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Sindacati e opposizioni insorgono all’ipotesi di Vito Bardi in Parlamento. Dal Pd al M5s l’accusa è unanime: «Esperienza di centrodestra al capolinea, si vada subito al voto». La contrarietà delle parti sociali, temono la paralisi dei tavoli sulle emergenze. Lo scenario dopo l’elezione del Governatore a segretario regionale di FI,
E se Vito Bardi stesse preparando il terreno per un trasferimento a Roma? L’ascesa alla segreteria lucana di Forza Italia alimenta l’ipotesi di una corsa al Parlamento per il prossimo anno, proiettando l’ombra di una conclusione anticipata della legislatura. Davanti a questa prospettiva, i sindacati e i partiti di minoranza fanno muro, temendo l’abbandono dei dossier più caldi della regione. La prospettiva di un trasloco per l’ex generale agita le forze sociali, preoccupate da uno stop amministrativo che lascerebbe irrisolte le emergenze economiche. Mentre il centrodestra blinda il presidente, le opposizioni denunciano il rischio di una paralisi.
Vincenzo Tortorelli, segretario generale Uil Basilicata, rimette al centro le urgenze reali della comunità: «Non posso fare valutazione sulle scelte del governatore Bardi, però la nostra posizione è chiara, vogliamo che continui a governare la Basilicata mettendo al centro le priorità, aprendo al confronto con le parti sociali. In questa fase la priorità non è una candidatura alle politiche del prossimo anno, questa legislatura deve portare avanti gli impegni precisi verso il popolo lucano.
PER L’IPOTESI DI VITO BARDI IN PARLAMENTO: L’APPELLO DEI SINDACATI CONTRO LA CRISI
Lavorare alle questioni più importanti. Pensare a una regione in campagna elettorale è una follia quando abbiamo problematiche incombenti come lavoro, automotive, petrolio, aree interne, sanità, temi che dobbiamo affrontare, altrimenti il quadro rischia di complicarsi ulteriormente. Con il prezzo del carburante che continua a crescere e il costo della vita che pesa sulle spalle dei lavoratori, questo è il momento di lavorare per la Basilicata e di confrontarsi. Anzi, ora il presidente Bardi, in qualità anche di segretario regionale del partito, ha assunto una doppia responsabilità nei confronti dei lucani e della Basilicata».
Dal vertice della Cgil regionale, Fernando Mega evidenzia l’evidente distacco dei politici dalle necessità lavorative e sferza i meccanismi della rappresentanza calata dall’alto: «Non entro nel merito delle questioni interne ai partiti. Rivolgo il mio augurio al presidente Bardi per l’elezione a segretario regionale, ma non mi avventuro in ulteriori dinamiche che non mi sono note, non saprei dire se la nomina di Bardi è propedeutica ad altro. Di certo, attualmente vedo una regione in grande difficoltà, con problematiche che sono sotto gli occhi di tutti e intanto i politici sono protesi a cosa devono fare dopo e non cosa devono fare ora. Ma questo è un problema che riguarda buona parte degli esponenti di tutti i partiti. Basta guardare la rappresentanza lucana in Camera e Senato, su sette parlamentari, quattro sono di fuori regione e la provincia di Matera non esprime niente. Molte decisioni vengono prese dall’alto».
PER L’IPOTESI DI VITO BARDI IN PARLAMENTO: I TIMORI DI CRISI AL BUIO E GLI EQUILIBRI DELLA MAGGIORANZA
I timori di una crisi al buio e i precari equilibri della maggioranza sono rimarcati dal leader della Cisl regionale, Vincenzo Cavallo, che guarda con terrore alle manovre di palazzo: «Se si dovesse andare nella direzione di una candidatura di Bardi è normale che si aprirebbe una discussione di non semplice soluzione. E in questa fase, aprire una crisi e andare a fare una campagna elettorale sarebbe davvero complicato. In Basilicata abbiamo bisogno di un governo stabile e operativo, in grado di trovare soluzione ai problemi della nostra gente. Fare una campagna elettorale comporta seri rischi. La fotografia della politica regionale è particolare, attualmente la maggioranza di Bardi si regge perché c’è Pittella, con Azione che non è legata a livello nazionale. Quindi, se Pittella decide di cambiare, tutti gli equilibri vengono messi in seria discussione. Certo è che anche dall’altro schieramento le idee non sembrano ugualmente chiare. E a pagarne le conseguenze di tutta questa situazione, come al solito, sarebbero i cittadini lucani. Ci auguriamo che il prossimo anno la scelta di Fi cada su altri candidati e questa giunta possa continuare a governare e seriamente».
