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(Adnkronos) – L’Iran torna ad accusare l’Italia e lo fa con il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, che replica al nostro Paese ripostando un articolo in cui si afferma che la premier Giorgia Meloni ha negato di aver aiutato Stati Uniti e Israele nel conflitto con l’Iran, dopo le parole del segretario generale della Nato Mark Rutte sull’utilizzo delle basi italiane da parte Usa nel conflitto con Teheran.  

“Questa è una palese contraddizione e un argomento fallace mirato a eludere la responsabilità per la complicità in un grave atto illecito a livello internazionale: negare pubblicamente qualsiasi aiuto o assistenza agli aggressori, mentre si riconosce apertamente il sostegno ‘tecnico e logistico’ che ha consentito e facilitato la guerra di aggressione illegale condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran”, scrive Baqaei su X. Per il portavoce del ministero degli Esteri iraniano “fornire sostegno ‘tecnico e logistico’ agli aggressori non è altro che un contributo chiaro e diretto alla commissione di una guerra di aggressione illegale e facoltativa, un atto sfacciato di aggressione e una grave violazione del diritto internazionale”. 

“Abbiamo rispettato i nostri impegni, chiaramente cedendo le basi per attività che non erano cinetiche ma che erano di natura logistica e tecnica. E quando si sono prospettate delle richieste che esulavano da quel perimetro, noi non abbiamo concesso l’utilizzo, l’autorizzazione, come, ripeto, è ampiamente noto”, aveva detto Meloni. 

Sul fronte dei colloqui tra Washington e Teheran, “è in programma per il mese di luglio un nuovo round di negoziati diretti tra Usa e Iran nella capitale del Qatar, Doha”. A dare l’annuncio è l’emittente Al Arabiya, citando fonti proprie, secondo le quali i colloqui “si concentreranno principalmente sulla questione dei fondi iraniani congelati all’estero a causa delle sanzioni internazionali”. In un secondo momento, il Pakistan ospiterà un ulteriore round di negoziati dedicato “specificamente al dossier nucleare iraniano”, rende noto la tv panaraba con sede a Dubai, che parla inoltre di una visita ufficiale in Iran del premier pakistano Shehbaz Sharif il prossimo 2 luglio.  

Inoltre, è stato istituito “un canale di comunicazione tra Iran e Stati Uniti riguardo allo Stretto di Hormuz”, rivela l’emittente iraniana all-news Press Tv, che trasmette in lingua inglese, citando una fonte di sicurezza, secondo cui “il canale è strettamente di natura diplomatica”. Le ultime news arrivano dopo ore segnate da nuove tensioni tra Teheran e Washington. L’Iran ha risposto agli Stati Uniti dopo i raid americani nella zona dello Stretto di Hormuz ed ha accusato Donald Trump di aver violato la pace. 

A loro volta gli Stati Uniti hanno effettuato nuovi raid aerei contro obiettivi iraniani nella zona dello Stretto di Hormuz. Il Centcom, il Comando centrale americano, annuncia che sono stati compiuti “ulteriori attacchi contro diversi obiettivi in Iran” in risposta all’azione condotta da Teheran contro una nave in transito nello Stretto. “Dopo gli attacchi statunitensi in risposta all’attacco iraniano alla Ever Lovely, all’Iran è stata data la possibilità di rispettare l’accordo di cessate il fuoco”. La Repubblica islamica, però, “ha scelto di non farlo lanciando un drone d’attacco unidirezionale che ha colpito la” nave “Kiku”. “La petroliera battente bandiera panamense stava transitando vicino allo Stretto di Hormuz con oltre due milioni di barili di petrolio greggio”. Gli Usa, quindi, “hanno lanciato attacchi in risposta diretta alla continua aggressione iraniana contro il trasporto marittimo commerciale”. Aerei militari statunitensi hanno preso di mira infrastrutture iraniane destinate alla sorveglianza militare, sistemi di comunicazione, siti di difesa aerea, depositi di droni e mezzi posa mine. Il Centcom conclude assicurando che “il transito delle navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz prosegue” e che “le forze statunitensi restano vigili e pronte all’azione”. 

Le dichiarazioni che arrivano dall’America confermano la linea di rivendicazioni seguita finora. “Se facciamo l’accordo finale allora va alla grande, se non lo facciamo, il loro programma nucleare rimane distrutto, loro rimangono un Paese molto più debole, quindi la mia posizione è che l’America vince in ogni caso”, ha detto JD Vance, intervistato da Bill Maher, difendendo l’accordo raggiunto da Trump con l’Iran e sottolineando che l’aumento del passaggio del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz è “un segnale che qualcosa di concreto sta succedendo”. 

L’intervista del vice presidente, che comunque ha ammesso che l’accordo del cessate il fuoco sarà “sempre un po’ caotico dato che si ha a che fare con gli iraniani”, è andata in onda poche ore prima che Iran e Usa si scambiassero attacchi nella più seria escalation da quando è stato firmato il memorandum di intesa che ha avviato il periodo di 60 giorni di negoziati. 

Sul versante libanese a tenere banco è l’accordo quadro con Israele annunciato a Washington, “umiliante, vergognoso, una rinuncia alla sovranità”, secondo Naim Qassem, leader di Hezbollah. “Questo accordo è nullo e le disposizioni del memorandum d’intesa iraniano-americano devono essere attuate”, ha incalzato, accusando le autorità di Beirut per quello che considera un “errore grave”. Proteste si sono registrate in diverse aree del Paese contro la firma dell’accordo. 

Benjamin Netanyahu ha salutato l’accordo quadro con il Libano come “un risultato storico per Israele” che permette di progredire verso la fine del conflitto e apre alla prospettiva di “un eventuale accordo di pace tra Israele e il Libano”. Parlando in una conferenza stampa, il premier israeliano ha affermato che l’accordo è “una grande sconfitta” per l’Iran ed Hezbollah, aggiungendo che permette a Israele di mantenere una zona di sicurezza in Libano fino a quando sarà necessario per la sicurezza di Israele. 

Per Netanyahu l’accordo garantisce a Israele la possibilità di “contrastare ogni minaccia rivolta ai militari israeliani”. “La nostra libertà di azione è la libertà di contrastare ogni minaccia contro i nostri soldati”, ha detto il premier, spiegando che le Idf hanno ordini chiari, “avete non solo il diritto di agire, ma anche l’obbligo di agire contro ogni minaccia immediata”. 

Israele continuerà a mantenere una zona di sicurezza in Libano “fino a quando Hezbollah e altri gruppi non saranno disarmati, fino a quando non ci saranno più minacce per Israele dal Libano”, ha sottolineato Netanyahu, affermando che l’Iran voleva imporre il ritiro delle forze israeliane dal sud del Libano, ma lui ha resistito, indicando a riprova di questo le critiche espresse da Iran ed Hezbollah per l’accordo. 

Netanyahu ha confermato che Israele si ritirerà da due piccole aree che attualmente controlla nel sud del Libano con quello che ha definito un progetto pilota. Ma ha mostrato su una mappa che una di queste aree si trova all’esterno della zona di sicurezza e un’altra sul confine in un’area che le forze israeliane non hanno più bisogno di controllare. 

 

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