Il borgo durante Facimu Rota
5 minuti per la letturaIl borgo vibonese riscopre la bellezza della pazienza con i suoni arcaici: “Facimu Rota”, la festa a Motta Filocastro
L’appuntamento con “Facìmu Rota”, a Motta Filocastro, è per il prossimo 10 agosto. Per l’occasione il borgo vibonese si fa cerchio per unire generazioni diverse, riscoprendo la bellezza della pazienza e della condivisione attraverso i suoni arcaici del territorio. Cultura e tradizione sono due parole che risuonano scottanti e frequenti nelle nostre estati, protagoniste di moltissime feste che animano e rendono vivi i borghi della nostra regione, ognuna con la propria identità e la propria preziosa offerta di intrattenimento.
In questo panorama così ricco e variegato, l’Associazione Culturale Il Tocco APS e la comunità di Motta Filocastro offrono, per l’intera giornata del 10 agosto, una proposta sussurrata, intima e accogliente. Con “Facìmu Rota” non si tenta di offrire uno spettacolo preconfezionato da consumare velocemente, ma un’occasione per fermarsi, porsi qualche domanda e, perché no, farsi riempire di sani dubbi in un mondo che ci chiede di essere sempre incredibilmente sicuri di tutto.
Facìmu Rota è prima di tutto una festa culturale nel senso più profondo e umile del termine. Dietro questo evento c’è una comunità intera fatta di anziani, adulti e ragazzi che lavorano a stretto contatto giorno dopo giorno. Facìmu Rota è solo uno dei tanti momenti in cui la comunità di Motta Filocastro si esprime in modo autentico, portando alla luce la propria cultura intesa come insieme di saperi, abitudini quotidiane e scelta di stare insieme. Non si esaurisce nello spazio di una sera, ma rappresenta la punta dell’iceberg di un cammino condiviso che dura tutto l’anno.
TRADIZIONE E RICERCA, UN LAVORO LUNGO VENT’ANNI
Quella di Facìmu Rota è una proposta che parla di tradizione attraverso un lavoro di ricerca e ascolto iniziato ormai vent’anni fa. Al centro di questo percorso si colloca il recupero di strumenti arcaici e complessi, prima fra tutti la zampogna, della quale si intende custodire la ricchezza e la fragilità. Si tratta di uno strumento interamente vivo, che risente profondamente delle condizioni ambientali esterne come la temperatura e l’umidità dell’aria. Suonarlo richiede una dote oggi rara: la pazienza. Spesso, infatti, il tempo necessario ad accordarlo è molto più lungo del tempo della suonata stessa. È un invito gentile a rallentare, a rispettare i tempi naturali delle cose e a mettersi in ascolto dell’ambiente circostante.
Questa stessa cura e questa attitudine all’ascolto si riflettono direttamente nello spazio della “Rota” (il cerchio della danza), dove il suono e il ballo si fondono per dare vita a una vera e propria forma di partecipazione sociale. Qui non esistono barriere o piedistalli: la festa si costruisce insieme, attraverso una fitta rete di sguardi, sorrisi, gesti e parole tra chi suona, chi balla al centro e chi, lungo il perimetro, attende il proprio momento. Non importa se e quando quel momento arriverà: chi è nel cerchio è già parte integrante del rito, sta già accogliendo e donando la propria energia al gruppo. È un invito aperto a tutti coloro che desiderano non solo guardare, ma sentirsi parte di una comunità, anche solo per un giorno.
IL PROGRAMMA
“La giornata di lunedì 10 agosto – fanno sapere gli organizzatori – si svilupperà come un cammino graduale che accompagnerà i visitatori dentro la vita del borgo”. Si comincerà fin dal mattino (ore 09:00) con la dimensione dell’ascolto e dell’apprendimento: piazza Vittorio Emanuele III ospiterà il laboratorio “Primi Passi“, curato dall’Associazione Zampognari di Cardeto, pensato per accostarsi ai suoni e alle danze tradizionali. Un percorso che troverà il suo momento più intimo nel pranzo condiviso delle 13:00, dove artisti, organizzatori, tecnici e partecipanti siederanno alla stessa tavola in Corso Pietro Lazzaro.
Il pomeriggio sarà dedicato alla trasmissione dei saperi e ai più piccoli. Mentre in piazza si terrà il seminario sugli strumenti tradizionali – impreziosito dalla presentazione del libro “Nella mente della Zampogna” del ricercatore Sergio Di Giorgio –, via Principessa Maria si trasformerà in un’area protetta per bambini e ragazzi. Qui, attraverso laboratori continui, i più giovani impareranno a costruire i tradizionali burattini dei Giganti (Mata e Grifone) con materiali di riciclo (a cura di Victoria Hernandez Acuna Fujiwara e Raffaele Filardo) e a realizzare piccoli strumenti musicali (a cura di Andrea Bressi e Christian Ferlaino), prima di assistere allo spettacolo teatrale “Zampalesta u Cane Tempesta” di Angelo Gallo.
Dall’imbrunire e fino a tarda sera
All’imbrunire il borgo si accenderà di profumi e convivialità. Prenderà infatti vita il percorso degli stand gastronomici, distribuiti accuratamente lungo i suggestivi vicoli del centro storico. Sarà un’occasione per passeggiare lentamente e riscoprire i sapori più autentici e i piatti più genuini della tradizione culinaria dell’area del Poro, trasformando il momento della cena in un rito di condivisione spontanea a cielo aperto.
La sera sarà infine il momento della “Rota” e della festa. A partire dalle 21:15 la piazza si farà cerchio, animata dai suonatori dell’associazione, dai membri dell’Associazione Zampognari di Cardeto e dai suonatori provenienti da Palizzi e Sorianello, riunendo così in un unico flusso di energia espressioni e stili diversi di varie zone della Calabria. Subito dopo, i canti itineranti d’amore e di sdegno del gruppo Giamberiani guideranno i passi dei visitatori tra i vicoli del borgo, preparando la scena per il gran finale: il concerto di musica popolare dei Parafonè, che chiuderà in festa questa tredicesima edizione. Un’esperienza collettiva di questa portata è possibile solo grazie all’unione di tante forze che credono nella tutela del territorio. Ambrogio Scaramozzino
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