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Da sinistra: la coppia Angelucci, Cristina Bianco, Matteo Gianturco (ragazzo maglia nera), Paolo Gianturco, Lorenzo Angelucci e ultimo a destra Pietro Gianturco

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Tragedia in Perù dove per lo schianto di un aereo perdono la vita il manager lucano Paolo Gianturco insieme alla moglie e ai due figli


UN DRAMMATICO schianto aereo in Perù spezza una intera famiglia di radici lucane. Il manager Paolo Gianturco, cinquantanovenne originario di Avigliano e figura di punta della finanza internazionale, ha perso la vita insieme alla moglie Cristina Maria Bianco e ai due giovani figli Matteo e Pietro. Una notizia terribile che stringe in un abbraccio di dolore l’intera comunità lucana, fiera dei traguardi professionali e umani di un suo illustre figlio.

Il dramma si è consumato sabato nel sud del Paese sudamericano. Un velivolo Cessna Grand Caravan della compagnia Aerodiana, decollato da Pisco, è precipitato al suolo provocando la morte istantanea di tutti i tredici occupanti a bordo. L’impatto si è verificato nei pressi dell’aerodromo Maria Reiche, nell’area di Pueblo Viejo, durante la fase di rientro da un’escursione panoramica sul celebre sito archeologico delle Linee di Nazca, patrimonio dell’Unesco.

I soccorritori giunti sul posto non hanno potuto fare nulla per salvare i passeggeri a causa del violento incendio che ha rapidamente avvolto la carcassa del mezzo.

INCIDENTE AEREO IN PERU’, IL PROFILO DI GIANTURCO

Sebbene Gianturco fosse nato a Roma e risiedesse a Monza con la propria famiglia, il legame con la terra d’origine della Basilicata e con la comunità di Avigliano era rimasto sempre vivo. Discendente dello storico avvocato e deputato del Regno d’Italia Bartolomeo Gianturco, il manager incarnava l’eccellenza dell’emigrazione intellettuale lucana, capace di affermarsi ai vertici delle multinazionali. In Deloitte Central Mediterranean ricopriva ruoli di assoluto prestigio. Era senior partner Financial Services Industry e FS Tech Leader, coordinando le strategie industriali per Italia, Grecia e Malta dalla sede milanese di via Tortona.

Oltre trent’anni di solida carriera interamente dedita all’innovazione tecnologica e alla consulenza strategica per i maggiori gruppi bancari, assicurativi e del risparmio gestito in Europa. Era anche docente e stimato lecturer presso prestigiosi atenei come l’Università Bocconi, la Bologna Business School, il Politecnico di Milano e l’Università degli Studi di Napoli Federico II.

MORTE GIANTURCO IN PERU’, IL RICORDO DEI COLLEGHI

«Perdo un collega, ma soprattutto un amico, il cui esempio continuerà a guidarci», ha dichiarato con profonda commozione l’amministratore delegato di Deloitte Consulting, Alessandro Mercuri, descrivendolo come «un pioniere dell’innovazione applicata ai servizi finanziari e un punto di riferimento per decine di giovani». Anche l’amministratore delegato di Deloitte, Fabio Pompei, si è unito al cordoglio: «È una tragedia immensa che sconvolge tutta la nostra comunità professionale e la nostra grande famiglia. Paolo è stato un grande innovatore e, soprattutto, una persona che ha saputo ispirare e accompagnare tante colleghe e tanti colleghi, anche giovanissimi, con la sua visione, la sua generosità e la sua umanità».

Insieme a Paolo Gianturco si è spento il sorriso della moglie Cristina Maria Bianco, cinquantasette anni, anche lei brillante manager con una carriera di spicco nell’executive search, già managing director presso Andersen Consulting e storica fondatrice e ceo per oltre 23 anni della società Aegis. «Insieme alla moglie, donna estremamente brillante e dotata di un umorismo contagioso, e ai loro figli – ha aggiunto Mercuri – ha offerto a tutti coloro che li hanno conosciuti un luogo di accoglienza e di umanità».

Lo schianto ha purtroppo stroncato anche i sogni dei figli Matteo, ventiquattrenne, e Pietro, di appena diciotto anni, cancellando una famiglia unita e stimatissima ovunque.

LE ALTRE VITTIME DELL’INCIDENTE

Il tragico destino dei Gianturco si è incrociato con quello di un altro nucleo familiare brianzolo con cui condividevano questa vacanza e la passione per i viaggi. Tra le sette vittime italiane figurano l’imprenditore Massimo Angelucci, cinquantotto anni, proprietario e amministratore delegato dell’azienda Ima Tecno S.r.l. di Lissone, specializzata nella produzione di mandrini, la moglie Elena Sala e il figlio Lorenzo, ventiquattrenne neolaureato al Politecnico di Milano, residenti a Seregno.

Il bilancio include anche i coniugi tedeschi Andreas e Gertrud Maria Hofmann, i cittadini spagnoli Yerro Alfredo Avilés Muñoz e Ana Isabel Sanchez Muñoz, oltre ai due membri dell’equipaggio peruviano, il pilota Américo Salazar e la copilota Irenka del Carpio. Mentre la Farnesina ha confermato le identità delle vittime e l’Ambasciata d’Italia a Lima ha inviato sul posto il proprio personale, le autorità giudiziarie peruviane hanno aperto un’inchiesta formale attraverso la Commissione per le indagini sugli incidenti aerei per determinare le cause del disastro.

Si fa strada l’ipotesi del forte maltempo che ha colpito la regione di Ica, caratterizzata da intense raffiche di vento nelle ultime ore. Quindici esperti forensi lavorano sul terreno presidiato dalla Polizia Nazionale per coordinare l’isolamento della zona insieme a rappresentanti del Ministero Pubblico e della Medicina Legale, mentre squadre specializzate si occupano del recupero dei corpi per il trasferimento all’obitorio di Nasca. Dal Comune di Seregno fanno sapere che al momento non vi sono tempistiche certe per il rimpatrio delle salme degli italiani. La premier Giorgia Meloni e il presidente del Senato Ignazio La Russa hanno espresso profondo cordoglio e vicinanza ai parenti. In queste ore di sconforto, l’intera Basilicata piange la scomparsa di un figlio illustre, un innovatore eccezionale che non aveva mai reciso le profonde radici culturali e affettive con la terra d’origine, lasciando un vuoto nel panorama manageriale.

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