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Il tribunale di Catanzaro

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LAMEZIA TERME (CATANZARO) – “Il mio assistito non era collegato, per cui la sentenza sarà annullata”.

Lo afferma in una nota l’avvocato Piero Chiodo, difensore di fiducia di Luciano Scalise, 43 anni, condannato ieri dal gup all’ergastolo insieme al padre Pino poiché sono stati ritenuti i mandanti dell’omicidio dell’avvocato Francesco Pagliuso (LEGGI LA NOTIZIA).

Il gup, Pietro Carè, al termine del processo celebratosi con il rito abbreviato, ha condannato anche altri tre imputati assolvendone quattro, tutti a coinvolti nell’operazione Reventinum di gennaio 2019 coordinata dalla Dda. Per gli imputati, le accuse contestate, a vario titolo, erano di associazione mafiosa, estorsione, sequestro di persona, violenza privata, danneggiamento a seguito di incendio, detenzione illegale di armi, aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.

Sullo sfondo dell’operazione emerse anche il delitto Pagliuso di cui padre e figlio furono accusati di aver assoldato il killer dell’avvocato ucciso a Lamezia nella tarda serata del 9 agosto 2016. Ma per l’avvocato Chiodo la sentenza di ieri verrà annullata. “Ieri alle 14.44 – scrive nella nota il legale – ho ricevuto sul mio telefonino la telefonata dell’ispettore penitenziario del carcere di Terni il quale mi comunicava che Scalise Luciano, detenuto in video collegamento durante il processo tenutosi ieri, era rimasto scollegato dalle ore 11 am fino alle ore 14.44 pm e, dunque, non era a conoscenza degli esiti del processo. A quel punto ho riferito subito all’ispettore di dare urgente comunicazione di ciò all’autorità giudiziaria in quanto ciò avrebbe determinato la nullità della sentenza. A quel punto l’ispettore mi ha comunicato di procedere urgentemente a tale adempimento. Ciò – secondo l’avvocato Chiodo – determina la nullità della sentenza”.

Il gup, come si ricorda, ieri ha condannato anche Angelo Rotella a 8 anni e 4 mesi; Andrea Scalzo a 8 anni e 2 mesi e Mario Vincenzo Domanico a 6 anni e 8 mesi; sono stati invece assolti Domenico e Giovanni Mezzatesta (padre e figlio) Eugenio Tomaino, Cleo Bonacci e Antonio Pulitano.

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