Da sinistra: Costabile, Rossi, Bindi, Curcio, Mirabelli
4 minuti per la letturaIncontro all’Università della Calabria nell’ambito del ciclo di Pedagogia antimafia, Rosy Bindi spiega l’attualità di don Milani
RENDE – «La mafia è la negazione della visione di democrazia contenuta nella Costituzione». Lo ha detto Rosy Bindi durante la sua lectio magistralis sul tema “La pedagogia di don Milani tra passato e presente”. L’incontro rientrava nel ciclo seminariale di Pedagogia antimafia, il corso universitario dell’Università della Calabria guidato dal professor Giancarlo Costabile, infaticabile animatore di numerose iniziative volte alla coscientizzazione del fenomeno mafioso. «La pedagogia antimafia è una pedagogia degli ultimi e dei poveri», ha esordito, non a caso, il professor Costabile, introducendo la giornata di studio che verteva sull’insegnamento di don Milani. Bindi, del resto, già presidente della Commissione parlamentare antimafia e ministra della sanità, presiede il Comitato per il centenario della nascita del sacerdote fiorentino.
IL PROGETTO POLITICO DI DON MILANI
«Quando don Milani vedeva un povero – ha spiegato Bindi – pensava a dargli istruzione. Il suo obiettivo era creare masse consapevoli. Ecco perché fu una figura scomoda per la Chiesa del suo tempo e molto amata nel mondo laico, al punto da divenire un’icona per i giovani del ’68». Il «progetto politico» di don Milani – ha detto ancora Bindi – lo si coglie soprattutto quando «definisce la Costituzione come quella che Gesù Cristo aspettava da duemila anni, perché offre a tutti una parvenza di dignità». Da qui l’attualità di don Milani. «Ai suoi tempi le disuguaglianze sociali erano terribili. Non faticò molto a convincere i ragazzi di Barbiana ad andare a scuola. All’epoca c’erano punte di analfabetismo molto alte. Oggi non è giustificabile che ci sia abbandono scolastico, analfabetismo di ritorno e non si sia in grado di adeguarsi ai processi formativi più moderni». Una visione, quella milaniana, che è una «critica del modello capitalistico» ancora di più oggi, in un’epoca in cui «la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi».
L’ATTUALITÀ DI DON MILANI
L’attualità di don Milani si ripropone oggi e stride con l’istituzione del ministero dell’Istruzione e del Merito. «La scuola non dev’essere luogo di competizione ma di cooperazione, chi ha un pezzo di talento in più lo deve mettere a disposizione degli altri. Per don Milani – ha spiegato ancora Bindi – la classe scolastica non cresce se chi è meno dotato non cresce insieme agli altri». Lo stare dalla parte dei poveri di don Milani «passa attraverso il farsi povero e condividere. Perché stando con i poveri si coglie l’essenziale della vita e si comprende che quello che conta nella vita è l’essenziale e non il superfluo».
Il motto milaniano “I care” significa che «mi sta a cuore il destino dell’umanità». Vale a dire «il contrario del “me ne frego” fascista. L’indifferenza, il non prendersi carico dei problemi di tutti, è paragonabile a ciò da cui la Costituzione prende le distanze non solo perché contraria al fascismo ma perché nasce da una visione completamente diversa».
LA PEDAGOGIA ANTIMAFIA DI DON MILANI
L’insegnamento di don Milani è anche un insegnamento contro le mafie, che sono «negazione della visione di democrazia contenuta nella Costituzione. La democrazia – ha osservato Bindi – è ricerca, attraverso il confronto e la trasparenza, del bene comune. La mafia è perseguimento, attraverso la violenza, del bene individuale nella segretezza. Le società mafiose sono segrete, la democrazia non sopporta la segretezza». Insomma, don Milani disobbediente alle mafie ma «obbedientissimo alla Costituzione».
LA DISOBBEDIENZA CRITICA DI DON MILANI
Eppure sarebbe morto condannato, perché sotto processo per apologia di reato per aver difeso gli obiettori di coscienza. «Ai giudici spiegò di aver ripercorso tutte le guerre e di non averne trovata una giusta, tranne la Resistenza che in realtà non era una guerra ma lotta per la libertà. La legge, secondo don Milani, è giusta quando è dalla parte dei poveri, ingiusta quando è dalla parte degli oppressori. E gli obiettori si erano opposti a una legge che ritenevano ingiusta. Obbedire non è una virtù se si accetta tutto passivamente, più scomodo non obbedire pagando le conseguenze».
In apertura dei lavori sono intervenuti, sottolineando l’importanza di una giornata dedicata all’attualità di don Milani, anche il prorettore Stefano Curcio e le professoresse Maria Mirabelli e Rossana Rossi, rispettivamente direttrice del Dipartimento di Cultura, educazione e società e coordinatrice del corso di Scienze dell’Educazione e Scienze pedagogiche di UniCal.
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