Roberto Occhiuto il giorno della sua rielezione a presidente della Regione Calabria
5 minuti per la lettura“Il coraggio di governare” il libro-manifesto di Roberto Occhiuto: la teoria per la rivoluzione liberale per riportare in alto Forza Italia
UN po’ biografia, ma soprattutto libro-manifesto. O, se vogliamo, un manuale per realizzare quella rivoluzione liberale che può riportare Forza Italia alle percentuali di un tempo e fare del partito quello che il suo fondatore, Silvio Berlusconi, avrebbe voluto.
Il libro del presidente Roberto Occhiuto – Il coraggio di governare – Idee liberali, la forza di realizzarle, edito da Piemme e da ieri in libreria – si presenta con questa ambizione. Dentro il lettore trova i suoi inizi e alcuni aneddoti, ma soprattutto il racconto di questi cinque anni di governo regionale che Occhiuto ripercorre per dar forza alla sua idea di politica e di Stato liberale. Nei fatti, scrive quello che dovrebbe essere, nella sua visione, il programma di Forza Italia e del centrodestra per riconquistare quei pezzi di elettorato che non si sentono oggi rappresentati. E scorrendo le pagine troverete più di un’idea che potrebbe far sobbalzare sulla sedia qualche alleato.

Nella coalizione di centrodestra, per Occhiuto, il compito di Forza Italia è essere «un polo di equilibrio» tra la difesa dei diritti e «la chiusura identitaria», tra le responsabilità europee e atlantiche e il populismo, tra le riforme e l’immobilismo. Un partito di destra in una coalizione di destra ma «non qualsiasi destra». Di certo, dice Occhiuto, non quella di Vannacci, né quella del sovranismo trumpiano, né quella dei populismi che attraversano l’Europa. La distanza da Vannacci, del resto, non potrebbe essere più ampia. Della remigrazione scrive che è «una fesseria».
Sui diritti civili chiede più coraggio a Forza Italia e al centrodestra perché «difendere il mercato e non le persone è un liberalismo dimezzato». Sulle adozioni da parte delle coppie omosessuali, ad esempio, non assume una posizione di chiusura, ma indica nell’interesse del minore il criterio con cui valutare i singoli casi. E dei bimbi già nati in coppie omogenitoriali (quindi anche quelli nati da gestazione per altri, che il governo Meloni ha qualificato come reato universale) dice che la politica ha un solo dovere: proteggerli e riconoscere il legame con entrambi i genitori. Al centrodestra che si prepara al nuovo voto, Occhiuto chiede quindi più coraggio sui diritti civili, una comunicazione più efficace concentrata «su poche riforme bandiera, riconoscibili», aprirsi ai giovani che oggi vedono Forza Italia un po’ ingiallita. Il libro sarà presentato oggi alle 15 a Roma, presso la libreria Mondadori, all’interno della storica Galleria Sordi.
GLI INIZI
La politica arriva presto, all’università, frequentando un’associazione studentesca cattolica. Occhiuto aveva due sogni, racconta: fare l’imprenditore e diventare consigliere regionale. La strada davanti era in salita. Non era figlio d’arte, arrivava da una famiglia semplice: il padre grossista di frutta, costretto ad affrontare un fallimento e a ricominciare da operaio, la madre casalinga, che per lui sognava il posto fisso. Dal padre, racconta, ha imparato a non arrendersi. Dalla madre la capacità di leggere le persone. Ancor prima della politica, questo «istinto per gli umori della gente» l’ha testato, racconta, vendendo enciclopedie porta a porta. Queste esperienze personali lo hanno convinto che «in un Paese davvero liberale l’origine sociale non dovrebbe segnare il destino di una persona».
L’OCCHIUTO BATTAGLIERO
I primi passi in politica li muove negli anni di Tangentopoli. «Ero un giovane democristiano, e anche piuttosto battagliero». Racconta che con altri amici della giovanile occupò la sede della Dc, a Cosenza. «Facemmo addirittura un falò con le agende dei dirigenti – racconta nel libro – Erano registri di un potere ordinario: nomi di persone da sistemare, raccomandazioni varie, favori da contraccambiare».
L’INCHIESTA
Un capitolo è dedicato all’inchiesta che lo vede ancora indagato. Occhiuto ripercorre quei giorni, fino all’annuncio delle dimissioni (per ricandidarsi). «Non sono state una fuga – ribadisce – ma un’assunzione di responsabilità davanti al corpo elettorale. È degli elettori il potere di confermare o revocare un mandato politico». L’inchiesta intanto è in corso, perché siamo nella fase di una nuova proroga indagini. «È una condizione strana, quella dell’indagato che non vede mai una fine. A volte mi sorprendo a chiedermi se [queste proroghe] siano tutte davvero necessarie». Uno dei pesi, però, che fa più fatica a portare è che sia stata raggiunta dall’inchiesta anche la sua assistente e responsabile della comunicazione, Veronica Rigoni. E che possa essere stata coinvolta «perché attraverso di lei si arrivava a me».
I GIOVANI (E PERCHÉ LA LEGA CI HA RIMESSO UN POSTO IN UN CDA)
Ritornano più spesso nel libro come gli interlocutori a cui Occhiuto vuole parlare e per i quali vuole proporre misure. Una è la no tax area anagrafica: Irpef azzerato fino a 30 o 35 anni. E poi ce n’è un’altra, che richiede però di riscrivere il sistema retributivo italiano: aumenti stipendiali non per anzianità, ma per risultati e innovazione prodotti.
Occhiuto racconta d’averci provato in Regione. Gli uffici gli hanno detto che non si poteva fare. «Lo trovavo assurdo» scrive Occhiuto. Quella delusione la scontò Francesco Saccomanno, l’avvocato leghista che sedeva, per conto della Regione, nel CdA della Stretto di Messina. Perché la Lega, racconta Occhiuto, lo contattò proprio in quel momento per chiedergli se voleva riconfermarlo. Occhiuto prese tempo, chiamò il rettore dell’Unical, si fece segnalare quattro o cinque brillanti dottorandi. Li incontrò, scelse il 27enne Marco Stasi, che all’Unical era stato anche senatore accademico (veniva da Rdu, l’associazione universitaria di destra). «Avevo abbassato l’età media dell’organo – scrive Occhiuto – e, devo ammetterlo, fatto arrabbiare la Lega».
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