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L’inchiesta di Unical Voice su 30 studenti lavoratori racconta una generazione che prova a conciliare studio e lavoro, tra necessità economiche, sacrifici e ricerca di autonomia.
Un doppio impegno che pesa sul tempo, sulla carriera universitaria e spesso anche sul portafoglio. Frequentare l’università non significa soltanto seguire lezioni, sostenere esami e preparare la tesi. Per molti studenti e studentesse dell’Università della Calabria la giornata continua anche fuori dalle aule, tra turni, scadenze lavorative e la necessità di trovare un equilibrio spesso difficile.
Abbiamo condotto un’inchiesta su un campione composto da 30 studenti lavoratori, il motivo principale che spinge a cercare un impiego è chiaramente poter sostenere le spese universitarie ed extra universitarie. Il 60% degli intervistati (18 studenti) dichiara di lavorare per necessità, mentre il 26,7% (8 studenti) lo fa per raggiungere una maggiore indipendenza personale. Per il 13,3% (4 studenti) il lavoro rappresenta invece soprattutto un’occasione per accumulare esperienza e arricchire il proprio curriculum per il futuro scelto in relazione al corso di laurea.
TRA STUDIO E LAVORO: UNA GIORNATA DIVISA A METÀ
Il tempo dedicato al lavoro varia molto. Tra gli studenti intervistati, il 40% (12 persone) lavora tra le 20 e le 30 ore settimanali, mentre il 36,7% (11 studenti) svolge meno di 20 ore. Una quota più ridotta, ma significativa la segna il 23,3% (7 studenti) che supera le 30 ore settimanali.
Un carico che inevitabilmente si riflette sulla vita universitaria, ma con differenze legate al numero di ore lavorate. Il 40% degli intervistati (12 studenti) afferma che il lavoro incide molto sul proprio percorso di studi, una percentuale che comprende soprattutto chi svolge più di 20 ore settimanali o porta avanti più attività lavorative contemporaneamente.
Il 36,7% (11 studenti) dichiara invece di riuscire a conciliare studio e lavoro con qualche difficoltà, ma attraverso una maggiore organizzazione del tempo. In questa fascia rientrano principalmente gli studenti impegnati per meno di 20 ore settimanali.
Infine, il 23,3% (7 studenti) sostiene di non aver riscontrato particolari problemi nella gestione delle due attività, riuscendo a mantenere un equilibrio tra impegni universitari e lavorativi.
Il 70% del campione, inoltre, racconta di aver dovuto almeno una volta rinunciare a una lezione o modificare la propria organizzazione universitaria per esigenze lavorative.
GLI STIPENDI: TRA LAVORI PRECARI E COLLABORAZIONI PIÙ STRUTTURATE
Anche sul fronte economico emerge una situazione molto diversa a seconda del tipo di impiego svolto. La maggior parte degli studenti intervistati si colloca nella fascia di reddito più bassa: il 50% (15 studenti) dichiara di guadagnare tra i 300 e i 600 euro al mese, mentre il 20% (6 studenti) non supera i 300 euro.
Una minoranza riesce invece a raggiungere cifre più alte: il 16,7% (5 studenti) percepisce tra i 600 e i 900 euro mensili, mentre il 13,3% (4 studenti) arriva tra i 900 e i 1.200 euro, soprattutto grazie a lavori d’ufficio o collaborazioni più strutturate.
La necessità di aumentare le proprie entrate porta alcuni studenti a svolgere più attività contemporaneamente. Il 20% degli intervistati (6 studenti su 30) dichiara infatti di avere più di un lavoro, alternando collaborazioni occasionali, piccoli impieghi e turni diversi per riuscire a raggiungere uno stipendio complessivo sufficiente a fine mese. Una condizione che riguarda soprattutto chi svolge attività con retribuzioni ridotte e che permette di aumentare le entrate, ma al prezzo di un ulteriore investimento di tempo ed energie.
UNA PAGA CHE RARAMENTE GARANTISCE AUTONOMIA A STUDENTI LAVORATORI
Nonostante il contributo economico, il lavoro non sempre garantisce una completa autonomia. Il 40% degli intervistati (12 studenti) dichiara di avere ancora bisogno del sostegno familiare, mentre il 36,7% (11 studenti) riesce a coprire solo una parte delle proprie spese. Il 23,3% (7 studenti) afferma invece di essere economicamente autonomo, una quota che comprende sia chi percepisce stipendi più elevati, sia studenti che vivono in loco.
Il rapporto tra lavoro svolto e compenso ricevuto resta uno dei temi più critici: il 60% del campione (18 studenti) ritiene che la paga non sia adeguata rispetto alle ore e all’impegno richiesto. Per il 30% (9 studenti) la retribuzione è abbastanza proporzionata, mentre solo il 10% (3 studenti) la considera adeguata.
IL LAVORO COME SCELTA E NECESSITÀ
Essere studenti lavoratori significa quindi vivere una doppia dimensione: da una parte la possibilità di acquisire competenze, autonomia e prime esperienze professionali; dall’altra la difficoltà di conciliare due impegni che richiedono tempo, concentrazione e disponibilità costante.
Per alcuni studenti il rischio è quello di una progressiva condizione di affaticamento: giornate divise tra lezioni, studio e turni lavorativi possono portare a stress cronico, mancanza di riposo e difficoltà nel mantenere un equilibrio tra vita universitaria e personale. Il fenomeno del burnout studentesco, legato al sovraccarico di responsabilità e alla pressione continua, diventa così una delle conseguenze più delicate di questa doppia vita.
L’inchiesta mostra come, per molti universitari, il lavoro non sia soltanto un’opportunità, ma una necessità concreta per sostenere il proprio percorso. Una realtà fatta di sacrifici, rinunce e capacità di adattamento, in cui il tempo diventa una delle risorse più preziose e troppo spesso non viene ricompensato abbastanza.
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