Monsignor Agostino Superbo, morto a 86 anni
4 minuti per la letturaPOTENZA – Un ministero intenso quello di monsignor Agostino Superbo, vescovo emerito di Potenza e a lungo presidente della Conferenza Episcopale della Basilicata. Incarichi che il presule, scomparso ieri a 86 anni, ha condotto secondo i carismi dell’ascolto e della responsabilità pastorale.
Un’immagine consegnata da monsignor Davide Carbonaro, attuale arcivescovo di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo. Ha descritto l’esperienza ecclesiale del suo predecessore come quella di un uomo che «ha servito la Chiesa con intelligenza, mitezza e instancabile dedizione. Nel suo lungo ministero episcopale ha saputo unire la fermezza della fede alla delicatezza dell’ascolto. Ha accompagnato il popolo di Dio con discrezione, equilibrio e profondo senso ecclesiale. La sua parola, sempre radicata nel Vangelo, ha incoraggiato sacerdoti, consacrati e laici a camminare nella speranza e nella comunione».
Eppure, nei cinque lustri trascorsi alla guida dell’Arcidiocesi (dal 2001 e fino al 2015), non sono mancati momenti di prova. Sia sul piano umano che spirituale. Anni intrecciati con la storia stessa della Basilicata affrontati, secondo i ricordi conservati da chi lo ha conosciuto, come «un uomo essenziale. Un uomo libero da ogni protagonismo, attento alle persone più che ai ruoli. Capace di custodire la dignità di ciascuno e di affrontare le responsabilità del governo pastorale con serenità e sapienza».
Secondo, quindi, quei principi che monsignor Carbonaro riconduce alle parole di san Paolo nella Seconda Lettera a Timoteo: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede».
MONSIGNOR SUPERBO, IL PROFILO
La storia ecclesiastica di monsignor Superbo è partita da lontano. Negli anni, si è fortemente intersecata con il Mezzogiorno italiano, per il quale ricoprì, tra il 2007 e il 2012, la carica di vicepresidente della Conferenza episcopale con delega all’ufficio per il Meridione. Ben prima, la nomina come presbitero, arrivata a Minervino Murge, sua città natale, nel 1963.
Una gioventù segnata da un episodio indicativo su quello che sarebbe stato il suo futuro. «Era ancora un seminarista – ha raccontato don Michele Leone, consigliere spirituale del Rinnovamento nello Spirito Santo – quando andò con altri amici a trovare padre Pio. Arrivati lì, il futuro santo fece questa battuta. “Fate passare avanti Sua Eccellenza”, riferendosi a Superbo. E, secondo quanto mi raccontò lui stesso a margine di un incontro della Cei a Potenza, gli disse ancora: «Sarai vescovo e soffrirai molto». Monsignor Superbo, dopo essere stato vescovo a Sessa Aurunca e Rettore del Pontificio Seminario regionale pugliese, si interrogò spesso su questa frase. Fino a quando non sarebbe arrivato il momento delle sue prove. Di sicuro – ha concluso don Michele – si impegnò sempre profondamente per il popolo di Dio. Anche a costo di sofferenza, mostrandosi come persona di rispetto, capacità di ascolto e intuito».
L’ORDINAZIONE SACERDOTALE
Il ministero episcopale sarebbe iniziato circa trent’anni dopo l’ordinazione sacerdotale, nel 1991. Giovanni Paolo II lo nominò vescovo, destinandolo a Sessa Aurunca, in provincia di Caserta. Vi rimase fino al 1994 per poi assumere il medesimo incarico presso la diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, di nuovo in Puglia, per tre anni. Dopo un quadriennio come Assistente ecclesiastico generale di Azione Cattolica (ruolo fin lì ricoperto dal futuro cardinal De Giorgi), la nomina presso l’arcidiocesi di Potenza e quella, quasi, contestuale alla guida della Cei lucana, che detenne fino al 2015. E, di fatto, l’inizio del percorso episcopale più lungo della sua vita, nonché il più probante, specie a metà percorso, quando la diocesi si ritrovò a fronteggiare l’eco mediatica dovuta al ritrovamento dei resti di Elisa Claps, avvenuto il 17 marzo 2010 nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità a Potenza, a ben 17 anni di distanza dalla sparizione.
MONSIGNOR SUPERBO E IL CASO CLAPS
Una vicenda che ha inevitabilmente segnato la sua esperienza di vescovo, soprattutto nel periodo immediatamente seguente, quando la famiglia della giovane aveva criticato aspramente la gestione della vicenda, nonché i silenzi della comunità ecclesiastica, sospettata di aver saputo del rinvenimento di Elisa ben prima di quella data. Fu il vescovo stesso, il 26 marzo 2010, ad assicurare come non vi fosse, nel caso, un’influenza del segreto confessionale. Inoltre, nel porgere le condoglianze della comunità diocesana alla famiglia Claps, assicurò «tutto l’appoggio e la sincera collaborazione, come è dovere non solo dei cristiani, ma di ogni onesto cittadino», concludendo: «Ci presentiamo come Chiesa peccatrice e chiediamo perdono dei peccati personali, ma portiamo anche i peccati di tutta la comunità».
Dichiarazioni che, in ogni caso, non sarebbero bastate a lenire il dolore dei familiari di Elisa, sempre fortemente contrariati in merito alle difficoltà incontrate per far emergere la verità. La vicenda del ritrovamento avrebbe segnato profondamente un ministero che, tuttavia, Superbo condusse per ulteriori cinque anni quando (era il 2015), per raggiunti limiti di età, presentò a Papa Francesco la sua rinuncia al governo pastorale, che l’allora Santo Padre accettò ponendo fine alla sua lunga esperienza lucana (pur conclusa ufficialmente il 9 gennaio 2016, con l’insediamento di mons. Salvatore Ligorio, appositamente trasferito dalla diocesi di Matera-Irsina), pur continuando, come ricordato ancora da monsignor Carbonaro, «a vivere il ministero episcopale nella preghiera e nella discrezione, senza mai cessare di sentirsi parte della vita della Chiesa che aveva servito».
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