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Sanità in Calabria, via libera al piano di rientro in Conferenza Stato-Regioni. Il documento traccia la road map. Azienda zero al centro, più assunzioni e riduzione della mobilità passiva.
VIA libera al Piano di rientro 2026-2028 della sanità calabrese. Dopo il sì della Giunta regionale dello scorso 7 luglio, ieri è arrivato anche l’ok della Conferenza Stato-Regioni, che ha sancito l’accordo raggiunto tra il ministero della Salute, il ministero dell’Economia e la Regione Calabria. Un passaggio considerato decisivo nel percorso che dovrebbe accompagnare il Servizio sanitario regionale verso l’uscita dal commissariamento, in vigore ormai da oltre quindici anni. Il disco verde segue l’adunanza della sezione di controllo della Corte dei Conti che due giorni fa ha dichiarato che non c’era «luogo a pronuncia» sulla richiesta di visto alla fine del commissariamento della sanità calabrese chiesto dal Consiglio dei ministri. Insomma, nessun rilievo, nessuno stop. La Conferenza delle Regioni, nella seduta di ieri, ha poi sollecitato di nuovo una riflessione più ampia sul futuro dei Piani di rientro, per definire criteri e tempi certi per la conclusione dei commissariamenti.
IL NUOVO PIANO DI RIENTRO DELLA SANITÀ IN CALABRIA
Il documento fissa il percorso con cui la Regione punta a chiudere una stagione di oltre quindici anni di gestione straordinaria. Il documento, che supera la logica del solo contenimento della spesa, individua in Azienda Zero il fulcro della riorganizzazione del sistema sanitario, affidandole la gestione centralizzata del reclutamento del personale e dei sistemi digitali. Tra il 2010 e il 2021, ricorda il Piano, la sanità calabrese ha perso il 24% del personale, contro una media nazionale del 4%, e il rafforzamento degli organici rappresenta uno degli obiettivi prioritari del triennio. Un altro capitolo riguarda la prevenzione e la rete territoriale.
La Regione punta a raggiungere entro il 2027 i target nazionali degli screening oncologici anche grazie ai fondi del Piano nazionale Equità, mentre gli investimenti del Pnrr dovranno consentire l’attivazione delle 62 Case della Comunità e dei 20 Ospedali di Comunità previsti sul territorio. Il Piano stima che il funzionamento della nuova rete richiederà un incremento del costo del personale di circa 19,5 milioni di euro e l’inserimento di circa 504 infermieri, oltre alle altre figure professionali previste.
POTENZIAMENTO DELL’EMERGENZA E RISANAMENTO ECONOMICO
Restano centrali anche il potenziamento del sistema dell’emergenza-urgenza, con l’obiettivo di portare da 75 a 80 le postazioni territoriali del 118 nel biennio 2026-2027, il rafforzamento del servizio di elisoccorso e della formazione degli operatori, e il miglioramento dell’assistenza nei Pronto soccorso. Sul fronte economico il Piano punta alla certificabilità dei bilanci, dopo la ricognizione del debito sanitario pregresso al 31 dicembre 2020, pari a 873 milioni di euro, di cui l’89% già definito secondo il documento. Tra gli obiettivi figura anche la riduzione della mobilità sanitaria passiva, oggi quantificata in circa 50mila ricoveri ordinari l’anno, attraverso accordi con le principali regioni di destinazione dei pazienti (Lombardia, Emilia-Romagna, Sicilia e Puglia) e il rafforzamento dell’offerta sanitaria regionale. L’obiettivo economico è il recupero di 15 milioni di euro annui a regime dal 2028, puntando sul rientro degli interventi di media complessità che possono essere trattati con qualità nelle strutture regionali.
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