La frana del 29 gennaio 2019 nel centro storico di Pomarico

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POMARICO (MATERA) – Le macerie di corso Vittorio Emanuele compiono un anno. Come la rovinosa fine di un castello di sabbia sulla spiaggia, verso le 15 del pomeriggio del 29 gennaio 2019, la frana di corso Vittorio Emanuele, rampa San Rocco e via Spartivento, si portò via un centinaio di metri del corso, una ventina di unità immobiliari e le possibilità di parte della comunità di continuare a vivere dove avevano scelto.
Lo sbriciolarsi delle case e il cedimento ulteriore del terreno, era stato in qualche modo annunciato dal primo movimento franoso del 25; vicenda che, almeno, fece produrre al primo cittadino di Pomarico, Francesco Mancini, sgomberi rivelatesi poi provvidenziali per salvare vite umane. Compreso l’evacuazione coatta stessa della casa del sindaco. E, per pure fatalità, i crolli del 29 non si verificarono durante i sopralluoghi alla “zona rossa” di vigili del fuoco e altro personale incaricato. I video realizzati dai telefoni cellulari di alcuni cittadini, fanno ancora tremare. Essendo in grado di produrre una commozione derivante dal ritrovarsi nello stesso momento nello stesso luogo e durante la stessa paura dell’anno scorso. Perché, ancora, le tonnellate di macerie che sembrano oramai un dipinto, una natura morta, dimostrano tutta la potenza del dramma. La forza spigionata da un movimento franoso seguente altri di certo più datati. Gli eventi alluvionali del novembre ‘59, per esempio, nel 1960 provocarono una frana portatrice di abbattimenti e sfollati.


Fra il 1976 e il 1977, altre abitazioni divennero a rischio dopo forti precipitazioni. Mentre ancor più recentemente, era infatti il 1986, gli sgombero furono necessari nel rione Pesco di Nembo. A qualche decina di metri, d’altronde, dallo stesso corso pomaricano franato. Senza dimenticare Tempe-Fontanelle e Piana Pacilio poi. I punti di osservazione che potrebbero esser individuati dalle parti del sito dell’allocazione della strumentazione di monitoraggio della frana, tenuti in opera dagli esperti dell’università di Firenze, sotto il coordinamento del rinomato Nicola Casagli, portano ancora spavento: una voragine immensa con tanto di abitazioni maciullate col loro carico d’effetti e affetti domestici, un camion parcheggiato non si sa come e perché sotto le briglie di consolidamento in parte smontante dal terreno e così via. Una finale. Che però già prima, e addirittura prima del 25 gennaio 2019, era stata allertata da un meno ingombrante ma già vistoso buco in stato d’allargamento (caso più vole segnalato in quel periodo proprio dal Quotidiano). Siamo nel centro storico, vessato da lunghissimi anni di mancata manutenzione delle reti idriche e fognarie. Una delle imponenti pecche descritte da alcuni quali possibili con-causa del dramma. Uno dei punti, tra l’altro, spesso oggetto di riflessione proprio dell’allora attento e combattivo “Comitato Difesa e valorizzazione del centro storico pomaricano”. L’attenzione alla frana di corso Vittorio Emanuele e zone limitrofe, comunque, porto alla dichiarazione di stato d’emergenza da parte del governo nazionale.
Utile a un primo finanziamento di circa 700mila euro. Bottino pubblico da tenere insieme alla massa di aiuti monetari arrivati da tanti singoli o gruppi organizzati che nei mesi successivi al gennaio 2019 raccolsero fondi per il sostegno agli sgomberati ecc. Una macchina della solidarietà, si disse, che anticipava il successivo e ulteriore impegno del pubblico. Con un progetto per la rimozione delle macerie fermo. Nonostante sia passato un anno e comunque le condizioni meteo non sono state del tutto avverse al progetto di riscatto immaginato a cancellare parte dei danni della frana.

IL PARADOSO DELLE BOLLETTE AGLI SGOMBERATI – Gli sgomberati domiciliati presso case distanti dal loro centro storico, hanno ancora recentemente ricevuto fatture di luce e gas relative alle forniture site nelle abitazioni crollate e in quelle sgomberate a scopo cautelativo, nonostante queste siano state cessate definitivamente dai distributori. La denuncia era stata dell’Adiconsum. «In conseguenza dell’eccezionale movimento franoso -scrive l’associazione di tutela dei consumatori– è stato dichiarato lo stato di emergenze per 12 mesi ed è stato stanziato, per l’attuazione dei primi interventi, l’importo massimo di 700.00 euro, oltre ai fondi già stanziati dalla Regione Basilicata per fronteggiare le prime emergenze della popolazione interessante. Inoltre –aggiungeva l’Adiconsum– è stato nominato il commissario delegato, quindi abbiamo deciso di tutelare alcuni cittadini che hanno deciso di inoltrare reclami a una società fornitrice di energia elettrica chiedendo la sospensione delle fatturazione in quanto la fornitura era stata già cessata dal distributore e quindi non poteva più essere utilizzata». Oltre al danno, la beffa. Ma le risposte della società non s’erano comunque fatte attendere. Dove la stessa affermava che la normativa vigente non prevede la sospensione della fatturazione e che per bloccare la fatturazione era necessario richiedere la cessazione della fornitura. Quindi l’Adiconsum scriveva direttamente al commissario delegato. Per chiedere ausilio. E chiudere la questione. Con tanto di richiesta che non venisse applicata la disciplina delle sospensioni per morosità, anche nel caso di morosità verificatesi precedentemente alla data dell’evento franoso e che per i medesimi cittadini, per forniture di energia elettrica e utenze del servizio idrico integrato, l’utenza dell’abitazione in cui è stato trasferito il solo domicilio e non la residenza anagrafica, sia assimilata all’utenza domestica residente.

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