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Testamento biologico la Calabria resta in coda alle classifiche: Catanzaro ultima tra le province. Una disposizione anticipata di trattamento ogni 228 abitanti.
CATANZARO – In Calabria il testamento biologico continua a essere uno strumento poco conosciuto e ancora scarsamente utilizzato. A quasi otto anni dall’entrata in vigore della legge che ha introdotto le Disposizioni anticipate di trattamento (Dat), la regione si colloca soltanto al sedicesimo posto della classifica nazionale per diffusione di questo strumento di autodeterminazione sanitaria, con una Dat depositata ogni 228 abitanti. Il dato emerge dal nuovo report dell’Osservatorio Dat dell’Associazione Luca Coscioni, realizzato attraverso un accesso agli atti rivolto a 7.677 Comuni italiani per sopperire alla mancanza della prevista relazione ministeriale sullo stato di attuazione della legge. Si tratta, di fatto, dell’unica fotografia aggiornata disponibile sul tema a livello nazionale.
Le Dat consentono a ogni cittadino maggiorenne di indicare in anticipo quali trattamenti sanitari accettare o rifiutare nel caso in cui, in futuro, non fosse più in grado di esprimere la propria volontà. Uno strumento che riguarda direttamente il consenso informato, il fine vita e il diritto all’autodeterminazione terapeutica, ma che continua a registrare una diffusione limitata in molte aree del Paese.
LA GEOGRAFIA DEL TESTAMENTO BIOLOGICO IN CALABRIA: I DATI DELLE PROVINCE
Anche all’interno della Calabria emergono differenze significative tra i territori. La provincia più virtuosa è quella di Crotone, che occupa il 50° posto nella graduatoria nazionale con una Dat ogni 164 abitanti e 592 disposizioni depositate. Seguono Cosenza, al 77° posto con 1.893 Dat e una ogni 213 abitanti, e Reggio Calabria, 86ª in Italia con 1.614 Dat e una ogni 235 residenti. Più indietro si colloca la provincia di Vibo Valentia, al 91° posto nazionale con 453 Dat e una ogni 256 abitanti. Chiude la graduatoria regionale la provincia di Catanzaro, che si posiziona al 97° posto in Italia con 804 disposizioni depositate, pari a una ogni 281 abitanti, il dato più basso della Calabria.
Secondo l’Associazione Luca Coscioni, il principale ostacolo continua a essere la carenza di informazione istituzionale. «Senza il diritto alla conoscenza, gli altri diritti restano solo sulla carta», affermano la segretaria nazionale Filomena Gallo e il tesoriere Marco Cappato. «Da sette anni il popolo italiano è tenuto all’oscuro del diritto, che esiste, a scegliere le modalità del proprio fine vita. La conoscenza delle Dat sta migliorando, ma troppo lentamente, grazie soprattutto all’impegno delle associazioni e di singoli cittadini».
IL QUADRO GENERALE E IL DIVARIO TERRITORIALE DA COLMARE
A livello nazionale, nei 4.822 Comuni che hanno fornito dati aggiornati sia nel 2023 che nel 2025, risultano depositati complessivamente 228.151 testamenti biologici dall’entrata in vigore della legge nel gennaio 2018, con una crescita del 18,2% rispetto al 2023. Considerando anche i Comuni che avevano risposto alle precedenti rilevazioni, il numero delle Dat certamente depositate sale ad almeno 278.329. Numeri che testimoniano una crescita dell’attenzione verso il biotestamento, ma che evidenziano ancora profonde differenze territoriali. In Calabria, nonostante i progressi registrati negli ultimi anni, il diritto di decidere anticipatamente sulle proprie cure resta un’opportunità conosciuta e utilizzata da una quota ancora limitata della popolazione.
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