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I carabinieri della Compagnia di Cirò Marina svolsero le indagini

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La sentenza del Tribunale di Crotone dopo quasi 10 anni dall’operazione Clone contro il traffico di auto estere a Cirò Marina


CIRÒ MARINA – Era il settembre del 2017 quando l’intuizione di un carabiniere della Compagnia di Cirò Marina, che aveva notato anomalie sul numero di telaio di una vettura durante un normale controllo, diede il via all’inchiesta ribattezzata “Clone”. Un’indagine coordinata dalla Procura di Crotone che portò alla luce un sofisticato traffico internazionale di automobili rubate, contraffatte e fatte arrivare dalla Spagna fino alla Calabria e a Torino.

A distanza di anni da quel blitz che svelò il mercato drogato gestito tra Crotone, Cirò Marina e la Campania, il Tribunale penale di Crotone ha condannato cinque persone e ne ha assolte altre cinque.

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Il meccanismo illecito

L’inchiesta originaria aveva svelato un meccanismo ben oliato: i veicoli, trafugati principalmente in Campania e “ripuliti”, venivano modificati da carrozzieri in grado di alterare i numeri di telaio adattandoli a quelli di vetture analoghe regolarmente circolanti in Spagna. Grazie alla complicità di agenzie di disbrigo pratiche, tra cui quella facente capo all’imputato chiave Francesco Maietta, le auto venivano reimmatricolate in Italia simulando l’arrivo dalla penisola iberica, aggirando i controlli e consentendo la doppia circolazione di auto “gemelle” (una in Spagna e una in Italia).

Nel giudizio definito dal Tribunale di Crotone, le posizioni dei protagonisti si sono tuttavia diversificate tra pesanti condanne e pronunce di assoluzione.

La sentenza

Antonio Anania, già coinvolto nell’inchiesta antimafia Stige, rimedia la condanna più pesante, a 11 anni, 1 mese e 10 giorni di reclusione. Salvatore Papaianni, anch’egli coinvolto in procedimenti di mafia, è stato condannato a 8 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione. Francesco Maietta, titolare dell’agenzia di pratiche automobilistiche finita al centro del sistema, è condannato a 5 anni e 8 mesi di reclusione in relazione a otto pratiche. Per Maietta è però arrivata anche una corposa serie di assoluzioni per non aver commesso il fatto in relazione a quasi tutti gli altri capi d’imputazione originari. Pena sospesa, a 2 anni di reclusione ciascuno, per Gianluca Aloisio e Vincenzo Nigro.

Il Tribunale ha assolto perché “i fatti non costituiscono reato” Mirko Bettoni e Giacomo Pantaleone Elia. Formula assolutoria  piena, “per non avere commesso il fatto”, anche per Daniela Pucci e Olimpia Ifrim. Assolto perché “il fatto non sussiste” Salvatore Alfieri. Accolte, sia pure in parte, le richieste della pm Rosaria Multari ma anche quelle delle difese. Gli imputati erano assistiti dagli avvocati Graziella Maietta, Mario Lucente, Mario Nigro, Luigi Scaramuzzino.

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