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Controlli in tre aziende della provincia. Scoperto anche un casolare fatiscente adibito a dormitorio dietro pagamento di un canone

REGGIO CALABRIA – Una persona è stata denunciata per riduzione in schiavitù e per aver adibito un casolare fatiscente a dormitorio imponendo il pagamento di un canone.

E’ quanto emerso al termine dell’ottava operazione di prevenzione e di contrasto al caporalato e al lavoro nero su impulso della Prefettura di Reggio Calabria. Durante l’operazione sono state controllate tre aziende nella zona di Rosarno, Candidoni e Taurianova e 36 persone tra migranti ed italiani. Durante i controlli, oltre alla denuncia, sono state anche elevate 3 sanzioni amministrative per violazione della normativa sulle assunzioni dei braccianti agricoli. Sulle aziende medesime sono in corso anche accertamenti da parte dell’Ispettorato del lavoro per valutare le posizioni dei titolari e dei dipendenti.

Nei controlli sono stati impegnati Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato, Polizia Provinciale, Ispettorato del Lavoro e Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria. L’operazione ha riguardato i territori in cui maggiore e la presenza di cittadini stranieri ed in particolare Gioia Tauro, Rosarno, San Ferdinando, Melicucco, Serrata, Candidoni, Rizziconi, Varapodio, Taurianova.

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