La sindaca di Isola Capo Rizzuto Mariagrazia Vittimberga
4 minuti per la letturaOmbre sui rapporti della cerchia familiare della sindaca con i clan, scatta la commissione d’accesso antimafia al Comune di Isola
ISOLA CAPO RIZZUTO – Nuova bufera giudiziaria ed amministrativa sul Comune di Isola Capo Rizzuto. Nell’ultimo atto del suo mandato prima del pensionamento, la prefetta di Crotone, Franca Ferraro, ha disposto l’invio della Commissione d’accesso antimafia per verificare l’eventuale sussistenza di forme di condizionamento o di infiltrazione della criminalità organizzata all’interno dell’ente locale.
Della commissione d’accesso fanno parte il viceprefetto aggiunto di Crotone Sebastiano Tramontana, il capitano dei Carabinieri Riccardo Notacerasi e il capitano della Guardia di Finanza Giuseppe Rausa. L’iniziativa si inserisce in una più ampia e rigorosa attività della Prefettura pitagorica, che ha già portato allo scioglimento del Consiglio comunale di Casabona, all’accesso antimafia tuttora in corso a Strongoli e al provvedimento nei confronti di un dipendente dell’ente nel Comune di Melissa.
L’insediamento dei commissari ad Isola Capo Rizzuto arriva all’esito delle evidenze emerse in diverse recenti inchieste giudiziarie coordinate dalla Dda di Catanzaro e dalla Procura di Crotone, che chiamano in causa la cerchia familiare e politica della sindaca Maria Grazia Vittimberga, rieletta nel maggio scorso.
Le ombre di “Blizzard Folgore” e la frazione Le Cannella
Il primo filone riguarda l’operazione “Blizzard Folgore”, scattata nel marzo scorso. Dagli atti dell’inchiesta emergono i tentativi di ingerenza di Luigi Masciari, figura ritenuta dagli inquirenti emergente nei nuovi assetti criminali isolitani, sugli investimenti pubblici e privati nella frazione costiera di Le Cannella.
Nelle conversazioni intercettate, Masciari si vantava di presunte entrature nell’amministrazione e del presunto condizionamento nell’ottenimento della Bandiera Blu, da lui attribuito alla propria presenza imprenditoriale nella zona con l’acquisto di un bar e di un B&B (poi promesso a familiari di elementi di spicco della cosca Nicoscia).
Dalle indagini di carabinieri e Ros emergono frequenti contatti tra Masciari e Roberto Bianchi, marito della sindaca (non indagato in questo procedimento). Gli inquirenti monitorarono Bianchi, privo di cariche amministrative, durante un incontro all’interno di un capannone con personaggi contigui ai clan. Inoltre, l’uomo fu iscritto nel registro delle notizie di reato a Bolzano per reati di falso e lesioni colpose legati a un infortunio sul lavoro che ha riguardato lo stesso Masciari. Bianchi avrebbe interloquito con Masciari aggiornandolo sugli iter burocratici, sulle asfaltature e sui progetti per Le Cannella, giungendo persino a commentare con toni ambigui le polemiche social sui lavori pubblici.
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Il caso “Eraclea” e i festeggiamenti nel bene confiscato
Un secondo nucleo di accertamenti riguarda l’inchiesta sull’uso del cinema-teatro “Eraclea”, bene confiscato alla ‘ndrangheta dopo la maxi-operazione “Jonny” e concesso in comodato d’uso al Comune per finalità esclusivamente socio-culturali.
La Procura di Crotone, con l’indagine coordinata dal procuratore Domenico Guarascio e dalla sostituta Rosaria Multari, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a due persone: Piero Viola, segretario della Pro loco e co-gestore del bene (accusato di peculato per aver destinato la struttura a sede di festeggiamenti elettorali senza autorizzazione), e Antonio Franco, componente del comitato elettorale (accusato di omesso preavviso di pubblica manifestazione). L’immobile venne utilizzato per preparare e servire il buffet per la vittoria elettorale della sindaca, con il coinvolgimento di studenti dell’istituto alberghiero. A fare scalpore fu anche la presenza nella sede del comitato elettorale di Leonardo Sacco, ex governatore della Misericordia già condannato per associazione mafiosa, la cui foto fece il giro dei social network.
L’inchiesta “Krimata” e il condizionamento del voto
A completare il quadro informativo al vaglio degli inquirenti vi sono gli elementi dell’operazione “Krimata” condotta dalla Guardia di Finanza. L’indagine ha riacceso i riflettori sulle elezioni comunali del 2019, evidenziando il ruolo dinamico di Mario Esposito — successivamente assolto dall’accusa di omicidio contestatagli in un separato filone — nel sostegno alla candidatura della figlia Carmen Esposito, poi subentrata in consiglio comunale.
Secondo la ricostruzione della Dda, Esposito avrebbe condotto in prima persona la campagna elettorale, stringendo accordi, chiedendo voti e interloquendo direttamente con la sindaca (non indagata) e con il marito, pretendendo garanzie politiche sulla valorizzazione della figlia a prescindere dal numero di preferenze incassate.
Spetterà ora ai tre componenti della Commissione d’accesso passare al setaccio tutti gli atti amministrativi, le delibere, le concessioni e le gare d’appalto dell’ente per verificare eventuali condizionamenti o forme di ingerenza in grado di compromettere il buon andamento e l’imparzialità della pubblica amministrazione.
I precedenti: il peso di due scioglimenti
L’arrivo dei commissari riporta alla memoria il turbolento passato amministrativo dell’ente di Isola Capo Rizzuto, già sciolto due volte per infiltrazioni mafiose. Il primo decreto di scioglimento risale al 2003, quando alla guida del Municipio c’era il sindaco Damiano Milone. In quell’amministrazione Maria Grazia Vittimberga — storicamente legata agli ambienti del Pd e poi passata alla guida di compagini civiche — rivestiva la carica di presidente del Consiglio comunale. Il secondo commissariamento straordinario è giunto invece nel 2017, travolgendo l’amministrazione guidata da Gianluca Bruno all’indomani dell’operazione “Jonny”. L’attuale insediamento della commissione d’accesso riapre dunque una ferita mai del tutto rimarginata nella storia democratica della comunità isolitana, rimettendo sotto i riflettori la tenuta delle istituzioni locali di fronte alle pressioni dei clan.
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