La Cittadella regionale
3 minuti per la letturaIl presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto ha indetto per il 29 novembre il referendum sulla modifica dello Statuto che ha introdotto i sottosegretari. La Regione confida però in una decisione favorevole del Tar, che annulli il voto. Stanziate anche le risorse necessarie: 7 milioni di euro
Il referendum sulla modifica dello Statuto della Regione Calabria, che ha introdotto i sottosegretari e portato a nove i componenti della Giunta, si terrà domenica 29 novembre 2026. Il presidente della Regione Roberto Occhiuto ha firmato ieri il decreto con cui indice formalmente la consultazione richiesta dai consiglieri di minoranza. Alle urne saranno chiamati gli elettori di tutti i Comuni della Calabria.
Il provvedimento arriva dopo che l’Ufficio centrale regionale per il referendum, istituito presso la Corte d’Appello di Catanzaro, aveva dichiarato ammissibile la richiesta di consultazione popolare depositata il 28 aprile scorso. La richiesta era stata presentata da sette consiglieri regionali e l’Ufficio centrale, con provvedimento del 2 luglio, aveva ordinato al segretario generale del Consiglio regionale di avviare l’iter per il referendum.
La speranza della Cittadella, però, è che al voto non s’arrivi e che il contenzioso, aperto ora davanti al Tar, dia ragione al centrodestra regionale: sulle modifiche parziali di Statuto, come quella che ha introdotto i sottosegretari, il referendum non s’ha da fare – dice la maggioranza – perché la legge regionale non lo prevede.
REFERENDUM INDETTO, MA SI SPERA DI VINCERE PRIMA IL RICORSO
La consultazione viene quindi indetta per novembre «nelle more – si legge nel decreto di Occhiuto – della decisione dell’autorità giudiziaria». Il primo round davanti al Tar di Catanzaro non ha sorriso alla Regione, che si è vista respingere la richiesta di sospensiva in via d’urgenza. La materia è troppo complessa, spiegava il presidente del Tribunale amministrativo calabrese nel suo decreto, per poter essere decisa con provvedimento monocratico. Tutto rinviato quindi alla camera di consiglio del 2 settembre. Tanto più, argomentava il magistrato, che non si intravedevano ragioni d’urgenza.
La norma impone al presidente della Regione di indire il referendum entro 15 giorni dalla pubblicazione sul Burc del verbale che attesta la regolarità della richiesta (passaggio che si è consumato lo scorso 29 luglio) e prevede che il voto possa tenersi in una domenica compresa tra il sessantesimo e il centoventesimo giorno successivo all’emanazione del decreto stesso. C’è tutto il tempo, insomma, di aspettare la decisione del Tar, prima dell’apertura delle urne.
ACCANTONATE LE RISORSE NECESSARIE PER IL REFERENDUM: 7 MILIONI
Il decreto firmato da Occhiuto precisa quindi che l’indizione avviene fatti salvi gli effetti dei successivi pronunciamenti dell’autorità giudiziaria. In altre parole, la macchina referendaria viene avviata e viene fissata la data del voto, ma resta aperta la partita giudiziaria sulla consultazione. La Regione ha anche stanziato le risorse necessarie per il voto. L’assestamento di bilancio, da poco licenziato dalla Giunta, ha accantonato 7 milioni di euro, presi dall’avanzo 2025, per far fronte ai costi del referendum: 2 milioni per le spese relative alle consultazioni elettorali dell’ente e 5 milioni per coprire i costi che saranno affrontati dalle amministrazioni locali.
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