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Il Consiglio superiore dei Lavori pubblici dà il via libera al Ponte sullo Stretto ma assegna “compiti a casa” e una verifica intermedia, tra le prescrizioni la richiesta più ricorrente: aggiornare dati e analisi
Circa 350 pagine, oltre trecentosessanta prescrizioni, un lungo elenco di raccomandazioni, un sistema di verifiche articolato in due fasi. Per il Consiglio superiore dei Lavori pubblici «il processo progettuale» del Ponte sullo Stretto di Messina «può proseguire» ma ai progettisti viene assegnato un lungo elenco di “compiti a casa”. Non dovranno essere svolti tutti insieme: la redazione del progetto esecutivo dovrà prevedere due fasi – A e B – con una verifica intermedia obbligatoria. Nella Fase A andrà svolta una serie di approfondimenti preliminari (qui rientrano ad esempio la verifica delle faglie o l’aggiornamento dello studio della frana dell’Annunziata) e toccherà a un “soggetto verificatore” assicurarsi che le prescrizioni siano stato soddisfatte. Nella Fase B si potrà completare il progetto esecutivo, tenendo conto dei risultati ottenuti dagli approfondimenti della Fase A.
Nei fatti quello che il Consiglio superiore dei Lavori pubblici ripete a più riprese è che il progetto definitivo del Ponte ha 15 anni e si sentono tutti. Il lavoro dei progettisti, per quanto riguarda le analisi preliminari, conquista in più punti note di apprezzamento, ma richiede – e viene prescritto dal Consiglio – una sessione di nuove indagini, aggiornamenti, controverifiche, approfondimenti che tengano conto di strumenti, tecnologie e conoscenze oggi disponibili.
Vediamo nel dettaglio alcune delle prescrizioni principali.
GEOLOGIA E FAGLIE
Il Consiglio superiore dei Lavori pubblici chiede di integrare e aggiornare il quadro conoscitivo geologico e sismotettonico, con indagini specifiche sulle faglie e sulle eventuali deformazioni permanenti. Le conoscenze disponibili allo stato sulle faglie attive e capaci, sia in Calabria sia in Sicilia, sono giudicate non conclusive né uniformi. Il Ponte sullo Stretto «è un’opera unica nel suo genere» e la sua progettazione «una vera e propria sfida ingegneristica per un’area geologicamente complessa».
Una complessità «ampiamente dimostrata dalle interpretazioni non univoche presenti in letteratura e connesse non solo agli assetti geologici o sismotettonici, ma anche alle correlate fasi evolutive». Per queste ragioni si ritengono «irrinunciabili» indagini integrative «per consentire previsioni progettuali basate sul miglior livello di conoscenza oggi raggiungibile». Peraltro buona parte delle informazioni disponibili «risale ad alcune decine di anni fa» e sono state ricavate con tecnologie operative «oggi ampiamente superate».
FONDAZIONI E RISCHIO SISMICO
Si richiede di adeguare e approfondire il piano delle indagini per definire meglio stratigrafie e caratteristiche meccaniche, idrauliche e sismiche dei terreni. Rispetto a fondazioni e blocchi di ancoraggio, il Consiglio prescrive che le verifiche sismiche vadano oltre il semplice controllo della resistenza. «Devono includere – si legge – anche la stima degli spostamenti permanenti, delle rotazioni e delle deformazioni indotte nelle fondazioni, nei blocchi di ancoraggio e nelle sottostrutture». È inoltre necessario «svolgere analisi di sensitività rispetto alla accelerazione sismica verticale».
LIQUEFAZIONE, VERIFICHE DA RIFARE
Negli elaborati del progetto definitivo sono presenti studi sul rischio liquefazione (un fenomeno che può verificarsi durante un forte sisma e vede un terreno, saturo d’acqua, perdere resistenza e cedere, comportandosi come un fluido) dei terreni che sostengono le torri del ponte sul versante calabrese e su quello siciliano. Il progettista, osserva il Consiglio, era stato molto prudente utilizzando ipotesi molto severe per la caratterizzazione dei terreni e per gli input sismici. Ne era venuto fuori un risultato non atteso: le criticità maggiori si troverebbero sul lato calabrese, mentre in precedenza era attenzionato soprattutto il lato Sicilia.
Le analisi, però, sono state condotte prima degli eventi sismici del 2012 in Italia, che hanno portato, visto i fenomeni di liquefazione che si erano verificati, a un adeguamento delle norme tecniche di costruzione (Ntc 2018).
Cosa chiede quindi il Consiglio superiore dei Lavori pubblici? Prescrive di verificare il rischio liquefazione secondo le nuove norme, sulla base di indagini e modelli più aggiornati.
FRANA DELL’ANNUNZIATA
La documentazione di progetto, segnala il Consiglio nel parere, contiene «una accurata caratterizzazione dei movimenti di versante del tratto di interesse della sponda siciliana». A essere attenzionata è soprattutto la frana dell’Annunziata, che presenta un corpo più antico e due più recenti.
I lavori di scavo del ponte potrebbero innescare movimenti della frana, anche della parte più antica, ormai inattiva rispetto agli agenti naturali.
La documentazione di progetto e lo studio del versante risalgono però al 2010, per cui il Consiglio prescrive «di aggiornare lo studio della instabilità del versante in prossimità dello svincolo dell’Annunziata al fine di valutare la eventuale necessità di interventi di stabilizzazione».
FALDE
Anche in questo caso il progetto definitivo comprende dati e analisi che riguardano falde e acquiferi, ma vanno aggiornati. In alcuni casi perché la metodologia utilizzata – ad esempio per la valutazione dell’interferenza degli acquiferi costieri – è stata superata. In altri perché l’analisi, dicono gli esperti del Consiglio, è parziale: il riferimento è all’interazione fra opere di fondazione e falda. I progettisti si sono limitati alla stima delle variazioni del livello di falda ma non basta, si legge nel parere. «Nelle formazioni ad elevata permeabilità, sono le portate filtranti e la loro variazione in termini di direzione, oltre che di entità, a comportare potenziali effetti sull’assetto idrogeologico del sottosuolo ed in particolare su eventuali opere o ricettori superficiali presenti nelle vicinanze» si legge.
Viene chiesto quindi ai progettisti di aggiornare dati e analisi e di installare nuove sonde.
VENTO
La documentazione va aggiornata e approfondita, dice il Consiglio. Quella presentata non mostra una validazione robusta della distribuzione statistica degli eventi estremi, delle raffiche, delle componenti direzionali e degli intervalli di confidenza dei livelli di ritorno.
Il Consiglio riconosce, come fa in altri punti, un lavoro in ogni caso non comune dei progettisti. Apprezza, ad esempio, che i test in galleria del vento siano stati condotti in quattro diversi laboratori sperimentali. «Una pratica apprezzabile e non usuale a livello progettuale» si rimarca.
Tuttavia i risultati ottenuti mostrano, tra loro, incoerenze e incertezze. SI prescrive quindi una nuova analisi di tutti i dati.
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