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Volontari e soccorritori in piena fase operativa dopo il terremoto che ha colpito il Venezuela: si spera in buone notizie sui corregionali lucani dispersi


Il cuore della Basilicata batte a Caracas: sono in centinaia in queste ore i volontari impegnati a tessere la rete di aiuti e scambi di informazioni tra l’Italia e il Sud America, dopo il sisma che ha colpito il Venezuela, nel tentativo di mettere in contatto le famiglie lucane con i congiunti emigrati in Venezuela. Un doppio impegno che vede da un lato le associazioni di comunità italo – venezuelane, in costante contatto con le autorità diplomatico-consolari presenti sul territorio e con l’Unità di Crisi della Farnesina, e i volontari arrivati in queste ore con due aerei per portare supporto medico, farmacologico e logistico.

Nelle piazze lucane la preoccupazione resta altissima per i numerosissimi corregionali residenti nei quartieri più colpiti. Città come Pescopagano, Maratea, Lagonegro e Rivello hanno storicamente visto intere generazioni emigrare verso il Paese sudamericano. Oggi quasi una famiglia su tre a Pescopagano ha parenti diretti a Caracas. Le associazioni dei lucani nel mondo cercano disperatamente notizie, mentre il silenzio dei telefoni alimenta il panico. L’eco del dramma riapre ferite mai del tutto rimarginate nel Mezzogiorno, richiamando alla mente i tragici eventi del 1980.

IL CASO DI ENZO CUOMO

È il caso emblematico di Enzo Cuomo, 63 anni, di sua moglie Trini Adrian, 53, e della figlia Isabella, 22. La famiglia è ufficialmente considerata dispersa sotto il crollo dell’edificio Petunia, nel quartiere Los Palos Grandes. I genitori di Enzo morirono proprio sotto le macerie della loro casa durante il sisma dell’Irpinia che devastò Laviano, legando tragicamente i due eventi. In questo scenario apocalittico risalta la straordinaria dedizione dei volontari e dei soccorritori italiani. Da ieri (28 giugno 2026) la macchina degli aiuti è entrata nella sua piena fase operativa.

I primi 36 operatori sanitari inviati d’urgenza dal Dipartimento della Protezione Civile sono stati attivamente suddivisi in tre ospedali del distretto di Caracas, inclusa una struttura militare. Il contingente speciale vede medici e infermieri specializzati lavorare senza sosta in contesti internazionali complessi e reparti di terapia intensiva. A loro si è unito un secondo aereo militare con i Vigili del Fuoco, tende e aiuti logistici. Il coraggio dei soccorritori ha già permesso il miracoloso salvataggio di un neonato estratto vivo dalle macerie.
I paesi lucani restano uniti in preghiera, attendendo con il fiato sospeso un cenno di vita dall’oceano.

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