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L'ospedale dell'Annunziata di Cosenza

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PARENTI (CS) – «La tempistica è fondamentale». I medici lo hanno ripetuto più d’una volta a mamma Stefania quando, alcuni giorni fa, è arrivata in ospedale con la sua bambina in condizioni disperate.

Lei, milanese “trapiantata” in un piccolo Comune della Valle del Savuto, ha provato a spiegare loro, non senza tormento, che è stato fatto il possibile, una vera corsa contro il tempo, ma che a Parenti, il paesino in cui la famiglia risiede appunto, l’ambulanza non c’è.

È venerdì quando Melissa, di tre anni, affetta dalla nascita da leucomalacia cistica periventricolare, manifesta l’ennesima crisi epilettica. I genitori intuiscono da subito che è più acuta delle altre: la piccola vomita, ha difficoltà a respirare, il rischio di edema polmonare è elevato.

Insomma, non c’è tempo da perdere: ogni minuto è prezioso per salvarle la vita. Stefania chiama immediatamente il 118. Peccato, però, che il Pronto soccorso più vicino si trovi a Cosenza: l’ospedale di Rogliano, infatti, è chiuso da 10 anni. Il mezzo di soccorso impiegherà 40 minuti per giungere sul posto e altrettanti per approdare nella struttura ospedaliera.

Un’eternità, dovuta non già a negligenze da parte degli operatori – l’ambulanza «ha volato», racconterà Stefania -, quanto a problemi di viabilità interna: la strada che collega Parenti al capoluogo di provincia, lunga 40 chilometri, è piena di curve, dissestata, senza illuminazione e con un semaforo in un tratto interessato da lavori di consolidamento dove si può circolare a una sola corsia. A scongiurare il peggio, dunque, sarà solo l’arrivo di un medico del posto, allertato dai genitori di Melissa per un primo provvidenziale intervento.

Ora la bimba sta meglio, ma non è ancora possibile valutare se e quali conseguenze a livello cerebrale siano imputabili ai ritardi. Perché, non hanno smesso di dirlo a Stefania una volta varcato l’ingresso dell’“Annunziata”, bisognava far presto. E lei, con tanta rabbia «nel cuore e nella mente», non si dà pace perché «quello che è capitato a Melissa poteva succedere a qualsiasi altro bambino o adulto». Il suo è un grido di dolore, non individuale ma di un intero territorio, ed anche un appello alle istituzioni: a Parenti servono subito un’ambulanza e un medico.

Una battaglia che porta avanti sui social insieme ad un gruppo di mamme: «Dovremmo cercare di essere uniti, ragionare, aggregarci, per obiettivi comuni che ci possano dare un quotidiano sereno per il futuro dei nostri figli – ha scritto sul suo profilo Facebook -, tutelare ogni singola persona dal più piccolo al più anziano, unire le forze, a prescindere dal colore politico, far valere i nostri diritti, il diritto alla salute, il diritto di essere curati, il diritto di essere tutelati. Noi di Parenti e paesi limitrofi siamo distanti dall’ospedale e da qualche giorno non possiamo neanche contare sulla postazione di guardia medica che era sita a Bocca di Piazza.

Questa è un’urgenza che riguarda tutti – ha aggiunto -, io mi faccio portavoce, inizio a dire che è ora di svegliarsi: a Parenti oggi c’è una priorità, serve un’ambulanza sul nostro territorio, non si può aspettare 40 minuti un’ambulanza che arrivi ed altri 40 minuti prima di raggiungere l’ospedale. Ringrazio tutti coloro che ci stanno sostenendo anche con un messaggio ma ora vi chiedo di sostenerci nella lotta che è per tutti. Rimbocchiamoci le maniche e facciamo qualcosa per il bene di tutti, facciamolo insieme».

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