Stefano Vicari
4 minuti per la letturaAdolescenti killer, quel confine sottile tra virtuale e realtà. Psichiatri a congresso: in un anno raddoppiati gli omicidi.
Gli esperti della Società italiana di psichiatria e psicopatologia forense (Sippf) lanciano l’allarme: nel giro di un solo anno il numero di omicidi commessi da minorenni in Italia è più che raddoppiato. Si è passati dal 4% del 2023 all’11,8% nel 2024, secondo le cifre snocciolate dalla Criminalpol: 14 gli omicidi commessi da minori nel 2023 su 340 totali, diventati 35 nel 2024 (su 319 totali). Un aumento inquietante di oltre il 150% in valore assoluto, nonostante il calo complessivo del numero di delitti nel nostro Paese.
L’ALLARME DEGLI PSICHIATRI
Ma attenzione a «non associare sempre e comunque il crimine ai problemi di salute mentale», avverte il professor Stefano Vicari, primario del reparto di neuropsichiatria del Bambin Gesù e professore ordinario alla Cattolica. «Non si può liquidare il fenomeno dell’aumento dei delitti semplicemente ai problemi psicologici – sottolinea il neuroscienziato – perché la capacità di commettere reati tra chi soffre di disturbi mentali e chi non ne è affetto è paragonabile». Piuttosto, rileva Vicari, bisognerebbe «concentrarsi sugli aspetti educativi che caratterizzano il rapporto con gli adolescenti. Facciamo fatica a educare i ragazzi al valore delle emozioni, i giovani fanno fatica a capire cosa sono loro, a capire la paura e a leggerla negli occhi degli altri».
VICARI, LA DIFFICILE GESTIONE DELLA FRUSTRAZIONE
Quello che il filosofo e psicanalista Umberto Galimberti chiama nichilismo emotivo? «Già, la difficoltà giovanile è nella gestione della frustrazione – argomenta il primario del Bambin Gesù – e nel riconoscere il giusto valore emotivo. Ecco perché non è medicalizzando i fenomeni criminali che arriviamo alla soluzione del problema, anzi li giustifichiamo. Così si rischia che il disagio psicologico diventi la copertura di un’assenza educativa».
I DATI SULLA CRIMINALITÀ MINORILE
I dati sulla criminalità minorile sviscerati da Sippf irrompono nella cronaca mentre la serie Adolescence scatena il dibattito sul rapporto tra genitori e figli. Nel suo recente libro uscito a marzo ed edito da Feltrinelli “Adolescenti interrotti”, il neuropsichiatra denuncia da osservatore privilegiato la tragica emergenza. Gli accessi al pronto soccorso ci parlano di una generazione che, come mai in passato e già prima del Covid, sta manifestando un grave malessere psichico che spesso non si supera con l’età, ma anzi rischia di esacerbarsi e cronicizzarsi, degenerando in vere e proprie malattie psichiatriche, che fanno la differenza tra vite aperte al futuro e vite “interrotte”. Dagli psichiatri forensi arriva l’allarme di una crisi su più fronti: l’abuso di sostanze, i disturbi psichiatrici in esordio, il disagio legato a contesti migratori.
L’IPERCONNESSIONE
Le dipendenze stanno giocando un ruolo significativo nel comportamento già dalle scuole medie – spiega il neuropsichiatra – dove c’è il primo incontro tra bambini e sostanze. Ma la dipendenza più allarmante è quella dagli strumenti elettronici: iperconnessione a tablet e cellulari e l’ossessione social creano gravi disturbi del sonno, scatenando aggressività nei giovani. In più gioca un ruolo la spettacolarizzazione della violenza con i video che invadono la rete e che sono alla base di molti disturbi. Secondo la Sippf, ci troviamo di fronte a una crisi sistemica su cui è assolutamente necessario un intervento delle istituzioni. Mancano progettualità, visione, finanziamenti e strutture adeguate. Ad oggi, è il grido d’allarme, «non abbiamo strumenti sufficientemente adeguati ad intercettare il disagio giovanile».
PSICHIATRI, SERVIZI SOTTOFINANZIATI
La psichiatria e la neuropsichiatria infantile sono da molti anni sottofinanziate, la psichiatria per adulti non si occupa dei minori, e i Dipartimenti di Salute mentale restano troppo frammentati. «Se la situazione è critica per i pazienti in età adulta – afferma Vicari – per quelli in età evolutiva diventa davvero drammatica. In ogni provincia c’è almeno un SPDC, ossia un Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura per gli adulti. Non è così per i bambini e ragazzi. Ci sono intere regioni che non hanno servizi di emergenza dedicati all’età evolutiva. Così, se un giovane paziente di Teramo o Perugia ha bisogno di cure urgenti deve venire a Roma: per l’acuzie psichiatrica i servizi sono ridotti all’osso. Basti pensare che sono solo 140 in tutta Italia i posti letto per i giovani pazienti».
PSICHIATRI, AREE DEL PAESE SENZA SERVIZI
La conseguenza è che in molte aree del nostro Paese gli adolescenti con problemi, dalla ragazzina che compie atti di autolesionismo al 14enne che manifesta un esordio psicotico, vengono ricoverati o in pediatria o in strutture di servizio pensate per adulti, magari accanto al 40enne schizofrenico.
«Una realtà che denuncio da anni – ribadisce Vicari – e che racconto anche in “Adolescenti interrotti”. Ma dall’altra parte il silenzio è assordante. Ci sono proposte di legge in Parlamento che ruotano attorno alla salute mentale ma che non parlano dei minori e, alla fine, non c’è nessuna forma di attenzione per questa grave emergenza che dal 2010 ad oggi ha avuto una inquietante escalation».
DIPENDENZA DAI SOCIAL
Sono le cifre date dal neuroscienziato a parlare, prendendo in esame la pericolosa dipendenza dei social unita agli effetti del Covid: già nel 2011 il fenomeno era in crescita, un anno dopo il lancio sul mercato dell’IPhone 4 con la telecamera. Allora erano 230 l’anno le consulenze psichiatriche per i minori, nel 2019 erano diventate mille (i costi dei cellulari erano diventati più abbordabili), e ora sono schizzate ad oltre 1800.
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