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Palazzo San Gervasio, prorogata la detenzione al Cpr, 30enne tunisino si suicida: Aveva appreso della convalida di altri tre mesi. Disordini e un ferito.
Ancora tensioni al Centro di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr) di Palazzo San Gervasio. Un giovane tunisino, con importanti vulnerabilità, si toglie la vita dopo aver appreso la notizia della convalida della detenzione per altri tre mesi. Nei disordini un altro straniero è rimasto ferito ed è stato trasferito all’ospedale di Matera. La struttura potentina continua ad essere una polveriera senza fine. Quello di ieri è stato un pomeriggio ad alta tensione con diversi incendi appiccati all’interno della struttura. Il suicidio di un ragazzo trattenuto nella struttura ha innescato la dura reazione interna. Il 118 ha inviato l’eliambulanza da Potenza per soccorrere una persona in condizioni critiche, che è stato poi trasportato all’ospedale San Carlo, dove poi è deceduto.
Sul posto sono giunte anche altre due ambulanze. Intervenuti anche i Vigili del Fuoco, i Carabinieri, la Polizia e la Guardia di Finanza. La garante provinciale delle persone private della libertà personale Carmen D’anzi si è subito attivata per raggiungere la struttura e verificare le condizioni degli altri trattenuti.
SI SUICIDIA AL CPR DI PALAZZO SAN GERVASIO: I DATI SULLE PRESENZE E LE CRITICITÀ DELLA STRUTTURA
Il centro lucano è da tempo al centro di forti tensioni e di accesi dibattiti politici e giudiziari. Sono stati 84 (tutti uomini) i trattenuti nel Cpr di Palazzo San Gervasio nel 2025, a fronte di una capienza massima di 128 e di una capienza effettiva di 104; uno solo è ‘richiedente asilo’ e il 50% delle persone è stato individuato e fermato dalle forze dell’ordine che ne hanno certificato la posizione irregolare. Algeria, Colombia, Cuba, Egitto, Gambia, Marocco, Moldavia, Nigeria, Perù, Romania e Tunisia i paesi di provenienza. Lo dice il secondo rapporto di monitoraggio sui Centri per il rimpatrio in Italia, redatto a fine gennaio 2026 dalle organizzazioni aderenti al Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI), una rete della società civile impegnata nella tutela dei diritti delle persone migranti, rifugiate e richiedenti asilo.
Sulla situazione del Centro in Basilicata emerge che erano 78 i trattenuti a dicembre del 2024. Dopo una visita ad ottobre scorso è stato sottolineato come le condizioni abitative fossero “particolarmente compromesse, con celle fatiscenti e un ambiente complessivamente malsano e degradato. Le stanze sono organizzate in moduli privi di porte, con spazi comuni che comprendono sia l’area notte sia i servizi igienici.
CONDIZIONI IGIENICHE, COMUNICAZIONI ED EMERGENZA SANITARIA
Gli ambienti presentano segni evidenti di incuria diffusa, che incidono direttamente sulla salubrità e sulla dignità della permanenza. Ed anche lo spazio ricreativo rimane interno”. E’ stato evidenziato il problema “di non avere a disposizione che un solo telefono cellulare di vecchia generazione ogni otto trattenuti, con evidenti problemi di contatto con l’esterno, con avvocati e familiari in una situazione che degenera spesso in risse”. E non è migliore la situazione denunciata rispetto al diritto alla salute negato “con giustificazioni legate alle lunghe liste di attesa della sanità pubblica”.
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