Sul versante politico, l’opposto fronte consiliare attacca duramente, giudicando il disimpegno del governatore come la certificazione del totale fallimento del centrodestra.
LE ACCUSE DEL M5S E LA RICHIESTA DI URNE RAPENTINE DAL PD
Le consigliere del Movimento 5 Stelle, Alessia Araneo e Viviana Verri, delineano uno scenario di stanchezza amministrativa: «L’ipotesi di una candidatura del presidente Bardi alle politiche era nell’aria da tempo e la sua nomina alla segreteria regionale sembra avvalorarla. Un segnale di stanchezza del governatore dopo sette anni di gestione – spiega Verri –. Appare quasi una fuga, in particolare da quest’ultima difficoltosa legislatura. Parliamo del deficit sanitario, dei fondi sottratti al bonus gas, del ticket farmaceutico. Senza poi considerare gli appuntamenti futuri come la scadenza delle concessioni energetiche. Credo che Bardi tenti la volata verso un nuovo incarico piuttosto che trovarsi a gestire situazioni difficili con una maggioranza poco coesa, con Azione e le continue dichiarazioni poco allineate con la maggioranza. Ormai il governatore si vede poco in consiglio, non interviene sulle questioni importanti, è molto stanco, evidentemente ha poca voglia di continuare e pensa alla “pensione” piuttosto che rimanere ostaggio della sua maggioranza».
Il Pd invoca le urne repentine, bollando l’avventura di governo come un’esperienza al capolinea. Il capogruppo dem Piero Lacorazza inchioda la maggioranza: «Prima si vota, meglio è. Non smentisce un’ipotesi di candidatura al Parlamento il presidente Bardi. È l’ammissione di un fallimento e di non reggere più, dopo anni, la sfida del governo, del governo del presente e del futuro della Basilicata».
PER L’IPOTESI DI VITO BARDI IN PARLAMENTO: IL CENTRODESTRA SOTTO SCACCO E LE MOSSE DEL CENTROSNISTRA
Secondo il capogruppo, con questa dichiarazione, il presidente Bardi ha messo di spalle al muro il centrodestra «tenendo ancor di più sotto scacco i consiglieri regionali stretti dal rischio di un voto anticipato e dal possibile allineamento tra assetto di coalizione nazionale e regionale, con la variabile del neo partito del generale Vannacci. Con questa dichiarazione per una possibile candidatura al Parlamento, la Regione è più debole, in un contesto preoccupante di condizione economica e di crisi industriali, una sanità che registra 60.000 lucani che rinunciano alle cure e una fragilità nella trattativa con le compagnie petrolifere e lo Stato, vista la scadenza delle concessioni petrolifere. La fuga è la prova che il centrodestra è al capolinea». In questo clima si inserisce il richiamo di Angelo Chiorazzo (Basilicata Casa Comune): «Renzi apre a un progetto comune nel centrosinistra? In Basilicata alle parole seguano i fatti».
Nell’ipotesi di elezioni anticipate, il consigliere auspica un centrosinistra compatto. «Se davvero si vuole lavorare alla costruzione di un progetto comune, occorre innanzitutto fare chiarezza sulle collocazioni politiche. In Basilicata Italia Viva ha scelto di sostenere il governo regionale di centrodestra guidato da Vito Bardi. È una contraddizione politica che non può essere ignorata mentre, a livello nazionale, si indica la prospettiva di un centrosinistra unito. Per questo – conclude Chiorazzo – accogliamo con interesse le parole di Renzi, ma aspettiamo atti conseguenti. Perché senza scelte coerenti, le parole restano fondamenta troppo evanescenti per costruire qualcosa».
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