Angelo Chiorazzo, fondatore del movimento Basilicata Casa Comune
7 minuti per la lettura«QUELLO di Bardi è il peggior governo che la Basilicata abbia mai avuto, prima mettiamo fine a questa esperienza meglio è per le cittadine e i cittadini lucani». A lanciare accuse alla maggioranza del governatore Bardi è il consigliere di opposizione Angelo Chiorazzo, fondatore del movimento civico di centro-sinistra Basilicata Casa Comune, una figura che unisce l’attivismo del mondo cattolico e cooperativo a un forte radicamento territoriale.
Chiorazzo, con Bardi segretario regionale di Forza Italia, si profila una candidatura del governatore lucano al Parlamento con voto alle regionali anticipato. Sarebbe pronto a candidarsi alla guida della coalizione?
«Credo che Bardi si candidi, ovvio, lo si percepisce sia per la vicenda segreteria, sia perché è totalmente assente dalle dinamiche regionali. Mai accaduto prima che un presidente saltasse una seduta di giunta. Sono convinto che proverà a fare il grande salto a Roma. Personalmente voglio restare in Basilicata, la regione ha bisogno di recuperare credibilità e dobbiamo rimediare anche ai tanti danni subìti in questi anni. A conferma di questa situazione basta analizzare i dati di tutti gli indicatori economici e sanitari. Un tempo la Basilicata era tra le prime 5 regioni, oggi è tra le ultime, si contende il fondo della classifica con le altre regioni del Mezzogiorno. Di certo è mia intenzione portare avanti questa esperienza, sicuramente mi candiderò, ma prima è nostro dovere lavorare alla costruzione di una coalizione forte, credibile e pronta a governare bene. Poi vedremo a chi affidarne la guida, assieme e attraverso criteri e metodi condivisi».
Il Senatore Manca persegue “testardamente” il campo largo includendo Azione e Italia Viva, che però sostengono Bardi: Chiorazzo, che ha subìto veti in passato, accetterebbe una coalizione con chi oggi governa con la destra?
«Da giovane universitario ho fondato una cooperativa aperta a tutti, per me i veti non esistono. Quello che pretendiamo è la chiarezza. Oggi, Renzi, a livello nazionale è tornato nel centrosinistra. Ovvio che in Basilicata, Italia Viva debba chiarire la sua posizione ora, non l’ultimo giorno prima delle candidature, pertanto deve staccare la spina e tornare a casa se sente che il centrosinistra è casa sua. Il percorso va costruito assieme. Con Azione la vicenda è diversa, a livello nazionale è fuori dai due schieramenti. Pittella è stato l’ultimo presidente di centrosinistra della Basilicata, ma anche per lui è tempo di decidere. Ultimamente ha dato dei segnali chiari, anche in consiglio ha chiesto riforme serie alla maggioranza, diversamente si prevede la conclusione della sua esperienza nel centrodestra. In ogni caso, ho molta stima del senatore Manca, sta facendo un grande lavoro per riunire le forze del centrosinistra, ripartendo dai rapporti umani».
I sindacati chiedono maggiore coinvolgimento, se il centro-sinistra andasse al governo, Basilicata Casa Comune favorirà una cabina di regia permanente o deciderà da sola?
«È chiaro che ognuno deve fare bene il proprio compito, che si tratti di governare, di fare opposizione o rappresentare le parti sociali. Ovviamente, in una regione come la nostra non si può prescindere da un tavolo convocato permanentemente, vista la presenza di grandi problematiche come Stellantis e il suo indotto, le altre crisi industriali, lo spopolamento e tante altre problematiche. Come centrosinistra il principio della concertazione fa parte del nostro metodo di lavoro. In Basilicata abbiamo bisogno di confronto tra politica, sindacati, imprese e le varie parti interessate per avere una visione di futuro chiara da costruire assieme. Nessuno può pensare di farcela da solo».
L’ultimo guasto al Data Center unico ha paralizzato la regione. Rileva delle responsabilità politiche?
«La Regione ha investito ingenti somme per realizzare il data center e l’incidente di sabato è stato molto particolare. Oggi, a quasi una settimana di distanza la Basilicata è ancora bloccata e i lucani ne pagano i gravi disagi. Non si può chiudere questa partita con un comunicato ambiguo, affidato all’ufficio stampa e nessuno che ci mette la faccia. Abbiamo chiesto che il direttore generale e il governatore Bardi, che ha seguito personalmente il settore della digitalizzazione, vengano in aula e dicano ai lucani cosa è accaduto. Ci sono delle responsabilità, è evidente, e bisogna che la politica dia un segno di maturità e che qualcuno se ne assuma le responsabilità e subisca le conseguenze».
