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un presidio Fiom Cgil nel sito di Melfi

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Pmc e Brose, siglato l’accordo: Piano per 150 lavoratori: I termini prevedono che C Costruzioni rilevi i rami d’azienda delle società, salvaguardando i posti di lavoro.


L’intesa siglata al Ministero delle Imprese e del Made in Italy scioglie definitivamente il nodo sui lavoratori Pmc Automotive e Brose Automotive di Melfi. Con il patto stretto a Roma, infatti, C Costruzioni si è impegnata ad assorbire i dipendenti dei siti lucani, così da tutelare tutte le 150 risorse coinvolte e i loro posti di lavoro, finiti al centro della tempesta ormai un anno fa, quando era stata annunciata la cessazione delle attività e il subentro della compagnia attiva nel settore delle opere stradali. Con questo accordo, ha spiegato il ministro Adolfo Urso, «portiamo a soluzione due vertenze complesse», salvaguardando la stabilità di oltre cento famiglie e, soprattutto, «un patrimonio di competenze essenziale per il futuro industriale del territorio. Si apre ora una concreta prospettiva di rilancio produttivo per il territorio».

L’orizzonte temporale, ora, indica il mese di settembre come prima scadenza per la formalizzazione di un accordo che ha visto impegnate direttamente le parti sindacali interessate e le rappresentanze delle aziende coinvolte, le quali hanno lasciato aperta la possibilità, per ulteriori venti lavoratori, dell’uscita incentivata. Anche il Ministero ha già fissato una prima scadenza, calendarizzata al 23 novembre prossimo con la convocazione di un primo incontro di monitoraggio.

PMC E BROSE, SIGLATO L’ACCORDO: LA SODDISFAZIONE DEI SINDACATI E IL RUOLO DELLA MOBILITAZIONE

L’intesa sul futuro dei lavoratori ha incontrato la soddisfazione dei sindacati coinvolti. Fiom Cgil parla apertamente di «una delle vertenze più difficili e significative degli ultimi anni per il territorio di Melfi» ma, contestualmente, di un «risultato che ha un nome preciso: la determinazione dei lavoratori. Per dieci lunghi mesi le lavoratrici e i lavoratori della PMC-Brose sono stati in presidio ai cancelli dello stabilimento. Quel presidio è diventato il simbolo di una comunità che ha scelto di lottare». Secondo il sindacato, l’accordo «rappresenta una conquista importante perché tutela l’occupazione e apre una concreta prospettiva di reindustrializzazione del sito. Questo risultato è una conquista della mobilitazione costante e dell’azione sindacale portata avanti in questi mesi, fino al tavolo ministeriale».

LE REAZIONI DI FISMIC CONFSAL SULLA RICONVERSIONE INDUSTRIALE

Per Sara Rinaudo e Pasquale Capocasale, rispettivamente segretario generale e segretario regionale di Fismic Confsal, «dopo oltre un anno di incertezza, arriva finalmente un passaggio fondamentale per la tutela dell’occupazione e per il futuro industriale di Melfi. È un risultato significativo, che ora deve tradursi rapidamente in fatti concreti. Salvaguardia del lavoro, riconversione industriale ed economia circolare rappresentano una prospettiva positiva. Adesso servono tempi certi, investimenti concreti e formazione adeguata, perché tutti gli impegni assunti diventino realtà».

PMC E BROSE: IL MONITORAGGIO SULL’ACCORDO E I PROSSIMI PASSAGGI ISTITUZIONALI

La speranza comune è che alla stretta di mano segua una cooperazione coordinata, affinché i risultati inizino a essere tangibili già alla fine dell’estate in corso. In questo senso, entrambe le sigle sindacali hanno fatto sapere che continueranno a monitorare sull’applicazione dei termini dell’accordo, fissando al 23 novembre la data del prossimo punto. L’obiettivo, resta garantire tutela assoluta ai lavoratori ma anche un piano preciso di reindustrializzazione per il sito di Melfi, ritenuto centrale per lo sviluppo economico della Basilicata.

A tal proposito, anche le consigliere del Movimento 5 stelle, Alessia Araneo e Viviana Verri, ricordando i presidi “sotto le tende” che hanno contraddistinto la protesta operaia, hanno posto l’accento sulla collaborazione dei lavoratori coinvolti: «In questi mesi hanno accettato la revisione dell’accordo sulle uscite incentivate. Chi era prossimo alla pensione ha accettato di anticipare l’uscita dal lavoro. Gli impiegati, che nel nuovo progetto industriale non trovavano posto perché la società subentrante ha chiesto esclusivamente personale operaio, hanno dato la propria disponibilità a rientrare in fabbrica con la qualifica di operaio, rinunciando a un inquadramento costruito in anni di lavoro: chi sa cosa significa una qualifica nella vita di una persona capisce il peso di quella scelta.

E in nove mesi di presidio non c’è stato un solo episodio che qualcuno abbia potuto usare contro di loro. Una lotta condotta con un ordine, una dignità, ma anche una totale determinazione che oggi trovano un riconoscimento concreto». A fronte di una «risposta scritta», tuttavia, «restano da completare due passaggi che non dipendono dai lavoratori e che continueremo a seguire: il perfezionamento di tutti gli atti definitivi, fissato entro il 30 settembre, e lo svuotamento del capannone dalle attrezzature ancora di proprietà Stellantis, per il quale è stata indicata la data del 31 ottobre».

PMC E BROSE, SIGLATO L’ACCORDO: IL COMMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO

Plauso all’intesa anche dal Partito democratico, col capogruppo, Piero Lacorazza, a riconoscere «innanzitutto alla lotta degli operai, nella condizioni sottoscritte, uno strumento a difesa di un diritto ma anche nelle Istituzioni il senso di un’attenzione e di un impegno. Ma a tutto ciò va aggiunto l’azione del Governo regionale e del Ministero. Gli sviluppi dell’accordo seguiranno ma credo sia importante sottolineare l’unità nella lotta, nelle e con le Istituzioni perché quando si salvano posti di lavoro e famiglie, seppure nelle condizioni determinatesi, è giusto riconoscere valore e merito a tutti».

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