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L’incontro a Vibo Valentia, coordinato dal direttore Massimo Razzi, alla ricerca di soluzioni per la sanità calabrese, promosso dal movimento “Liberamente progressisti”


VIBO – «In Calabria i diritti costituzionali alla salute sono stati calpestati sulla logica di bilancio, sulla logica dei piani di rientro, su un’impostazione politica che ormai predomina nel nostro Paese». Questo è un passaggio dell’intervento del consigliere regionale, Antonio Lo Schiavo al gremito incontro dal titolo “La sanità in codice rosso. Tra commissariamento e diritti negati: contronarrazione di un miracolo che non c’è” promosso dal movimento “Liberamente progressisti” guidato dallo stesso presidente del Gruppo misto a Palazzo Campanella.

L’iniziativa ha fatto seguito al Consiglio regionale dell’8 aprile che ha avuto come unico punto all’ordine del giorno il dibattito sulla sanità calabrese, con l’informativa in aula del presidente della Giunta regionale Roberto Occhiuto, nel corso del quale, il capogruppo del misto Lo Schiavo ha messo in evidenza le «tante criticità che ancora affliggono il sistema sanitario regionale a dispetto di un racconto da parte della maggioranza che celebra i “risultati senza precedenti” della gestione Occhiuto».

Il convegno, svoltosi ieri pomeriggio all’Hotel 501 di Vibo Valentia, è stato introdotto e condotto dal direttore de L’Altravoce – Il Quotidiano del Sud, Massimo Razzi, che ha subito voluto premettere che «non si tratta di uscire dal commissariamento o dal piano di rientro», ma di evitare, nel frattempo, casi drammatici come quello di Serafino Congi, morto a 48 anni dopo aver atteso l’ambulanza per tre ore, non si ripetano. «Dobbiamo riuscire a fare in modo – ha espresso Massimo Razzi – che da questo movimento nascono delle risposte e delle soluzioni, per non continuare a morire di sanità in Calabria». Al dibattito hanno partecipato esponenti del mondo della sanità e della politica, in un incontro che è stato un momento di dialogo e confronto, e al tempo stesso propositivo, per «denunciare le carenze ma anche per disegnare una prospettiva di reazione allo stato delle cose».

Dopo i saluti da parte del sindaco della città Enzo Romeo, del vicesindaco e medico Loredana Pilegi, del segretario regionale di Sinistra italiana Fernando Pignataro, del consigliere regionale del Partito democratico Raffaele Mammoliti e del consigliere comunale di Reggio Calabria, portavoce del movimento La Strada, Saverio Pazzano, sono intervenuti: Antonio Lo Schiavo, l’attivista per i diritti nella sanità, Marisa Valensise, il medico del 118 e referente provinciale Confsal Vibo Valentia, Alessia Piperno, il medico e scrittore Santo Gioffrè. Le conclusioni sono state affidate all’ex presidente della Regione, Mario Oliverio.

«Quando parliamo della sanità – ha asserito Lo Schiavo -, della drammaticità della situazione in questa regione, non possiamo non parlare di un ulteriore aspetto: del grande problema della massa debitoria sanitaria calabrese che produce interessi in un buco che non potrà essere mai ripianato perché solo gli interessi sul debito sanitario in Calabria sono di centinaia di milioni di euro. In questo quadro di incertezze, c’è chi ha denunciato pagamenti di fatture più volte. Noi abbiamo – ha proseguito – le grandi banche di affari che si chiamano BFF che comprano a prezzi scontati i crediti sanitari di questa regione».

Di questi aspetti ha parlato anche Santo Gioffrè, chiedendo «perché ancora si fanno transazioni per 100 milioni di euro e si pagano fatture del 1996, pagando una stessa fattura 4 volte, dicendo che: con la scusa della lotta alla ‘ndrangheta in Calabria possiamo fare quello che vogliamo». Per il medico scrittore «la Calabria è la prima regione in Europa a non avere un sistema sanitario pubblico, perché si ha il 44% di calabresi che si rivolgono al Nord per curarsi, un 30% che non si cura più, e circa un altro 30% si rivolge alle strutture private che in Calabria hanno superato, come capacità di risposta, il settore pubblico».

Inoltre, per Gioffrè non abbiamo Lea (Livelli essenziali di assistenza) e «non avremo più medici per la regione, ormai considerata una colonia, governata dalla Lega». Nelle conclusioni, Mario Oliverio ha indicato la necessità di «avere punti di riferimento e di alimentare una riflessione, un confronto, su un tema vitale come quello della sanità che i cittadini avvertono». L’ex presidente della Regione hai poi raccontato che a lui non gli è stata affidata la sanità da diversi governi con l’argomento che bisognava che il commissario alla sanità fosse diverso dal presidente della regione. «Falso – ha detto. A me non è stata affidata la sanità perché non mi sono mai reso disponibile ad operazioni che sacrificassero il pubblico per allargare la prateria privata».

Nei diversi interventi, c’è stato più volte l’invito a partecipare alla manifestazione del prossimo 10 maggio a Catanzaro, organizzata dal comitato “Sanità, Calabria alza la testa”. È stato un appello rivolto ad associazioni, movimenti, partiti politici e in particolare, a tutti i Sindaci calabresi nella loro qualità di «responsabili e custodi delle condizioni di salute dei cittadini delle comunità amministrate».

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