Politica e i sindacati hanno duramente contestato l’introduzione del ticket farmaceutico. Qual è la vostra strategia per abolire questo balzello sulla salute dei lucani?
«Tutto il centrosinistra unitariamente ha chiesto l’abolizione del ticket per molteplici ragioni. Innanzitutto non si può decidere all’improvviso di inserire una nuova tassa e mettere le mani nelle tasche dei lucani. Queste scelte vanno fatte, se proprio necessarie, raccontando qual è la situazione economica della sanità. Un quadro che abbiamo scoperto essere drammatico solo in seguito alla nostra richiesta di accesso agli atti. Ci siamo trovati di fronte ad un deficit di oltre 55 milioni di euro. Numeri mai visti prima in Basilicata, che ci portano diritti al commissariamento, veniamo da due anni in cui si è evitato l’intervento del governo solo con giochi contabili. Due anni che hanno visto svanire 100 milioni sottratti allo sviluppo e al lavoro. Abbiamo pagato debiti fatti da chi non è stato in grado di gestire una sanità che fino al 2017 aveva sempre avuto i conti in ordine».
La Basilicata è la regione dei pozzi ma i lucani pagano la benzina quanto (o più) che nel resto d’Italia. Come intende agire con per dare un sostegno strutturale a famiglie e imprese?
«La vicenda è semplice, la Basilicata è la regione che fornisce oltre l’85% del petrolio estratto in Italia, e il 35% del gas, siamo la regione che produce di più con le rinnovabili. E’ assurdo che per 20 giorni siamo stati la regione con il prezzo del carburante più caro in Italia. E’ un problema che penalizza ed impatta sul bilancio di famiglie e imprese. Come Basilicata Casa Comune abbiamo proposto l’istituzione della zona franca energetica e la richiesta al governo di rinunciare all’accise per tutti i residenti della Basilicata. Un piano da chiedere unitariamente al governo nazionale, solo così aiuteremo concretamente i giovani a non migrare, a sostenere aziende e famiglie. Tra royalties, compensazioni ambientali, risorse idriche, abbiamo un valore enorme che nessuna regione è in grado di fornire, ma c’è una grande miopia nell’utilizzo di queste ricchezze che finiscono in mille rivoli inutili. Basti pensare al progetto che prevedeva la creazione di tre grandi impianti fotovoltaici in Basilicata da realizzare con le compensazioni ambientali. Un piano approvato in consiglio il 27 dicembre del 2023 con opere da terminare entro gennaio 2026. In due anni questa maggioranza non è stata neanche in grado di mettere a disposizione i terreni e l’altro giorno abbiamo scoperto che la Regione ha rinunciato alla realizzazione di due impianti per impiegare diversamente i fondi, per tappare altri buchi».
Qual è la proposta di Basilicata Casa Comune per slegare l’economia lucana dal petrolio?
«La ripartizione delle royalties avviene in diversi livelli, Regione, comuni e compensazioni ambientali da investire in sviluppo e occupazione. A fronte di tale ripartizione, noi di Basilicata Casa Comune lanciamo una proposta, un grande piano da attuare in Val Basento dove sussistono i primi insediamenti industriali dismessi di Eni. Chiediamo alle compagnie di risanare quei luoghi e diamo vita ad una vera transizione energetica, con la riconversione dei siti, puntando al futuro, alle rinnovabili, realizzando una Hydrogen Valley, con aree di logistica, con il porto di Taranto a due passi. Una vasta area dismessa, da riconvertire in un polo green e offrire posti di lavoro di qualità e stabili».
Prima il decreto per raddoppiare le estrazioni, poi lo sblocco del nucleare. Come si conciliano queste scelte con la vostra idea di transizione ecologica?
«E’ una situazione surreale, il 7 luglio durante un consiglio straordinario Bardi ha aperto alla questione nucleare, una cosa che sembrava buttata lì, senza motivo. Poche settimane dopo, la Meloni a Bari ha festeggiato il record di durata del governo e il quel comizio ha citato la Basilicata, evidenziando l’inutilità di acquistare il petrolio in Qatar “se ce l’hai in Basilicata”, poi ha aggiunto che bisogna estrarre in mare e poi partire con il nucleare. Quindi è arrivato il decreto per il commissariamento delle estrazioni seguito dal decreto per lo sblocco del nucleare. Abbiamo chiesto a Bardi un consiglio straordinario per discutere sulle politiche energetiche e per sapere se ci sono state interlocuzioni con il governo. Tutti i cittadini devono conoscere cosa sta realmente accadendo e quali scelte sono state fatte alle loro spalle».
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