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Gli agricoltori crotonesi lasciano Passovecchio per unirsi a Pizzo Calabro, protestando contro caro carburante, cinghiali e crisi di settore.
CROTONE- Gli agricoltori crotonesi hanno sciolto il presidio che avevano costituito presso la rotatoria della località Passovecchio per protestare contro il caro carburanti e contro il conseguente aumento dei costi di produzione, e non solo. All’incirca alle ore 14 di ieri, 29 settembre 2026, il Gruppo Agricoltori del Crotonese, che aveva organizzato la manifestazione di protesta, ha deciso di spostarsi su Pizzo Calabro. Contattato telefonicamente, il presidente del Gruppo, Armando Galdy, chiarisce: «Abbiamo deciso di dare manforte ai nostri colleghi, che hanno bloccato lo svincolo di Pizzo, uno dei punti di accesso all’Autostrada del Mediterraneo».
Tornerete a presidiare la rotatoria di Passovecchio? «Stiamo valutando cosa fare. Molto dipenderà dalle risposte che riceveremo dalla Prefettura di Crotone, che si è offerta di mediare tra noi lavoratori e il governo centrale», rimarca Galdy, reduce, insieme al segretario Pietro Megna, dall’incontro con un funzionario prefettizio.
LA PROTESTA PER IL CARO CARBURANTE, LA SCARSA PARTECIPAZIONE E LE RICHIESTE AL GOVERNO
Vi aspettavate una maggiore partecipazione della popolazione crotonese alla vostra manifestazione di protesta? «Ci aspettavamo un maggiore sostegno da parte dei cittadini, ma, alla fine, la loro presenza è stata scarsa in tutti i presidi calabresi», ammette Galdy, che è un imprenditore agricolo cutrese. «Nel manifesto che annunciava il ritorno della protesta dei trattori- ricorda- avevamo messo in evidenza che i problemi da noi denunciati riguardavano tutti i cittadini, in particolare le fasce più deboli, e ci siamo riferiti al caro carburanti, all’aumento dei ticket sanitari, all’aumento delle tariffe del trasporto pubblico».
Il primo atto di apertura che si aspettano dal governo Meloni è un forte ribasso del prezzo del gasolio per auto e agricolo. Si tratterebbe, nei fatti, di un ritorno al passato. Il secondo atto è, invece, il taglio del ticket sanitario. Se, comunque, il presidente Galdy e il segretario del Gruppo, Megna, si aspettano che «il governo adotti qualche misura per contrastare la crisi dell’agricoltura», altri associati chiedono che l’assessore regionale al ramo, Gianluca Gallo, velocizzi l’iter per il risarcimento dei danni provocati dai cinghiali alle colture, per far respirare finanziariamente i danneggiati.
LA CRISI TRA CINGHIALI, CONCORRENZA SLEALE E CAMBIAMENTI CLIMATICI
La questione dei cinghiali è irrisolta, mentre i risarcimenti tardano ad arrivare. Una settimana fa, gli ungulati hanno distrutto un campo di meloni a Isola Capo Rizzuto, gettando nella disperazione più totale il produttore. La situazione è diventata insostenibile. Come detto, gli agricoltori sono esasperati per i costi del gasolio e dell’energia in generale, che incidono inevitabilmente su tutti i costi di produzione, dai concimi alle sementi, ai pezzi di ricambio. I prezzi dei prodotti agricoli sono però sempre più bassi. Molte aziende si ritrovano a lavorare in perdita anche per la concorrenza delle importazioni dall’estero, ritenuta “sleale” per la mancanza di reciprocità nel rispetto delle regole di produzione vigenti in Europa.
Le importazioni di prodotti stranieri a basso costo saturano il mercato, facendo crollare i prezzi di quello italiano. Gli agronomi, consultati dal Quotidiano, contestano a titolo esemplificativo gli accordi commerciali con Tunisia e Mercosur e con Albania e Turchia, questi ultimi due Paesi per le esportazioni di ortaggi. La crisi dell’agricoltura discende altresì dai cambiamenti climatici. Nel comprensorio cirotano quaranta giorni consecutivi di caldo estremo hanno consentito ai viticoltori di raccogliere una quantità molto scarsa di uve.
Che erano, per fortuna, sanissime, in quanto il caldo record non porta malattie fungine. Tutti i comparti, dalla viticoltura all’olivicoltura, dalla cerealicoltura alla zootecnia, alla colture orticole, sono stati penalizzati dalla siccità, che è una criticità ormai strutturale. L’aspetto rilevante è che il Gruppo Agricoltori del Crotonese ha aderito al Movimento Popolare Nazionale, perché non si sente rappresentato dalle organizzazioni professionali agricole.
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