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Cosenza Calcio in piena apnea: il futuro resta un’incognita. Senza stadio, senza tifosi e il contenzioso con il Comune: sarà una stagione di sofferenza.


COSENZA – Ritiro terminato, tutti guariti dalla febbre che ha colpito mezza squadra nei giorni scorsi e tutti a riposo in attesa di riprendere a lavorare. Il Cosenza si appresta così ad iniziare la seconda fase del precampionato, ovvero quella che precede l’inizio ufficiale delle ostilità (sabato 15, giorno di Ferragosto la prima uscita, in Coppa Italia contro il Crotone allo “Scida”). La squadra riprenderà a sudare domani alle 17 al “San Vito-Marulla” che, per buona parte di agosto, sarà ancora disponibile. Poi bisognerà trovare altre soluzioni. Il direttore Lucioni nei giorni scorsi ha riferito di aver già trovato due terreni di gioco in erba e uno in sintetico dove sostenere gli allenamenti settimanali.

Nelle prossime ore se ne saprà di più. Dopo il fresco della Sila il gruppo è pronto a ripartire per una stagione che però, al momento, presenta ancora tante incognite e su diversi aspetti (logistici, strutturali e strettamente sportivi).

Il futuro resta un’incognita per il Cosenza Calcio, incassati due colpi durissimi: il “no” allo stadio Marulla e la questione crediti vantati nei confronti del Comune.

 Incognite che vengono acuite dal doppio colpo ricevuto dalla società negli ultimi giorni. Giovedì è arrivata la nota della Commissione Bilancio di Palazzo dei Bruzi nella quale si chiede di approfondire i crediti vantati dal Cosenza Calcio nei confronti del Comune, che non corrisponderebbero con quanto “scovato” dalla stessa Commissione. Per cui, in caso di incongruenze, potrebbero esserci ripercussioni sul bilancio del Cosenza Calcio stesso.

Venerdì, invece, è arrivata la decisione del Tar della Calabria, che ha rigettato la richiesta di sospensiva avanzata dal Cosenza Calcio relativa alla decisione degli uffici di Palazzo dei Bruzi di non concedere l’uso dello stadio “Marulla” a causa dell’impossibilità din conciliare le attività sportive con l’inizio dei lavori di ristrutturazione dello stadio. Una situazione che ha portato il Cosenza a chiedere ospitalità a Crotone, e ad oggi le gare interne dei rossoblù si disputeranno proprio nella città di Pitagora. In attesa, chiaramente, di eventuali altri ricorsi e di novità successive che coinvolgeranno la discussione sul merito della questione.

Un rapporto irrecuperabile con la città e la tifoseria

Un momento, quindi, di grande difficoltà per il club rossoblù. Difficoltà che una parte della tifoseria, bisogna dirlo chiaramente, ha accolto anche con piacere. E’ l’epoca di social e si sa come sia davvero molto facile intercettare il malumore e la sofferenza per una situazione di cui non si riesce ad uscire. Gli stessi tifosi ci hanno provato disertando lo stadio nella scorsa stagione; ci ha provato la politica. Anche l’informazione ha dato il suo segnale, ma nulla è cambiato rispetto a quanto già avveniva in passato. La percezione della città, degli sportivi, dei tifosi organizzati o meno, è che giorno dopo giorno il presidente Guarascio allontana sempre di più la possibilità di lasciare la società, per come richiesto a furor di popolo.

Una società che ha fatto intendere di volersi tenere molto stretta. Difficile capire perché questo perseverare “a dispetto dei santi”, visto che fare calcio necessita di sinergie, condivisioni e interscambi che in questo momento lui non ha e non sembra per niente che possa averne in futuro. Il rapporto sembra ormai essersi spezzato definitivamente e senza possibilità di recupero. Le illusioni del passato sono diventate disillusioni e i fatti col tempo hanno smentito quelle che sembravano idee, ma che erano solo calcoli. E’ un punto di non ritorno.

Due anni fa gli “arabi”:  idee, sviluppo del territorio e progettualità. Mortificate città e provincia

Eppure, solo un paio di anni fa si erano create delle condizioni ormai irripetibili. Ed è un peccato che le abbiano capite in pochi. Anzi, da molti tali condizioni sono state avversate, mentre per parte della tifoseria o di addetti all’informazione sono state solo l’occasione per sbeffeggiare e sminuire, quasi come fosse incredibile che una cosa del genere potesse capitare alle nostre latitudini. Sì, il riferimento è alla famosa trattativa con esponenti di finanziatori arabi che hanno approcciato il presidente Guarascio con in dote una progettualità che nel tempo è svanita per le circostanze che evidenzieremo di qui a poco. Ma non bisogna pensare ai cammelli, ai turbanti o a cose simili. La questione è molto più seria.

E’ la storia di un esperto di finanza internazionale (araba in particolar modo), un professionista nella gestione di capitali di fondi, originario della Calabria e della provincia di Cosenza, che era riuscito a riunire un po’ di investitori di Dubai per metter su un progetto come tanti altri portati avanti nel tempo e in varie parti del mondo. L’area del Mediterraneo, nelle intenzioni degli investitori arabi in genere, negli ultimi anni è quella maggiormente degna di attenzione per investimenti strutturali e immobiliari. E la persona originaria della Calabria voleva solo portare un po’ di soldini anche nella sua regione e quindi un po’ di sviluppo. P

er farlo, chiaramente, in questi casi (come avviene in tante altre parti della Terra) è necessario “entrare” in un territorio. E visto comunque l’attaccamento alla provincia, si è detto: perché non partire dal calcio? Perché non partire dal Cosenza Calcio? E l’idea era quella di far leva sullo sport più popolare per assicurarsi un canale preferenziale e poi dar vita anche ad altri progetti. Di progetti ce n’erano: lo stadio nuovo, investimenti immobiliare all’Unical, altri investimenti per strutture turistiche d’avanguardia in Sila e sul Tirreno. E tanto altro.

Il leit-motiv delle trattative per la cessione: tutte impedite e con ostinazione

Non sappiamo se gli interessati proveranno prima o poi ad “entrare” attraverso altre strade, o anche altre squadre. E non solo in Calabria. Sta di fatto che la “strada” del Cosenza Calcio è fallita definitivamente al termine del 2025, dopo che il primo contatto tra questa realtà e il Cosenza Calcio era avvenuto il 26 luglio del 2024. Due anni fa. La domanda è: perché non si è materializzata una trattativa che poi avrebbe dato la stura ad un progetto che avrebbe portato ricchezza a tutto il territorio? La risposta è: Eugenio Guarascio, ovvero la sua diffidenza, la sua ritrosia a lasciare andare un “giocattolo” che rendeva tantissimo non solo in termini economici, ma anche di visibilità, ma anche la sua voglia di non lasciare che altri godessero di quanto costruito in passato e che potessero fare meglio di lui.

Nel calderone bisogna metterci tante cose… Il patron del Cosenza Calcio ha sempre chiesto, come in tutte le trattative, di ricevere un’offerta prima ancora di mostrare le documentazione della società. Al buio, praticamente. E’ successo con gli “arabi” (i fondi erano davvero arabi e lo sarebbe stato anche il presidente) e de è successo con tutti coloro i quali sono arrivati dopo. Tanti incontri, tante interruzioni, tanti silenzi fino a quando la pazienza dei possibili compratori è finita. Salvo poi affermare all’esterno (ma mai in conferenza stampa) che non si sono mai create le condizioni per la cessione della società…

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