Il carcere di Crotone
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Emergenza sovraffollamento e percorsi rieducativi interrotti nel carcere di Crotone a causa della chiusura del piano terra da settembre 2025
CROTONE – La Casa circondariale di Crotone vive una fase di emergenza strutturale che rischia di compromettere irreparabilmente i percorsi di rieducazione e il diritto alla dignità dei detenuti. A lanciare l’allarme è l’avvocato Pantaleone Sulla, garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale, che ha inviato un formale e urgente sollecito al Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria (PRAP), alla direzione del carcere, al prefetto, al sindaco e ai garanti regionale e nazionale.
Piano terreno chiuso da quasi un anno
Il cuore della vertenza risiede nell’indisponibilità, ormai cronica, del piano terreno dell’istituto. Chiuso dal settembre 2025 per gravi problemi strutturali, il settore è rimasto inaccessibile, sottraendo di fatto 36 posti letto alla capienza della struttura. Una carenza che non è solo un dato tecnico, ma si traduce in un’emergenza umanitaria e gestionale che pesa su una popolazione detenuta già in sofferenza.
Emergenza sovraffollamento
Secondo quanto documentato dal garante nella sua Relazione Annuale 2025, la contrazione degli spazi ha innescato un effetto domino devastante. Il sovraffollamento, già endemico, ha raggiunto livelli critici: con una presenza oscillante tra le 120 e le 130 unità, l’indice di affollamento ha superato il 130% della capienza regolamentare. «Una condizione di invivibilità — sottolinea Sulla — che non può più essere tollerata».
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Trasferimenti e spostamenti dei familiari
Ma le ripercussioni non si limitano al mero conteggio dei posti letto. La chiusura del piano terra ha costretto la Direzione a procedere con numerosi trasferimenti verso altre strutture penitenziarie. Per i detenuti, questo significa recidere i legami affettivi: i familiari, spesso residenti nel territorio crotonese, si trovano costretti ad affrontare spostamenti lunghi, onerosi e psicologicamente estenuanti per mantenere un minimo contatto con i propri congiunti.
Percorsi rieducativi interrotti
Non meno grave è l’impatto sul fronte trattamentale. I percorsi di reinserimento — scolastici, formativi e lavorativi — che la stessa relazione annuale definiva «particolarmente efficaci» presso il carcere di Crotone, sono stati bruscamente interrotti. Il trasferimento in altri istituti lontani ha vanificato gli sforzi compiuti dai detenuti e dagli operatori, segnando una regressione nel percorso di rieducazione che la Costituzione impone come finalità primaria della pena.
Il punto più dolente, tuttavia, resta l’immobilismo amministrativo. Nonostante siano trascorsi mesi dal momento in cui sono stati riscontrati i problemi strutturali, gli interventi di ripristino non risultano ancora deliberati, lasciando l’istituto in una sorta di limbo operativo.
L’appello al prefetto
Di fronte a tale scenario, l’avvocato Sulla ha rotto gli indugi, chiedendo all’Amministrazione penitenziaria per la Calabria risposte immediate: è necessario conoscere non solo l’avvio, ma anche i tempi certi per il completamento dei lavori e il ripristino della piena capienza. Al prefetto di Crotone e alle istituzioni, il garante rivolge un appello affinché si facciano promotori di un tavolo di coordinamento interistituzionale. L’obiettivo è quello di garantire che il carcere di Crotone torni a svolgere la sua funzione, capace di rispettare i diritti fondamentali di chi vi è ristretto.
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