Il carcere di Castrovillari
2 minuti per la letturaArchiviata la posizione dell’infermiera accusata del tentativo di introdurre un cellulare all’interno del carcere di Castrovillari
CASTROVILLARI – Era stata coinvolta in un blitz della Polizia penitenziaria, a dicembre dello scorso anno, poiché ritenuta responsabile di aver tentato di introdurre illecitamente un telefono cellulare all’interno della casa circondariale “R. Sisca” di Castrovillari. Oggi, tuttavia, l’infermiera – all’epoca dei fatti in servizio nell’istituto penitenziario -, può tirare un sospiro di sollievo in quanto la sua vicenda processuale si è chiusa con l’archiviazione.
Il gip del Tribunale di Castrovillari, Orvieto Matonti, accogliendo la richiesta di archiviazione depositata dalla Procura il 27 maggio, ha, infatti, ritenuto – si legge nel decreto di archiviazione – che “le risultanze investigative non consentono di affermare, neppure in termini di ragionevole previsione di condanna, la sussistenza degli elementi costitutivi del reato ipotizzato”, permanendo “un quadro probatorio insufficiente e privo di ulteriori prospettive di utile approfondimento investigativo”.
A DICEMBRE L’OPERAZIONE NEL CARCERE DI CASTROVILLARI DA PARTE DELLA POLIZIA
L’operazione condotta dal Comando della Polizia penitenziaria del Pollino e aveva portato al sequestro dell’apparecchio telefonico, alla denuncia dell’infermiera e alla sua contestuale sospensione dal servizio.
Sulla base degli elementi raccolti in fase d’indagine, anche attraverso l’analisi del telefono cellulare, non sarebbero, però, emersi contatti, conversazioni, dati, immagini o ulteriori contenuti suscettibili di evidenziare un collegamento con l’ambiente penitenziario o con soggetti detenuti: il materiale rinvenuto è risultato riconducibile esclusivamente all’indagata.
L’AVVOCATO: «L’INFERMIERA NON HA AGITO PER FAVORIRE COMUNICAZIONI NON CONSENTITE
«L’archiviazione – dichiara, in una nota, l’avvocato Riccardo Rosa, difensore di fiducia della donna – restituisce all’infermiera, dopo mesi di attesa e di sacrificio personale e professionale, la piena conferma di quanto ella ha sempre sostenuto, ovvero, di non avere avuto parte alcuna nella condotta illecita e di non avere agito per favorire comunicazioni non consentite all’interno dell’istituto. Il provvedimento non è un esito di mera opportunità processuale, ma il riconoscimento, da parte della Procura e del gip, che le accuse originarie non reggono al vaglio degli accertamenti di indagine».
«L’esito delle indagini – prosegue l’avvocato Rosa – conferma il valore delle garanzie del contraddittorio e il primato dell’accertamento sui titoli e sulle ricostruzioni del momento».
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