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Qualità dell’aria in Basilicata, il rapporto “Mal’Aria” di Legambiente fotografa la situazione. Potenza chiamata a ridurre del 17% le polveri sottili ma il 2025 italiano è positivo
“Solo” 13 città fuori oltre i limiti giornalieri di polveri sottili. E, tra queste, nessuna situata in territorio lucano, con la sola Potenza a prendersi la raccomandazione, da parte di Legambiente, di ridurre di un ulteriore 17% il quantitativo di PM2.5 per allinearsi i parametri richiesti dall’Unione europea. Il che, a ogni modo, non significa che le notizie siano del tutto positive. Di sicuro, l’indagine “Mal’Aria di città 2026”, redatto dall’organizzazione, fotografa un’Italia che fa del suo meglio per abbattere il quantitativo di smog ma che, al contempo, è chiamata a un ulteriore sforzo per raggiungere gli standard necessari. Non solo per rispettare i dettami comunitari ma anche (e soprattutto) per garantire la tutela della salute ai propri cittadini. Se il bilancio del 2025 risulta uno dei migliori degli ultimi anni, i progressi (pur evidenti) risultano ancora lenti.
QUALITÀ DELL’ARIA, LE 13 MAGLIE NERE
Al momento, tra le 13 maglie nere, spiccano i casi di Palermo (prima nella classifica inversa), Milano, Napoli e Ragusa. Tuttavia, stando ai trend di riduzione del PM10, sono ben 33 i centri urbani che rischiano di non ottemperare agli obiettivi previsti per il 2030. Qualora tali standard fossero applicati già domani, il 53% delle città italiane sarebbero fuori dai limiti europei sul particolato PM10 e addirittura il 73% per il PM2.5. Un ulteriore 38%, sarebbe fuori norma rispetto al quantitativo di biossido di azoto.
SERVE ACCELERAZIONE DELLE POLITCHE ANTISMOG
Una situazione che, secondo Legambiente, deve spingere le politiche antismog a un’accelerazione decisa. Soprattutto perché il 2030 non è poi così lontano. Le normative comunitarie hanno infatti previsto che, per quanto riguarda la qualità dell’aria, i Paesi dovranno mantenersi sui 20 µg/m³ per il PM10, 20 µg/m³ per l’NO2 e 10 µg/m³ per il PM2.5. Parametri che, come visto, vedono l’Italia ancora in ritardo, seppur sulla strada giusta. Secondo Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, «il Governo deve rafforzare le politiche per la qualità dell’aria, non indebolirle. È irragionevole tagliare i fondi proprio quando iniziano a emergere segnali concreti di miglioramento. Servono interventi strutturali e risorse adeguate su mobilità sostenibile, riscaldamento e riqualificazione energetica degli edifici, riduzione delle emissioni industriali, agricoltura e allevamenti intensivi». Pur in un’annata complessivamente positiva a livello nazionale, la città di Palermo ha registrato ben 89 giorni trascorsi oltre il limite, seguita da Milano con 66, Napoli 64 e Ragusa con 61.
QUALITÀ DELL’ARIA, LA SITUAZIONE CRITICA DELLA PIANURA PADANA
Particolarmente critica, secondo Legambiente, la qualità dell’aria nell’area della Pianura Padana, con una concentrazione di inquinamento che non risparmia nemmeno i comuni rurali, penalizzati dagli allevamenti intensivi. A Modena, sono trascorsi ben 40 giorni oltre i limiti consentiti, con la città chiamata a ridurre del 29% il M10 e del 43% il PM2.5. Migliora di poco la situazione a Parma (riduzione necessaria del 26% e 41%), a Piacenza (23% e 35%) e Reggio Emilia (22% e 36%). In generale, su 43 stazioni di monitoraggio, 31 superano regolarmente il limite del PM10, mentre il PM2.5 vede in saldo positivo solo due stazioni su 24. Troppo poco per non guardare con preoccupazione al vicino orizzonte del 2030. Gli obiettivi UE, avvisa Legambiente, «saranno raggiungibili sole se perseguiti con la decisione e la continuità necessarie, da parte del Governo nazionale, dalle Regioni e delle Amministrazioni comunali». In pratica, un richiamo a tutti i livelli di gestione territoriale a fare la propria parte.
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