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La quinta sezione penale della Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di Gregorio Lillo Odoardi e Davide Francesco Trunzo. Confermata l’ordinanza del Tribunale di Lamezia Terme che autorizza l’accesso del presidente Giovan Battista Odoardi Lillo alla sede del Consorzio Agricolo Scavigno.
NOCERA TERINESE – La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da Gregorio Lillo Odoardi e Davide Francesco Trunzo contro l’ordinanza del Tribunale di Lamezia Terme del 17 aprile 2025. La Corte ha inoltre condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di 3.000 euro ciascuno.
La vicenda ruota attorno all’accesso del presidente Giovan Battista Odoardi Lillo nella sede del Consorzio Agricolo Scavigno che, allo stato, è attivo e continua la sua attività nonostante gli ostacoli evidenziati.
Il tribunale autorizzava il presidente di accedere nella sede consortile
Il Consorzio precisa che il provvedimento del 9 aprile 2025, regolarmente notificato, autorizzava Giovan Battista Odoardi Lillo, indicato nella sentenza come legale rappresentante del Consorzio, ad accedere alla sede consortile per svolgere l’attività amministrativa e di gestione nei giorni e negli orari stabiliti dal giudice.
Il presidente aveva quindi tentato di accedere ai locali del Consorzio. Ma, secondo quanto riferito dall’ente, sarebbe stato ripetutamente ostacolato da un gruppo composto da Gregorio Lillo Odoardi, Davide Francesco Trunzo, Barbara Spalletta, Danilo Trunzo e Pina Cairo.
L’ordinanza per la restituzione delle chiavi
A fronte delle difficoltà emerse, il Tribunale di Lamezia Terme aveva adottato l’ordinanza del 17 aprile 2025. Disponendo la restituzione delle chiavi dei locali a Giovan Battista Odoardi Lillo e l’eventuale spostamento dei cani presenti nella sede, qualora ne fosse derivato un impedimento all’accesso ai locali adibiti a cantina. Il Consorzio chiarisce che proprio quest’ultimo provvedimento, relativo alle chiavi e allo spostamento dei cani, non sarebbe stato notificato direttamente all’ente né al presidente. Il Consorzio dichiara di esserne venuto a conoscenza soltanto recentemente, attraverso l’esame effettuato dal proprio legale delle pronunce della Corte di Cassazione.
La Suprema Corte ha ritenuto l’ordinanza del 17 aprile un provvedimento esecutivo e accessorio rispetto a quello del 9 aprile, adottato dal Tribunale per rendere concretamente attuabile l’autorizzazione all’accesso. Secondo la posizione del Consorzio, nonostante i provvedimenti giudiziari, le chiavi non sarebbero state restituite e l’accesso alla sede sarebbe stato ostacolato. L’ente sottolinea tuttavia di essere tuttora attivo e di proseguire la propria attività nonostante le difficoltà denunciate.
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Garantire la continuità della gestione
Il Consorzio Agricolo Scavigno ribadisce la volontà di garantire la continuità della gestione, tutelare i propri beni e assicurare il rispetto delle decisioni dell’autorità giudiziaria. Il Consorzio, infine, si riserva di tutelare in ogni sede competente la propria operatività, i propri beni e il diritto alla corretta esecuzione dei provvedimenti giudiziari.
La precisazione
Riceviamo e pubblichiamo dal sig, Gregorio Lillo Odoardi:
La pronuncia menzionata dal Quotidiano del Sud nell’articolo del Giornalista Pasquale Rettura il 25 Settembre ore 09:36 riguarda una fattispecie già definita con la revoca dell’autorizzazione al Consorzio agricolo Scavigno (allegato 1 revoca) di accedere nei capannoni proprietà esclusiva di Gregorio Lillo Odoardi (Azienda Agricola dr. G.B. Odoardi ) con contestuale rinvio a giudizio di Giovambattista Odoardi Lillo ( Consorzio Agricolo Scavigno). A ciò si aggiunga che in seguito all’incendio del Giugno 2025 il capannone e tutto il compendio aziendale è stato restituito al dott. Gregorio Lillo Odoardi ( allegato 2 riconsegna), non avendo il Consorzio alcun titolo sui beni oggetto della controversia.
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