Enzo Sculco durante un'udienza del processo Glicine-Acheronte
3 minuti per la letturaIl Tribunale di Crotone revoca i domiciliari per Sculco, l’ex consigliere regionale in libertà a più di tre anni dal blitz Glicine-Acheronte
CROTONE – Dopo oltre tre anni trascorsi agli arresti domiciliari, torna in libertà Enzo Sculco, l’ex consigliere regionale indicato dagli inquirenti come il presunto dominus di un comitato d’affari al centro del maxiprocesso Glicine-Acheronte. Il Tribunale penale di Crotone, presieduto da Edoardo D’Ambrosio e composto, inoltre, da Chiara Daminelli e Giulia Crisci, ha accolto l’istanza avanzata dall’avvocato Mario Nigro. Una decisione che arriva alla vigilia delle battute finali del dibattimento, mentre il maxi processo si avvia verso la requisitoria.
Cessate le esigenze cautelari
La svolta cautelare è maturata in seguito a una rivalutazione complessiva della posizione dell’imputato. Il Tribunale ha infatti preso atto del tempo trascorso dai fatti contestati, del rispetto delle prescrizioni imposte e del corretto comportamento processuale tenuto da Sculco. A incidere in modo determinante è stata anche la complessità del procedimento, ulteriormente dilatata dai tempi tecnici legati al mancato deposito integrale della perizia sulle intercettazioni, un’attesa culminata nell’ennesimo rinvio concesso ai periti. Un quadro che ha spinto lo stesso pm Roberto Cubellotti a esprimere parere favorevole alla cessazione delle esigenze cautelari. In precedenza la Dda di Catanzaro aveva espresso parere negativo alle istanze difensive di revoca della misura.
La difesa: «Meglio tardi che mai»
Sulla revoca della misura è intervenuto l’avvocato Nigro. «Meglio tardi che mai», ha commentato il legale. Il penalista ha sottolineato come la revoca giunga dopo «plurime dichiarazioni spontanee rese dall’imputato, attraverso le quali Sculco ha cercato di chiarire la propria posizione processuale», manifestando al contempo il «rammarico per aver dovuto attendere più ditre anni prima di vedere riconosciuta la cessazione delle esigenze cautelari».
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Il comitato d’affari
L’inchiesta, che nel giugno 2023 aveva travolto la politica e l’imprenditoria calabrese, delinea, tra l’altro, i contorni di un gruppo organizzato attivo su scala regionale e finalizzato alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione. Al centro delle contestazioni della Procura antimafia figurano la presunta fitta rete di ingerenze nei settori nevralgici della pubblica amministrazione, dal Comune di Crotone all’Asp, passando per la Provincia e l’Aterp. La misura aveva retto soprattutto perché, sotto il profilo cautelare, resta in piedi l’ipotesi dell’esternalizzazione della Fiera della Madonna di Capocolonna, finita sotto la lente per presunti legami con contesti criminali, e in particolare con esponenti della cosca Megna. Accuse pesanti, che per l’ex esponente politico comprendevano anche l’associazione per delinquere e vicende legate al voto di scambio, ritenute dagli inquirenti il perno di un sistema di potere clientelare e trasversale.
Il processo Glicine alle battute finali
Nel corso del procedimento, l’ex esponente politico ha continuato a far valere le proprie ragioni attraverso dichiarazioni spontanee. Un suo ulteriore intervento difensivo è fissato per la prossima udienza del 30 settembre. Sebbene nei mesi scorsi fosse arrivata in aula la provocatoria richiesta dello stesso imputato di essere trasferito in carcere per non pesare sui familiari, l’istanza era stata dichiarata inammissibile dal Collegio penale. Ora, i domiciliari vengono formalmente revocati. Un passaggio cruciale in attesa dell’epilogo processuale.
Domiciliari revocati anche al referente tedesco del clan Megna
Il pm ha espresso parere favorevole alla revoca delle misure cautelari anche nei confronti di altri imputati che si trovavano agli arresti domiciliari. Tra questi Pantaleone Laratta e Salvatore Aracri, difesi entrambi dall’avvocato Leo Sulla. Aracri, in particolare, è una figura chiave dell’inchiesta. La Dda lo considera il referente tedesco del clan Megna con il compito di riciclare somme di denaro e mettere a disposizione del sodalizio un gruppo di hacker. Rimesso in libertà anche Salvatore Panebianco, difeso dall’avvocato Vittorio Gangale, ma per lui resta l’obbligo di non allontanarsi dalla Calabria.
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