco di gran lunga alla reticenza. Quello che permane in maniera indelebile, insieme a tantissime cose, è il senso di immersione nel beat e nelle rime, che siano pieno di gioco e di significato. Comunque tutto è senso. Anche quando il sottomarino torna in emersione.

NEFFA E FABRI FIBRA SI LIMITANO A SUONARE

Resta una domanda che il disco non risolve e che forse non vuole risolvere. Che cosa si trasmette, davvero, da una generazione all’altra, quando la musica smette di essere una questione di mode e torna a essere una questione di sopravvivenza? Il disco forse non dà una risposta e neanche la vuole dare in maniera esplicita. Neffa e Fibra si limitano a restare in studio, a lavorare, a suonare come se la stanza fosse ancora il posto giusto dove stare. Io, ascoltandoli, ho pensato che forse lo è. E che la risposta alla fine ognuno ha il set per trovarla.

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