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Al PolMeeting 2026, il comandante della Polizia Locale di Ascoli Satriano, Michele Dalessandro, ha affrontato uno dei temi più delicati della sicurezza urbana: come distinguere il divertimento dalla malamovida, documentare i danni e intervenire prima che il fenomeno si consolidi. «Il buon senso deve guidare cittadini, gestori e amministrazioni», ha osservato il comandante.
COSENZA – Quando la movida si trasforma da occasione di incontro e divertimento in una fonte di rumore, disagio e conflitti con i residenti? E soprattutto: come può un’amministrazione intervenire in maniera efficace, senza affidarsi a provvedimenti tardivi o a interventi isolati? È attorno a queste domande che si sviluppa il confronto sulla “malamovida”, uno dei temi centrali per chi è chiamato a garantire la sicurezza e la vivibilità degli spazi urbani. Un argomento che ha trovato spazio nel programma di riflessione e formazione del PolMeeting 2026, il meeting nazionale della Polizia Locale e della Pubblica Amministrazione, in corso il 15 e 16 ottobre in piazza Bilotti, a Cosenza.
La tredicesima edizione dell’appuntamento riunisce circa 70 relatori e vede attesi oltre mille partecipanti, con l’obiettivo di mettere in dialogo operatori, amministratori e professionisti sui problemi concreti delle città. La malamovida rappresenta, in questo quadro, un banco di prova significativo: un fenomeno che richiede capacità di ascolto, raccolta di elementi oggettivi, programmazione e collaborazione tra istituzioni. A spiegare quali strumenti possano fare la differenza è Michele Dalessandro, comandante della Polizia Locale di Ascoli Satriano, in provincia di Foggia, che nella nostra intervista richiama l’attenzione sulla necessità di intervenire con metodo, distinguendo le singole segnalazioni dai problemi che si ripetono nel tempo.
Comandante, quali sono le principali difficoltà nell’accertare il nesso tra gli episodi legati alla movida e i danni lamentati da cittadini o attività commerciali?
«La prima difficoltà consiste nel distinguere le segnalazioni isolate, che possono riflettere percezioni soggettive, da quelle che evidenziano un problema ricorrente. Quando le stesse criticità vengono segnalate negli stessi giorni e nelle medesime fasce orarie, la reiterazione degli episodi consente di individuare un possibile nesso causale e di comprendere quando la movida si trasforma in un fenomeno di malamovida».
Quali prove e documenti dovrebbe raccogliere la Polizia Locale per ricostruire accuratamente un episodio dannoso?
«Individuo tre tipologie fondamentali di prove. La prima è la prova della conoscenza: bisogna ricostruire quando il problema è emerso e da quando l’amministrazione ne è venuta a conoscenza. La seconda è la prova della decisione, che permette di documentare quali strumenti siano stati scelti per affrontare il fenomeno, secondo criteri di proporzionalità ed efficacia. La terza è la prova della misurazione, necessaria per verificare se le misure adottate abbiano prodotto i risultati attesi. Se gli interventi si rivelano insufficienti, occorre correggerli o sostituirli con strumenti più incisivi».
In quali situazioni le ordinanze sindacali e le misure di regolamentazione delle attività notturne possono contribuire alla prevenzione dei danni?
«Le ordinanze sindacali possono essere strumenti efficaci se utilizzate preventivamente, quando il fenomeno è ancora in una fase iniziale. In questo modo, è possibile intervenire tempestivamente e contenere il problema prima che si consolidi. Se, invece, l’ordinanza viene utilizzata al posto di una programmazione organica, quando il fenomeno è ormai radicato, rischia di perdere efficacia. Diventa un pezzo di carta che dà l’impressione di aver fatto qualcosa, senza risolvere il problema. Anzi, si rischia di aggravarlo e renderlo ancora più difficile da gestire».
Come dovrebbe essere organizzata la collaborazione tra Polizia Locale, forze dell’ordine, uffici comunali e gestori dei locali?
«Questo è, a mio parere, uno dei punti più delicati. Nelle pubbliche amministrazioni capita che ciascuno tenda a difendere il proprio spazio e i propri interessi, secondo la logica del Cicero pro domo sua. Bisogna invece superare gli egoismi e comprendere che tutti giochiamo nella stessa squadra e perseguiamo il bene comune. Il coordinamento e la collaborazione non significano rinunciare alle proprie competenze o cedere sovranità, ma governare insieme un problema e raggiungere l’obiettivo in maniera più efficace».
Nei Comuni medio-piccoli, dove le risorse e gli organici sono spesso limitati, come si possono prevenire i conflitti legati alla malamovida?
«Nei Comuni medio-piccoli, dove gli organici sono spesso ridotti sia nelle Polizie Locali sia nelle altre forze dell’ordine, non sempre è possibile creare strutture organizzative complesse. È però fondamentale che ciascun soggetto sappia che cosa deve fare e in quale momento intervenire. Soprattutto nelle serate più critiche, conoscere i referenti da contattare e avere procedure operative chiare permette di affrontare rapidamente le situazioni problematiche, risparmiando risorse economiche e riducendo il dispendio di energie del personale».
Quali sono le regole fondamentali che i cittadini dovrebbero rispettare affinché la movida rimanga un’occasione di sano divertimento?
«La responsabilità deve partire dai cittadini, ed è questa la regola fondamentale. Occorre evitare di abbandonare bottiglie di vetro e rifiuti a terra, consumare alcolici con moderazione e non mettersi alla guida dopo aver bevuto. La guida in stato di ebbrezza, quando ne ricorrono i presupposti previsti dalla legge, costituisce reato. Rispettare queste regole significa tutelare la propria sicurezza e quella degli altri. Quando vengono sistematicamente trasgredite, diventa necessario ricorrere a misure di controllo e sanzione più incisive».
E quali responsabilità spettano ai gestori dei locali?
«Chi lavora e si guadagna da vivere merita il massimo rispetto. Quando sono costretto a sanzionare un’attività commerciale, lo faccio senza sottovalutare le conseguenze economiche per chi sta lavorando. Allo stesso tempo, però, i gestori devono comprendere che la libertà di esercitare un’attività economica non può compromettere il diritto di chi abita nelle vicinanze al riposo, alla tranquillità e alla salute. Il rispetto delle regole e delle esigenze dei residenti è una responsabilità imprescindibile».
Fino a che ora è possibile mantenere la musica ad alto volume? Esiste una regola valida per tutti i Comuni?
«Non esiste una regola unica valida ovunque: gli orari e i limiti dipendono dai regolamenti di polizia urbana e dalle disposizioni applicabili nei singoli Comuni. Queste regole devono comunque rispondere a criteri di ragionevolezza. Consentire musica ad alto volume fino alle tre del mattino in un giorno feriale, magari durante il periodo invernale, è una scelta che solleva evidenti perplessità anche sul piano del buon senso. È proprio il buon senso che dovrebbe guidare cittadini, gestori e amministrazioni, nel rispetto delle norme e della convivenza civile».
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