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Tra maratone sui libri e pause strategiche, gli studenti dell’Unical affrontano la sessione in modi molto diversi. E la ricerca sull’attenzione suggerisce che più ore di studio non significano sempre risultati migliori.


Gennaio, febbraio, giugno e luglio: quattro mesi dell’anno in cui gli universitari dell’Unical si rifugiano in un letargo accademico fatto solo ed esclusivamente di libri, appunti e riassunti. Ma non tutti gestiscono lo studio in maniera così restrittiva e severa.

Se durante il resto dell’anno i giovani studenti abitano attivamente il campus e la zona circostante di Quattromiglia, durante la sessione invernale ed estiva, senza distinzione di stagione e temperatura, la maggior parte di loro si rintana nelle proprie abitazioni — universitarie e non — oppure torna nelle città d’origine per immergersi in uno studio matto e disperatissimo con l’obiettivo di superare al meglio gli esami in programma o, più semplicemente, sopravvivervi.

Otto ore di “sottolinea e ripeti”, raccontano alcuni studenti. Niente feste, niente mare, niente distrazioni.«Io sostanzialmente durante la sessione mi sveglio, mangio, prendo quel caffè per rigenerarmi un po’ e poi inizio a studiare. Questo tutti i giorni fino all’esame, giorno che solitamente prendo libero o il giorno dopo, giusto per mettere in pausa il cervello e farlo ricaricare», racconta Maria di Media e Società Digitali.

Una full immersion che per qualcuno, però, è anche il risultato di un anno accademico trascorso tra locali, aperitivi e lezioni seguite a intermittenza. Perché c’è anche chi preferisce concentrare tutto nelle settimane che precedono gli esami.

NON TUTTI AFFRONTANO LA SESSIONE ALLO STESSO MODO

Per molti studenti la vita non può fermarsi durante la sessione. Andare in palestra, uscire con gli amici, lavorare o semplicemente concedersi qualche ora libera sono attività a cui non intendono rinunciare per un esame.

«Se smettessi di allenarmi o uscire arriverei all’esame più stressata che preparata», dice Alessandra di Comunicazione.

«Questa è una palestra anche per la vita adulta. Quando avrò un lavoro da otto ore al giorno dovrò rinunciare alla vita sociale o alla mia salute? Non credo. Imparare a organizzarsi è parte del percorso universitario», aggiunge la stessa.

Il segreto, secondo chi riesce a mantenere un equilibrio, è proprio l’organizzazione. Seguire davvero le lezioni durante il semestre, distribuire lo studio nel tempo e non ridursi all’ultimo momento.

E forse la scienza dà loro ragione. Diverse ricerche psico-cognitive degli ultimi anni, da Wilson e Korn a Bunce, mostrano che la concentrazione tende a diminuire progressivamente durante attività mentali prolungate e che mantenere livelli elevati di attenzione per molte ore consecutive è più difficile di quanto si creda.

Alcune di queste sostengono che i primi cali possono manifestarsi già dopo 10-15 minuti di attività passiva, mentre altre evidenziano un progressivo affaticamento attentivo nel corso di compiti svolti senza pause.

Tradotto: otto o dieci ore consecutive sui libri non sempre equivalgono a imparare di più.

«Preferisco fare quattro o cinque ore fatte bene piuttosto che stare dieci ore alla scrivania tra un TikTok e un paragrafo», scherza Gianluca di Scienze Politiche.

E mentre qualcuno continua a vivere la sessione come una sorta di clausura volontaria, altri cercano di ricordare che un esame è importante, ma non abbastanza da mettere in pausa la propria vita per settimane.

D’altronde, tra una ripetizione e una passeggiata al mare, forse si può ancora trovare un compromesso.

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