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Legge sulle fusioni tra comuni: i tecnici frenano. L’area legislativa suggerisce un’abrogazione parziale e non totale della norma. La minoranza insiste sulle audizioni dei sindaci.
Anche l’area legislativa di Palazzo Campanella ha qualche dubbio sulla proposta d’abrogazione della legge 15 del 2006 che disciplina le fusioni tra Comuni. Il testo, depositato dai capigruppo di maggioranza, cancella la norma perché, dicono i proponenti, ormai superata dalla normativa nazionale. La ragione principale, però, è contabile: la norma del 2006 prevedeva dei contributi regionali per i Comuni nati da processi di fusione. Una forma di incentivo che però non viene finanziata dal 2013: esiste quindi una norma che stabilisce un ‘diritto’ – e Corigliano Rossano anche di recente lo ha rivendicato – ma nei fatti non ci sono le risorse per garantirlo. La legge 15, però, non disciplina solo gli incentivi o le fusioni o unioni di Comuni per le quali «esiste una disciplina statale completa e autosufficiente» ma – segnala l’area legislativa nella scheda di analisi tecnico-normativa – norma altre forme associative, come i comprensori comunali, le associazioni tra comuni e il sistema di programmazione regionale del riordino territoriale, «che non trovano una regolamentazione altrettanto dettagliata nell’ordinamento nazionale».
LEGGE SULLE FUSIONI TRA COMUNI: L’OPPOSIZIONE CHIEDE DI FRENARE E ASCOLTARE I TERRITORI
Si rischia, quindi, un vuoto normativo e il suggerimento dei tecnici di Palazzo Campanella è di abrogare la legge parzialmente. L’invito a frenare arriva anche dall’opposizione. «Prima di procedere con l’abrogazione della legge 15 del 2006 occorre ascoltare i territori e valutare con attenzione tutte le conseguenze che una soppressione integrale della normativa potrebbe determinare» hanno ribadito ieri in Commissione Affari istituzionali Enzo Bruno (Tridico presidente) e Giuseppe Ranuccio (Pd).
«La mancata applicazione di una norma non può diventare, di per sé, la ragione per eliminarla. Se l’obiettivo è davvero quello di sostenere le fusioni, rafforzare i piccoli Comuni e favorire la gestione associata dei servizi, la strada non può essere quella di cancellare indiscriminatamente gli strumenti esistenti» hanno insistito, richiamando le osservazioni dell’area legislativa. Bruno e Ranuccio, oltre all’audizione già prevista del sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi, hanno chiesto che venga ascoltata in Commissione anche la sindaca di Casali del Manco, Francesca Pisani, altro Comune nato da fusione.
IL DIBATTITO IN COMMISSIONE TRA RETICENZE E APERTURE
«Non vedo la necessità di procedere all’audizione dei sindaci dei Comuni interessati dal progetto di fusione – ha commentato il presidente della commissione Orlandino Greco – Non ritengo peraltro che abbiano titolo a beneficiare dei contributi previsti dalla normativa in materia di fusioni, visto il consistente lasso di tempo trascorso dalla costituzione dei nuovi enti. Valuteremo la richiesta di procedere ad audizioni».
Tra i consiglieri di maggioranza, Riccardo Rosa (Noi Moderati) si è dichiarato a favore della totale abrogazione della legge. «Strumentali le rivendicazioni del sindaco di Corigliano-Rossano» ha detto. Più conciliante Luciana De Francesco (FdI). Ha condiviso la richiesta di audizioni e ha aperto a una revisione parziale della legge, per preservarne gli aspetti «ancora funzionali».
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