Il Comune di Ricadi
4 minuti per la letturaSfocia a processo l’inchiesta sulla gestione finanziaria dell’ente che vede imputati il sindaco Domenico Locane, il suo predecessore, Nicola Tripodi oltre ad altri amministratori e funzionari del Comune di Ricadi. Contestate a vario titolo presunte irregolarità per oltre 4,3 milioni di euro e 11 delibere di Giunta. Il processo si aprirà il 4 maggio 2027 davanti al Tribunale collegiale di Vibo
VIBO VALENTIA – Il sindaco di Ricadi, Domenico Locane, e il suo predecessore, Nicola Antonio Tripodi, dovranno affrontare il processo per le presunte irregolarità nella gestione dei conti comunali e nell’approvazione di una serie di atti amministrativi. Il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Vibo Valentia ha disposto il rinvio a giudizio di tutti gli undici imputati coinvolti nell’inchiesta, al termine di un’udienza preliminare caratterizzata da diversi rinvii. Il dibattimento prenderà il via il 4 maggio 2027 davanti al Tribunale collegiale di Vibo Valentia.
GLI ALTRI IMPUTATI
Oltre all’attuale sindaco e al suo predecessore, rinviati a giudizio Vincenzo Calzona, 70 anni, all’epoca responsabile dell’Area tecnica, e il segretario comunale Filippo Potenza, 47 anni, gli ex assessori Albino Mollo, 65 anni, Luana Mazzitelli, 45 anni, e Francesca Loiacono, 33 anni, oltre agli ex consiglieri comunali Domenico Tomaselli, 37 anni, Nicola La Sorba, 57 anni, Andrea Soriano, 36 anni, e Daniele Piraino, 41 anni. Tra gli imputati compaiono dunque anche amministratori che ricoprono attualmente ruoli nella vita politica e amministrativa del Comune, tra cui il vicesindaco La Sorba, l’assessore Tomaselli e la consigliera di maggioranza Mazzitelli.
Le contestazioni, a vario titolo, riguardano il reato di falsità ideologica in atti pubblici in concorso. Tutti gli imputati rispondono del capo d’accusa relativo al bilancio comunale, mentre le ulteriori contestazioni riguardano singole deliberazioni della Giunta approvate nel 2022 e coinvolgono gruppi diversi di amministratori e funzionari.
Al centro dell’inchiesta ci sono, in particolare, le presunte rappresentazioni non veritiere della situazione finanziaria dell’ente e l’apposizione, ritenuta fittizia dalla Procura, dei visti di regolarità contabile su undici delibere. Accuse che dovranno ora essere vagliate nel corso del dibattimento, nel quale gli imputati potranno esercitare pienamente il proprio diritto di difesa.
I 4,35 MILIONI DI EURO CONTESTATI NEL BILANCIO COMUNALE
Il primo filone riguarda due provvedimenti del 2022: la delibera di Giunta numero 77 del 28 giugno, con cui venne approvato lo schema del bilancio di previsione 2022-2024, e la delibera consiliare numero 14 del 9 settembre, relativa all’approvazione del bilancio e alla salvaguardia degli equilibri per l’esercizio 2022.
Secondo la ricostruzione accusatoria, i documenti avrebbero rappresentato in maniera non veritiera la situazione finanziaria del Comune per un importo complessivo di 4.354.045,61 euro. La cifra comprende 1.668.800 euro di maggiori entrate contestate e 2.685.245,61 euro di passività che, secondo la Procura, non sarebbero state adeguatamente rappresentate.
Sul fronte delle entrate, l’attenzione degli inquirenti si concentra soprattutto su 1.454.000 euro di proventi dell’acquedotto comunale che, secondo l’accusa, avrebbero dovuto essere imputati all’esercizio 2021, oltre ad altre poste per 214.800 euro.
Quanto alle passività, sono indicati 90.475 euro per l’esproprio del parcheggio di Riaci, 1.418.448,28 euro relativi al depuratore di Argani e 1.176.322,33 euro per cartelle riguardanti la depurazione fognaria. Il debito relativo all’impianto di Argani, riferito al periodo compreso tra il 2013 e il 2020, venne riconosciuto dal Consiglio comunale nel marzo 2023. Per la Procura, tuttavia, avrebbe dovuto essere contabilizzato negli esercizi di competenza o, quantomeno, nel bilancio 2022.
LE 11 DELIBERE E I VISTI CONTABILI
Il secondo filone riguarda undici deliberazioni della Giunta comunale approvate tra gennaio e giugno 2022. Secondo l’ipotesi accusatoria, gli atti avrebbero riportato come acquisito il visto di regolarità contabile, nonostante il responsabile dell’Area economico-finanziaria e tributi non lo avesse apposto.
Tra i provvedimenti contestati figurano interventi per il recupero del borgo di Santa Domenica, la messa in sicurezza della viabilità tra Capo Vaticano e Ciaramiti e la sostituzione di una condotta a Petto Bianco. Nel fascicolo compaiono anche la concessione dell’impianto sportivo di Bagneria, il progetto di ampliamento della casa del guardiano del faro destinata ai servizi per le persone con disabilità, atti relativi alla manutenzione del verde pubblico e al piano delle pari opportunità.
Le contestazioni riguardano inoltre richieste di contributi per le manifestazioni estive e per le spese di progettazione di interventi di messa in sicurezza, oltre alla nomina di un legale per un contenzioso.
LA DENUNCIA E LE PERQUISIZIONI DELLA GUARDIA DI FINANZA
L’indagine, condotta dalla Guardia di Finanza, ha preso avvio dalla denuncia presentata da Mirella De Vita, all’epoca responsabile dell’Area economico-finanziaria del Comune. La funzionaria si sarebbe opposta al riconoscimento di debiti fuori bilancio per circa cinque milioni di euro.
Il 17 luglio 2024 le Fiamme Gialle hanno eseguito perquisizioni negli uffici comunali e in alcune abitazioni, acquisendo documentazione contabile e amministrativa. Tra gli elementi raccolti e richiamati nell’impianto accusatorio figura anche la consulenza tecnica firmata da Roberto D’Andrea e depositata nel giugno 2025.
IL COLLEGIO DIFENSIVO
Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Antonino Tripodi e Carmine Pandullo per Nicola Antonio Tripodi; Giovanni Vecchio per Francesca Loiacono e Vincenzo Calzona; Torindo Bonasera e Domenico Colaci per Filippo Potenza. Tommaso Zavaglia e Alessio Colistra assistono Domenico Tomaselli, Domenico Locane e Luana Mazzitelli. Giuseppe Bagnato difende Albino Mollo; Patrizio Cuppari e Domenico Colaci Nicola La Sorba; Michelangelo Mirabello e Caterina Varvaglione Andrea Soriano; Torindo Bonasera e Claudia Romano Daniele Piraino.
Con il rinvio a giudizio si apre ora la fase dibattimentale, nella quale saranno esaminate le contestazioni relative alla formazione del bilancio e alle deliberazioni della Giunta. Sarà il processo a stabilire eventuali responsabilità penali degli imputati, che restano presunti innocenti fino a sentenza definitiva.
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