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A Cosenza l’ultimo saluto a Mohamed Amin Bessioud, morto a 25 anni il 23 luglio. Nella moschea, la comunità musulmana si è raccolta per la Salat al-Janazah prima della partenza della salma verso la Tunisia. Un momento di preghiera e dolore, mentre fuori restano le domande e le richieste di verità sulla sua morte.


La Salat al-Janazah risuonava nella moschea di Cosenza lo scorso 12 agosto, mentre la comunità si raccoglieva per l’ultimo saluto a Mohamed Amin Bessioud. Alle 11, la comunità si è stretta attorno alla famiglia per accompagnare Mohamed nel suo ultimo giorno in Calabria, prima del viaggio verso la Tunisia, dove sarà sepolto.

Quella mattina, nella moschea, la Salat al-Janazah si è svolta nel silenzio del raccoglimento. La preghiera funebre musulmana si recita in piedi, rivolti verso la Mecca, con quattro takbīr — «Allahu Akbar», Dio è grande — intervallati da versetti del Corano, benedizioni e invocazioni per il defunto. Una fila di fedeli raccolti nella preghiera per chiedere perdono e misericordia per Mohamed.
È stato soprattutto un momento intimo. Di preghiera e di raccoglimento. Un tempo sospeso, segnato dal silenzio e dal cordoglio, nel quale la presenza delle persone ha detto più di qualsiasi parola. Le voci raccolte nella preghiera, poi il silenzio. Solo lacrime. Attorno alla bara, il dolore di una famiglia e quello di una comunità che ha scelto di esserci.Un momento che ha avuto il peso inconsolabile dell’addio a un figlio, a un amico, a un cittadino.

Momo — così lo chiamavano i suoi cari — è rimasto nel volto di chi resta, nel silenzio, negli sguardi rivolti a quella bara che, dopo la preghiera, avrebbe lasciato la città per raggiungere la Tunisia.
Mohamed si è gettato dal balcone della sua abitazione il 23 luglio, a venticinque anni, durante una perquisizione delle forze dell’ordine. Da allora sono trascorsi venti giorni. Venti giorni nei quali il suo nome è rimasto legato a una tragedia che ha scosso Cosenza e l’Italia tutta che ancora oggi lascia molte domande.

Ma quella mattina quelle domande sono rimaste fuori dalla moschea. Dentro c’era soltanto il lutto. La preghiera. Il ricordo. E l’ultimo saluto a Momo. Fuori, invece, resta il dolore di chi lo ha salutato per l’ultima volta. E restano le voci di chi, insieme al lutto, continua a chiedere risposte e giustizia.

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